Roma, 17 luglio 2018 - Luigi Di Maio congela il presidente dell’Inps, Tito Boeri, anche la «vicenda è ancora da chiarire» e apre su nuovi incentivi per le assunzioni stabili. «Significa - spiega - che se trasformo un contratto da tempo determinato a tempo indeterminato, avrò agevolazioni». Questo mentre il presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia, difende il Jobs Act («Non lo toccherei proprio»), ma esclude che si possano perdere 8 mila posti l’anno con la stretta sui contratti a termine.

L’obiettivo è quello di chiudere in Parlamento la partita del decreto Dignità al più presto: da qui l’accelerazione delle audizioni (a cominciare dallo stesso numero uno dell’ente previdenziale, oltre che dello stesso super-ministro) nelle commissioni Lavoro e Finanze di Montecitorio e la tagliola sugli emendamenti fissata per giovedì sera. Mentre, a loro volta, sia il premier Giuseppe Conte («Le premesse che parlano di aumento di disoccupazione mi sembrano destituite di plausibilità»), sia il presidente della Camera Roberto Fico («Se Luigi ha parlato di complotto, io ci credo») si schierano con il leader grillino nella stroncatura delle ipotesi di aumento della disoccupazione per effetto della stretta sui contratti a termine come sostenuto dal professore bocconiano nella relazione tecnica al provvedimento.

Decreto Dignità, Fico con Di Maio: "Gli credo". Sale l'onda complottista

​Il problema è che i vertici della Lega stanno facendo buon viso a cattivo gioco tanto sul decreto quanto sul caso Boeri: non è un mistero, anzi, che Matteo Salvini abbia chiesto a più riprese la testa dell’attuale capo dell’Inps, così come non lo è la contrarietà del Carroccio su più di un punto del capitolo lavoro del decreto. Con l’aggiunta, per di più, della richiesta di inserire la reintroduzione dei voucher nel decreto. Tanta materia incandescente: non a caso proprio per giovedì sera è in programma un summit riservato tra i leader dei due partiti di maggioranza per stringere su Inps e decreto. Le opposizioni (Pd e Forza Italia) hanno chiesto subito un allungamento dei tempi. Ma la presidente della Commissione Finanze, Carla Ruocco, ha subito spiegato che «non ci sarà uno slittamento, rispetteremo i tempi previsti» per l’approdo in Aula martedì 24 luglio.

Sullo sfondo rimane il caso Boeri. La dura nota del presidente dell’Inps che ha difeso a spada tratta le stime di un calo di occupati), per quanto respinta al mittente dai ministri Di Maio e Giovanni Tria, continua a tenere banco. Tanto che anche il premier scende in campo per stroncare la previsione. Ma tutto questo non basta per l’esautoramento di Boeri. «La legge – ha insistito lo stesso Di Maio – non ci consente di rimuoverlo». Il Carroccio ci sta, però, fino a un certo punto. Sul piatto c’è la richiesta di inserire nel decreto o nella legge di Bilancio la riforma della governance dell’Inps.