Dario Franceschini e Matteo Renzi
Dario Franceschini e Matteo Renzi

Roma, 22 luglio 2019 - Il governo gialloverde balla? Ecco pronta una maggioranza alternativa, quella tra Movimento 5 Stelle e Pd. Fantapolitica? Stando all’intervista rilasciata al Corriere della sera da Dario Franceschini, ex ministro della Cultura, no. "È un errore mettere grillini e leghisti sullo stesso piano – spiega l’ex ministro dem – la strategia del pop corn ha portato il Carroccio in un anno al 35 per cento". Frasi chiare dagli effetti dirompenti: Pd spaccato, Matteo Renzi (e renziani) infuriati e risposta negativa urbi et orbi a stretto giro di Luigi Di Maio. Il capo grillino - che vede malissimo l’idea di un’alleanza alternativa a quella con la Lega perché, così facendo, metterebbe in difficoltà la sua stessa leadership - replica via Facebook il suo 'niet'. "Noi siamo orgogliosamente diversi dal Pd e non vogliamo avere nulla a che fare con un partito che, invece, di supportare la nostra battaglia di civiltà nei confronti dei cittadini ha saputo criticare il reddito di cittadinanza e oggi sta facendo le barricate contro il salario minimo".  

Ancora più virulenta, se vogliamo, la replica dei renziani – da Anna Ascani a Sandro Gozi, da Simona Malpezzi e Ivan Scalfarotto – e dello stesso Renzi che attacca Franceschini: "‘Insieme possiamo difendere certi valori’ dice Dario dei grillini. Insieme a loro, ok. Ma #senzadime, sia chiaro. Perché io non vedo valori comuni con chi ha governato in questo anno". E punge, velenoso: "Chi, come Franceschini, ha perso nel proprio collegio e poi consegnato la propria città alla destra dopo settant’anni, forse potrebbe avere più rispetto per chi il collegio lo ha vinto e continua a governare i propri territori. A meno che non si voglia dire che anche a Ferrara ‘è colpa di Renzi’". "Un'analisi raffinata...", replica ironico Franceschini. 

Intanto l'ex premier viene raggiunto dal coro degli altri ‘renziani’  che allargano il fronte #senzadime lanciato dall’ex premier per dire no a un’intesa dem-grillini. Si unisce al coro anche Carlo Calenda, neoparlamentare europeo, che prima delle Europee aveva minacciato di mollare il Pd in caso di asse coi pentastellati: "Continuiamo a farci del male. Mi raccomando". E lancia (via Facebook) una serie di suggerimenti al Pd: 1) smentire la ricerca di un accordo; 2) programma alternativo; 3) comitato di coordinamento politico /Renzi, Gentiloni, Zingaretti) per evitare di andare in ordine sparso; 4) costruzione di un fronte democratico per fine settembre; 5) primarie di coalizione. 

Insomma, un polverone. Che costringe il segretario Pd Nicola Zingaretti a replicare:  "Nessun governo con il M5s è alle porte e nessun governo con il M5s è l’obiettivo del Pd. Questo anche Franceschini lo dice in modo chiarissimo". 
Peccato che, ormai, la frittata sia fatta. E Davide Faraone, in polemica dopo l’annullamento da parte della commissione nazionale di garanzia dei dem della sua elezione a segretario del Pd Sicilia, attacca: "Vogliono epurare i renziani". E annuncia: "Se il Pd dovesse andare in questa direzione  è inevitabile una nuova forza politica".