Mercoledì 12 Giugno 2024

Governo compatto dopo le elezioni, avanti col premierato: spiragli sulla giustizia. Rebus autonomia

Dubbi sulla riforma voluta dalla Lega: pesa l’esito del voto al Sud. La premier Meloni si confronterà con gli alleati per stabilire le priorità

Roma, 11 giugno 2024 – Avanti tutta sulle riforme. Però possibilmente con juicio, con giudizio. Il risultato delle elezioni è tanto più soddisfacente per la premier in quanto blinda la maggioranza come spiega Antonio Tajani: "Siamo partiti diversi, ognuno ha preso voti nel suo campo". Situazione ideale ma per cementare davvero la coalizione e legare al suo carro gli alleati a filo doppio servono le riforme. Chiusi i seggi, raccolta qualche ulteriore soddisfazione (FdI con il 41,3% è il primo partito a Capalbio, il buen retiro della sinistra radical chic) si può correre. Oggi al Senato riprende la marcia del premierato, e senza più le urne di mezzo, il traguardo sarebbe fissato per il 18: possibile che l’okay slitti di qualche giorno, anche perché c’è il solito ingorgo-decreti a ridosso della pausa estiva. La riforma della giustizia non è ancora salpata, ma con Forza Italia galvanizzata dovrebbe arrivare presto a Montecitorio.

Quando? Prima di luglio. Sempre oggi dovrebbe prendere la rincorsa alla Camera l’Autonomia differenziata, ma proprio qui interviene l’esigenza di procedere con saggezza. Quella che ha creato più problemi nelle urne è certamente la creatura del ministro Roberto Calderoli. Nel Sud il Pd è il primo partito: è la circoscrizione dove le cose per la destra sono andate meno bene e nessuno dubita sui motivi della frenata.

Elly Schlein, del resto, vede il fianco esposto e affonda la lama; ieri ha martellato sul "messaggio chiaro che arriva dal voto nel Meridione: la destra si deve fermare sull’Autonomia differenziata". Oggi la segretaria Pd riunisce i parlamentari per stabilire la strategia migliore da seguire per creare il massimo del disagio agli avversari sulle riforme. Con i ballottaggi dietro l’angolo, è facile immaginare che il partito – seguito dal resto dell’opposizione – brandirà l’Autonomia come una clava contro la maggioranza.

E dunque: converrà andare avanti o sarebbe più opportuno frenare e rivedere qualcosa? Il dubbio Giorgia Meloni non l’ha ancora sciolto. Gli argomenti a favore del colpo di freni sono evidenti: accelerare il voto sull’Autonomia garantirebbe ulteriore spazi nel Sud al Pd ma anche a M5s. Per mantenere "l’orchestra in armonia", come ha definito la sua squadra, è intenzionata a confrontarsi con gli alleati e decidere con loro le priorità.

D’altra parte, non le sfugge d’aver evitato per un soffio, anzi per lo 0,1%, un guaio grosso con la Lega. Se oltre ad essere superato da Tajani e scomunicato nonché tradito da Bossi, Salvini avesse mancato l’obiettivo di prendere "anche un solo voto più del 2022" il Carroccio sarebbe entrato in fibrillazione con il rischio forte di trasformarsi in elemento ingovernabile, incontrollabile e destabilizzante. Quello 0,1% salva la situazione ma non è certo solido come la rocca di Gibilterra. Insomma, se Salvini si impunterà la premier, almeno per ora, è orientata a sfidare il rischio di impopolarità nel Sud e procedere lo stesso.