L'ex premier Giuseppe Conte
L'ex premier Giuseppe Conte

Doveva essere il nuovo punto di equilibrio della sinistra, e di conseguenza della politica italiana. Doveva essere il baricentro sul quale costruire l’uscita del Paese dal tunnel della pandemia. Era, questo è ciò che più conta, in testa per distacco a tutte le classifiche di gradimento dei politici. Quasi a livello del presidente della repubblica, che in questo genere di graduatorie è comunque fuori dal mazzo. E invece a oltre un mese dalla sua uscita da palazzo Chigi, Giuseppe Conte è il fantasma più famoso della politica italiana. Nessuno o quasi ha più notizie di lui. Si è incontrato con Grillo, a Roma e Bibbona, è stato incoronato leader dei Cinquestelle, ma insomma la sua presenza è attualmente impalpabile, volutamente impalpabile. Come fosse un capo in contumacia. Conte vede gente, incontra persone ma non fa cose. Almeno in apparenza. Pare che lui e la dirigenza del Movimento siano impantanati nella trattativa con Casaleggio per l’uso di Rousseau.

L’atmosfera che filtra non è delle migliori, tira aria di divorzio, e come in tutte le separazioni sembra che la questione principale siano i soldi. Sembra, perché non c’è niente di ufficiale, ma dalle mezze dichiarazioni che filtrano le accuse reciproche tra i casaleggiani e i grillini duri e puri vertono intorno alla vil pecunia.

Roba di debiti da pagare da parte del Movimento a Casaleggio, almeno così dicono i maggiorenti del server milanese. La soluzione non sarà semplice, perché i destini di Casaleggio e del Movimento erano abbastanza intrecciati, anche a livello giuridico (atti notarili, statuti, cose di questo tipo). Sia come sia, Conte deve far presto a sistemare le cose.

La popolarità di cui godeva è di per sé effimera, e la gente fa presto a scordare. Le acque nel Movimento si sono calmate intorno all’ipotesi di lui capo, ma si sa che in queste cose il vento cambia velocemente. Fare le cose con calma è utile, ma anche farle con una certa volocità ha la sua importanza. Più passa il tempo e più c’è il rischio che la gente, anche i cinquestelle, inizi a chiedersi: "Conte chi?".