Barbara Manicardi
Barbara Manicardi

Modena, 25 novembre 2014 - GLI ELETTORI, questa volta, non hanno retto il gioco al Pd. Proprio no. Questa volta, finalmente, si sono ribellati a quelle stucchevoli e anacronistiche logiche di partito dure da debellare anche in epoca renziana e hanno rimandato al mittente ciò che il partitone ha tentato di imporre. Nella rosa dei candidati al consiglio regionale ‘firmata’ Bursi-Sirotti, i (pochi) cittadini che sono andati alle urne hanno scelto merito e novità, lasciando a casa l’apparato di un centrosinistra che perde per strada una quantità di voti da far rabbrividire i ‘vecchi saggi’ dello zoccolo duro. Il neo presidente Stefano Bonaccini deve fare i conti anche con questo colpo di scena e non solo con l’astensionismo record. Dilaga la pretesa di rinnovamento (vero), quello che, peraltro, lui stesso ha assicurato. Ecco, è il momento di dimostrare che la classe politica mantiene le promesse. Serve, presidente, il coraggio di percorrere una nuova strada e di svoltare davvero, abbandonando le antiche logiche di appartenenza e di fedeltà per mettere in pratica un cambio radicale di rotta. A cominciare dai futuri assessori che Bonaccini sceglierà. Non basta cambiare «quasi tutto», bisogna proprio cambiare tutto. Non può ora il neo presidente farsi tirare per la giacchetta e se qualche promessa è stata fatta, davanti a quanto accaduto domenica, è meglio riflettere bene prima di mantenerla. Visto che è per il bene del partitone e dell’Emilia Romagna, tutti capiranno, ne siamo sicuri. Se quel rinnovamento sarà parziale, questa legislatura partirà già (ulteriormente) azzoppata. Se svolta deve essere, che lo sia davvero, senza tentennamenti, senza ombre e con qualche legittimo ripensamento.