Discorso di Mattarella di fine anno: cari ragazzi, il vero amore non è possesso ma dono e gratuità

Le riflessioni su guerra, lavoro e intelligenza artificiale: “Resti umana”. Il grazie a papa Francesco. La telefonata e l’apprezzamento della premier Meloni e il plauso di tutte le forze politiche

Roma, 31 dicembre 2023 - Un discorso di 17 minuti, iniziato camminando. Un invito a non lasciarsi vincere dall’indifferenza. Il messaggio di fine anno di Mattarella ha fatto leva anche sul sentimento dell’unità, che è la forza della Repubblica. “Possiamo dare tutti qualcosa alla nostra Italia”, ha detto il capo dello Stato parlando agli italiani.

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Nona volta quest’anno, il 75’ discorso per un presidente della Repubblica.

E hanno bucato lo schermo quelle parole rivolte ai giovani e pronunciate con la delicatezza di un padre, “cari ragazzi l’amore non è possesso. L’amore, quello vero, è rispetto e dono gratuito”.

A questo link il discorso integrale del capo dello Stato

Mattarella e il discorso di fine anno

Alle 20:30 in punto su tutte le principali reti tv, il capo dello Stato si  è affacciato nelle case degli italiani riuniti per il Veglione per fare un bilancio del 2023 e un augurio per il 2024.

La guerra, in Ucraina e in Medio Oriente, è stato il punto di partenza. La guerra che genera odio e non nasce da sola. “Nasce da quel che c’è nell’animo degli uomini, dagli atteggiamenti di violenza e sopraffazione. Indispensabile fare spazio alla cultura della pace, il più urgente esercizio di realismo”.

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La violenza sulle donne, appello ai giovani

La violenza, è proseguita poi la riflessione del presidente, condiziona anche la vita quotidiana. “Penso a quella più odiosa sulle donne. Vorrei rivolgermi ai più giovani. Cari ragazzi, ve lo dico con parole semplici: l’amore non è egoismo, possesso, dominio, malinteso orgoglio. L’amore - quello vero - è ben più che rispetto: è dono, gratuità, sensibilità”. Altre forme di violenza sono quelle verbali. “Penso alla pessima tendenza di identificare avversari o addirittura nemici. Verso i quali praticare forme di aggressività. Anche attraverso le accuse più gravi e infondate. Spesso, travolgendo il confine che separa il vero dal falso. Queste modalità aggravano la difficoltà di occuparsi efficacemente dei problemi e delle emergenze che, cittadini e famiglie, devono affrontare, giorno per giorno, esorta il capo dello Stato rivolto a chi ha ruoli istituzionali, politiche e di governo. 

L’esercizio di democrazia

"Viviamo un passaggio epocale – ha ricordato il presidente -. Possiamo dare tutti qualcosa alla nostra Italia. Qualcosa di importante. Con i nostri valori. Con la solidarietà di cui siamo capaci. Con la partecipazione attiva alla vita civile. A partire dall'esercizio del diritto di voto. Per definire la strada da percorrere, è il voto libero che decide. Non rispondere a un sondaggio, o stare sui social. Perché la democrazia è fatta di esercizio di libertà". 

Il Papa, Cutro e Casal di Principe

Mattarella ha citato papa Francesco, che ha ringraziato “per il suo instancabile Magistero”. E ricordando i valori della nostra Repubblica, il presidente ha detto di averli visti testimoniati da tanti nostri concittadini,  “incontrati nella composta pietà della gente di Cutro”, “riconosciuti nella operosa solidarietà dei ragazzi di tutta Italia che, sui luoghi devastati dall’alluvione, spalavano il fango; e cantavano ‘Romagna mia’”. Li ha letti “negli occhi e nei sorrisi, dei ragazzi con autismo che lavorano con entusiasmo a Pizza aut. Promossa da un gruppo di sognatori. Che cambiano la realtà. O di quelli che lo fanno a Casal di Principe. Laddove i beni confiscati alla camorra sono diventati strumenti di riscatto civile, di impresa sociale, di diffusione della cultura. Tenendo viva la lezione di legalità di don Diana”.

Lavoro e sicurezza

giovani sono stati un altro filo conduttore del discorso di fine anno. Riflessione legata anche al lavoro. “Cittadini e famiglie devono affrontare, giorno per giorno, problemi e emergenze – ha sottolineato il presidente -. Il lavoro che manca. Pur in presenza di un significativo aumento dell’occupazione. Quello sottopagato. Quello, sovente, non in linea con le proprie aspettative e con gli studi seguiti. Il lavoro, a condizioni inique, e di scarsa sicurezza. Con tante, inammissibili, vittime. Le immani, differenze di retribuzione tra pochi super privilegiati e tanti che vivono nel disagio”, ha detto Mattarella.

E sull’intelligenza artificiale, “destinata a modificare profondamente le nostre abitudini”, una raccomandazione: “Dobbiamo fare in modo che questa rivoluzione resti umana”. 

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Il plauso di tutte le forze politiche

Condivisione biparstisan al messaggio di Mattarella. Dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni ai due vicepremier Matteo Salvini e Antonio Tajani, fino a tutti i leader delle opposizioni, è un coro di applausi per le parole del Capo dello Stato. Tra i primi a rivolgere al presidente Mattarella gli auguri per il 2024 è stata la premier Meloni, che ha chiamato il Capo dello Stato per esprimergli l’apprezzamento personale e dell’intero governo per il messaggio di fine anno rivolto al popolo italiano. “Un intervento di grande profondità e visione, in particolare nel cammino verso la pace e la fine dei conflitti”, è il giudizio di Meloni, che ha espresso “particolare gratitudine per la specifica attenzione prestata dal Capo dello Stato alle giovani generazioni, ai loro bisogni e alle loro aspettative”.

Il plauso delle opposizioni

Mattarella “ha riaffermato i valori e principi della Carta Costituzionale riuscendo a calarli nella contingenza politica, economica e sociale che il Paese e il pianeta stanno vivendo. Pace e giustizia sociale, per il progresso e l’affermazione della democrazia”, ha osservato la segretaria del Pd Elly Schlein. “Inequivocabile stimolo a cambiare le cose, a non rassegnarci. Non possiamo che accogliere l’appello a non abituarci all’orrore della guerra e a lavorare subito, urgentemente, per la pace”, ha commentato il leader M5s Giuseppe Conte. Matteo Renzi ha tenuto a ringraziare il Capo dello Stato, mentre Carlo Calenda ha spiegato di “condividere il richiamo all’unità nazionale”.