L'ex premier Giuseppe Conte (Ansa)
L'ex premier Giuseppe Conte (Ansa)

Un conto è "trattare" con un nemico, un altro "dialogare" magari "stimolando gli interlocutori sul tema dei diritti" perché in fondo il nuovo regime si "è dimostrato abbastanza distensivo". Un conto è la ruvida necessità della realpolitik che nessuno nega, un altro è l’auspicio pronunciato due giorni fa e solo in parte rettificato da Giuseppe Conte. Così di fronte alle parole del nuovo capo 5Stelle il mondo politico si interroga: possibile che siano le solite dichiarazioni "dal sen sfuggite"? Possibile che personaggi ormai navigati inciampino in simili (presunte) gaffes?

Nell'interpretazione delle frasi di Conte c’è certamente una dose di strumentalizzazione politica, forse anche qualche forzatura giornalistica, ma probabilmente l'auspicio al dialogo invocato da Conte non è in tutto e per tutto solo una gaffe, e non sarà un caso che quanto dice l'ex premier è quello che sostengono cinesi e russi, gli unici che insieme ai turchi hanno lasciato le loro ambasciate a Kabul. Nelle parole di Giuseppi risuona infatti una sorta di pregiudizio antioccidentale, o anche solo antiamericano, lo stesso che due giorni fa ha fatto tuonare con gli Usa il blog di Beppe Grillo. "Un paese di cowboy, di pistoleri, di petrolieri, banchieri e speculatori cinici", è scritto nell’house organ dell’Elevato.

Nessuna sopresa, per carità, e basta ricordare la posizione che da sempre Grillo ha assunto sulla guerra in Afghanistan, di cui chiede la fine (con annesso ritiro) per lo meno dal 2013. E nessuna sopresa anche rispetto alle ultime prese di posizione su altri importanti dossier di politica estera, ultimo quello di Cuba: quando un mesetto fa scoppiarono disordini, Grillo fu uno dei primi a schierarsi con il regime castrista, contro chi chiedeva libertà e contro gli americani. Tutto torna, e anche le ultime parole di Conte "tornano" con la politica estera che il movimento ha cercato di imprimere al Paese, e che per fortuna è stata poi corretta non da loro. Ci riferiamo alla nuova 'Via della seta' che i cinesi promossero in Italia con il decisivo sostegno governativo, e dell’allora premier Giuseppe Conte. Gli amici del Dragone, furono chiamati. La domanda a questo punto sorge spontanea: tutto questo è compatibile con il quadro di alleanze <atlantiche> che l'Italia si è scelto?