Le parole di Mattarella: "Basta con la violenza". Critiche anche a Israele. Invito al voto: è libertà

Il Capo dello Stato condanna le guerre: la pace non è astratto buonismo. "Mi rivolgo direttamente ai più giovani: l’amore non è egoismo, ma dono. L’intelligenza artificiale è un grande balzo, ma la rivoluzione resti umana"

Roma, 1 gennaio 2023 – Era inevitabile che un uomo di poche parole, ma ben misurate e calcolate, come Sergio Mattarella chiudesse un anno complesso come il 2023, per inaugurarne un altro, proprio scegliendo con cura le parole a cui ancorare speranze, prospettive, sfide. E così per 17 minuti e 49 secondi si è rivolto per la nona volta volta agli italiani: solo il primo discorso, nel 2015, durò di più, oltre 20 minuti.

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Pace, violenza, guerra 

Per la statistica, il presidente della Repubblica ha attinto a piene mani alla lingua italiana, facendo ricorso a ben 1.861 termini. Alcune parole spiccano più di altre. E così non è un caso che le preoccupazioni del presidente si siano concentrate su "pace" (pronunciata 11 volte), "violenza" (9), "guerra/guerre" (8). I fronti, dopo il 7 ottobre, sono ormai due, alle porte dell’Europa, cioè l’Ucraina e il Medio Oriente. Una condanna ferma di tutte le violenze, le devastazioni, le sopraffazioni, la Russia di Putin e i terroristi di Hamas. Senza dimenticare però "la reazione del governo israeliano, con un’azione militare che provoca anche migliaia di vittime civili e costringe, a Gaza, moltitudini di persone ad abbandonare le proprie case, respinti da tutti". La guerra "non nasce da sola, ma da quel che c’è nell’animo degli uomini". E per questo serve una "cultura della pace", pace che non è "astratto buonismo", né "neutralità", né "indifferenza".

Le donne e i giovani 

La violenza, ricorda il presidente, avviene "tra gli Stati, nella società, nelle strade, nelle scene di vita quotidiana". Ecco perché, oltre alle guerre e all’odio globali, ci sono altre forme orribili da condannare. "Penso a quella più odiosa sulle donne". "Donne", parola usata sei volte. Nell’anno della presa di coscienza collettiva sui femminicidi, il presidente si rivolge direttamente ai più giovani: "Cari ragazzi, ve lo dico con parole semplici: l’amore non è egoismo, dominio, malinteso orgoglio. L’amore – quello vero – è ben più che rispetto: è dono, gratuità, sensibilità". Parole semplici, ma forti, come quelle di un nonno ("si ha sempre bisogno della saggezza e dell’esperienza"). Una lezione, come quella che invita a condannare "la violenza verbale e le espressioni di denigrazione e di odio che si presentano, sovente, nella Rete".

Libertà e democrazia 

La negazione dell’odio è una pace che significa "vivere bene insieme", nel rispetto reciproco e "consapevoli che la libertà degli altri completa la nostra libertà". Il concetto di libertà ricorre sette volte, come un pilastro irrinunciabile del nostro modo di essere. Il massimo esercizio di libertà è la democrazia: "Per definire la strada da percorrere, è il voto libero che decide. Non rispondere a un sondaggio, o stare sui social". Parole che a pochi mesi dall’appuntamento con le elezioni Europee suonano come una sveglia molto rumorosa, benché il presidente scelga di non citare propriamente la parola "Europa" (se non quando parla delle guerre alle porte del Vecchio continente). Invitando tutti ad "ascoltare" – verbo usato cinque volte – Mattarella ribadisce che "la forza della Repubblica è la sua unità". Sono questi "i valori fondanti della nostra civiltà: solidarietà, libertà, uguaglianza, giustizia, pace". "Diritti", "valori", "dignità" e "solidarietà" tutte insieme contano 14 citazioni. È questa la parte più “politica“ del discorso, anche se non è la politica del Palazzo. Nessun riferimento diretto alle riforme, al premierato o all’autonomia differenziata, ma l’insistenza sui diritti riconosciuti dalla Costituzione, la denuncia dell’evasione fiscale che frena lo sviluppo, la tutela del diritto allo studio, "non volgere lo sguardo altrove di fronte ai migranti". Temi politici, altroché.

Intelligenza artificiale 

La libertà devono garantirla per primi quelli che esercitano funzioni pubbliche, sottolinea il presidente. Ed è una libertà che deve essere "indipendente da abusivi controlli di chi, gestori di intelligenza artificiale o di potere, possa pretendere di orientare il pubblico sentimento". Ecco, l’intelligenza artificiale. Il termine ricorre solo due volte nel discorso, ma il tema è tra quelli che più, negli ultimi tempi, ha suscitato l’interesse – e la preoccupazione – del presidente e anche di papa Francesco. L’intelligenza artificiale "che si autoalimenta" rappresenta "il grande balzo storico dell’inizio del terzo millennio". Ma la vera sfida è che "la rivoluzione che stiamo vivendo resti umana", perché "il pilastro irrinunziabile" è la dignità della persona.

Testimoni dei nostri valori

Per governare i passaggi epocali, la chiave sono i nostri valori, ricorda Mattarella. Valori di dignità e solidarietà testimoniati dalla "composta pietà della gente di Cutro" dopo il tragico naufragio di febbraio, dai nuovi angeli del fango che cantavano Romagna mia nei luoghi dell’alluvione di maggio, dai ragazzi con autismo "sognatori" di PizzAut, dal riscatto di Casal di Principe nel nome di don Diana, dall’impegno di donne e uomini in divisa, da chi lavora nelle carceri, da chi si dedica "a bambini, ragazzi e mamme in gravi difficoltà". Valori incarnati anche dal "radunarsi spontaneo di tante ragazze con l’intento di dire basta alla violenza e di ribellarsi a una mentalità di sopraffazione". Una delle tante storie che "raccontano già il nostro futuro". Il "futuro", citato sei volte.