Lunedì 27 Maggio 2024
BRUNO MIRANTE
Politica

Elezioni, il campo largo adesso vira a destra. Renzi e Calenda sempre più lontani dal Pd

Non solo europee, ma anche comunali e regionali. Sia Azione che Italia Viva puntano ad attrarre l’elettorato degli scontenti, dai riformisti del Pd ai moderati di Forza Italia e della Lega.

Carlo Calenda e Matteo Renzi (ImagoE / ItalyPhotoPress)

Carlo Calenda e Matteo Renzi (ImagoE / ItalyPhotoPress)

Roma, 6 maggio 2024 – Il cosiddetto campo largo del centrosinistra non è più la loro casa da tempo. Almeno da quando alla guida del Pd c’è Elly Schlein. Tuttavia, la virata di Azione e Italia viva verso le intese sui territori con i partiti di governo – con le dovute eccezioni da regione a regione – sta mutando il quadro politico assumendo sempre più un ruolo decisivo quando si è chiamati all’appuntamento con le urne. Da qui a poco Renzi e Calenda si scontreranno senza esclusione di colpi per le europee. La scelta dell’ex ministro dello sviluppo economico di non aderire alla coalizione degli “Stati Uniti d’Europa”, porterà ad un confronto duro favorito da un sistema elettorale proporzionale che si traduce in una vera e propria conta tra tutti i partiti. Entrambi puntano ad attrarre l’elettorato degli scontenti, dai riformisti del Pd ai moderati di Forza Italia e della Lega. Ma guardando ai territori, la definizione di campo largo appare attribuibile più al centrodestra che al centrosinistra.

Già alle regionali in Sardegna la coppia Renzi-Calenda ha messo a rischio la vittoria di Alessandra Todde, giunta al fotofinish, incassando con Renato Soru oltre l’8 per cento. Da quanto si apprende alle amministrative di Cagliari Azione sosterrà la leghista Alessandra Zedda – ex vicepresidente regionale – contro il candidato del campo largo Massimo Zedda. Non va meglio per il centrosinistra in Puglia e in particolare a Bari dove il candidato del centrodestra, il leghista Fabio Romito, ha lanciato un appello a Renzi per farlo desistere dal sostenere il “comunista” candidato civico del centrosinistra Michele Laforgia. “Italia Viva è un partito moderato, non capisco cosa ci faccia accanto al partito comunista o al simbolo del M5S”, ha dichiarato il leghista. L’assist a Renzi verso la destra sarebbe stato offerto dallo stesso Laforgia che recentemente ha firmato per il referendum contro una riforma simbolo del renzismo, il Jobs Act. Alla fine il partito dell'ex sindaco di Firenze ha deciso che non presenterà una lista con il proprio simbolo. Almeno ufficialmente, dunque, Iv non sarà della partita.

L'obiettivo dei dirigenti nazionali e regionali è quello di investire tutte le energie sul sostegno agli Stati Uniti d'Europa e su un altra vicenda destinata ad avere ripercussioni nei rapporti tra Renzi e il Pd: la mozione di sfiducia al presidente della giunta regionale Michele Emiliano. “Ritengo Michele Emiliano uno dei peggiori Governatori di questo Paese, non per le indagini che riguardano i suoi più stretti collaboratori: io non sono giustizialista come lo è stato contro di me. Domani si vota la mozione di sfiducia a Emiliano: noi di Italia Viva voteremo coerentemente a favore per sfiduciare il governatore pugliese”, ha annunciato il leader Matteo Renzi. I consiglieri regionali di Italia Viva, dunque, voteranno la mozione di sfiducia presentata dal centrodestra contro l'esponente Pd.

Un altro dei laboratori del campo largo di centrodestra è la Basilicata. Alle regionali renziani e calendiani sono stati quasi determinanti per la riconferma del forzista Vito Bardi, mentre alle comunali di Potenza i due leader sarebbero orientati verso il sostegno al sindaco uscente Mario Guarente, leghista. Infine il Piemonte dove Azione si schiera con il presidente uscente, Alberto Cirio di Forza Italia, mentre Renzi sosterrà la candidata del Pd, Gianna Pentenero. Salvo ripensamenti dell'ultima ora.