Matteo Salvini e Giuseppe Conte (ImagoE)
Matteo Salvini e Giuseppe Conte (ImagoE)

Roma, 15 luglio 2019 - Tutti dicono di volerla, ma la forma che prenderà la flat tax per famiglie 2020 è, ad oggi, un rebus. Che mette, da un lato, a dura prova la tenuta del governo, con leghisti e grillini l'un l'altro armati ("Se non si fa la flat tax - ha attaccato il ministro del Carroccio, Gian Marco Centinaio -, stop al reddito di cittadinanza") e un Conte che non ha preso bene la fuga in avanti di Matteo Salvini con le parti sociali. E, dall'altro, preoccupa il Tesoro che sa bene di avere addosso gli occhi di Bruxelles, e quindi di avere dei margini di manovra limitati, se non si vuole ricadere dentro lo psicodramma della procedura di infrazione da parte dei commissari europei. 

La proposta della Lega

Stamattina l'ex sottosegretario Armando Siri ha illustrato la proposta del Carroccio. Confermando, più o meno, l'impianto ipotizzato alcuni giorni fa dal sottosegretario Massimo Bitonci. Ovvero: aliquota unica al 15% fino a 55mila euro di reddito famigliare. Un'unica deduzione fiscale assorbirà tutte le detrazioni. "Ci saranno benefici - ha spiegato Siri a sindacati e imprenditori - per 20 milioni di famiglie e 40 milioni di contribuenti. E risparmi annui di 3.500 euro per una famiglia monoreddito con un figlio".

Ma chi ci guadagna di più? La fascia alta dello scaglione - diciamo fra i 35mila e i 55mila euro - avrebbe sicuramente il beneficio maggiore, tenendo conto che l'aliquota attuale viaggia attorno al 24% (poi ci sono da considerare le detrazioni che sparirebbero). Il costo di un taglio Irpef del genere sarebbe di almeno 12-13 miliardi (Salvini inizialmente parlò di 15). Una bella botta per i conti pubblici, perché come si sa nel 2020 ci sarà da sterilizzare le clausole di salvaguardia per gli aumenti Iva (23 miliardi), la conferma del reddito di cittadinanza e l'eventuale reddito minimo, due misure simbolo dei 5 Stelle. 

L'ipotesi Flat tax incrementale

Nei giorni scorsi, però, sul Corriere della Sera è uscita anche un'altra proposta. Che, secondo alcuni osservatori, potrebbe rappresentare un primo step per il 2020, un punto di caduta tra Lega e 5 Stelle, e un rinvio al 2021 del taglio più pesante. Si è parlato, infatti, della flat tax incrementale: ovvero il prossimo anno il taglio dell'Irpef al 15% dovrebbe essere effettuato solo per i redditi in più percepiti dal lavoratore. Tra gli esempi, se un contribuente ha guadagnato nel 2019 35mila euro e va a percepirne 45mila nel 2020, risparmierebbe circa 2.600 euro. Da un lato, un'operazione di questo tipo avrebbe il vantaggio di incentivare l'uscita dal 'nero' e la produttività e peserebbe molto meno sul bilancio (si è ipotizzato 3 miliardi), accontentando il ministro Tria. Ma, ovviamente, avrebbe un impatto limitato sui lavoratori dipendenti che, da un anno all'altro, difficilmente hanno differenze di reddito così alte. La flat tax sui redditi tout court scatterebbe poi dal 2021. Si tratta di una storica proposta di Fratelli d'Italia: infatti Giorgia Meloni, l'altro giorno, ha rivendicato la primogenitura di questo meccanismo. Basterà a riportare la pace tra alleati di maggioranza?