Lunedì 22 Aprile 2024

Chiara Appendino: "L’alleanza con i dem? Alternativa credibile solo con un progetto"

La vicepresidente M5s: in Piemonte ci divi dono le posizioni su sanità e ambiente. "Flop sicuro se ci mettiamo insieme solo per battere la destra e spartirci il potere"

La sindaca di Torino Chiara Appendino

La sindaca di Torino Chiara Appendino

Roma, 26 marzo 2024 – Chiara Appendino (vicepresidente M5s), dal Piemonte non arrivano buone notizie sul fronte dell’alleanza col Pd. Ha detto che il Pd a trazione Lo Russo è appiattito sulle posizioni della destra regionale. Perché? Il rischio è di far vincere la destra… "Su sanità e ambiente vanno a braccetto, hanno contribuito a impoverire la sanità pubblica e insistono sul partenariato pubblico-privato per costruire nuovi ospedali, tra cui quello di Torino in un parco pubblico". E che cosa divide, davvero, il Pd dal M5s? La scelta delle persone, come abbiamo visto con il pasticcio Basilicata, oppure c’è davvero qualcosa di fondo che non potrà mai funzionare tra i due partiti, anche a livello nazionale? "Le basi per costruire un’alternativa credibile alla destra ci sono, come dimostra la Sardegna. Ma serve un progetto serio e condiviso e compagni di viaggio affidabili. Mettersi tutti insieme contro la destra a prescindere dai temi, unicamente per battere l’avversario e spartirsi il potere, è il modo migliore per fallire". Insomma, un’alternativa a Meloni oggi non c’è. Di chi è la colpa? E voi, che cosa siete pronti a fare per rappresentare qualcosa di diverso dall’attuale maggioranza? "L’alternativa a Meloni la costruisci lottando per un Paese in cui la salute sia un diritto e non un lusso come sta diventando a forza di definanziare la sanità pubblica, in cui sia vietato lavorare al di sotto dei 9 euro l’ora perché c’è il salario minimo legale, in cui venga definitivamente superato il Jobs Act di Renzi che favorisce la precarietà. Sono questi i temi con cui opporsi allo sfascio portato da Meloni che, mentre è impegnata a tradire le promesse elettorali e trovare capri espiatori in ogni dove, è asservita ai poteri forti e fa soffrire il Paese". Il 1° maggio dello scorso anno veniva abolito dalla premier il Reddito di cittadinanza, vostra legge bandiera, e oggi l’Istat dice che in Italia ci sono circa 5,7 milioni di poveri. "È una bomba sociale. Il Reddito di cittadinanza è stata un’ancora di salvezza per tantissimi italiani in difficoltà. Meloni diceva che la povertà non si abolisce per decreto, peccato che lei per decreto sia riuscita a farla aumentare. Spesso si pensa che al Nord le cose vadano bene, ma è proprio dove sono aumentate di più le persone in povertà. Sono persone che Meloni e i suoi hanno scelto di abbandonare con un cinismo glaciale: fanno cassa sui più poveri mentre provano a reintrodurre i vitalizi e creano una norma per pagare uno stipendio fino a 240mila euro al pensionato Brunetta che, come presidente Cnel, ha affossato il salario minimo. È un governo classista senza alcuna vergogna". Non solo povertà, anche disoccupazione, nonostante i dati sull’occupazione nazionale dicano il contrario. Il Pil non cresce, o cresce poco. Ci fa un’analisi dello scenario e che tipo di risposta ci vorrebbe dal governo, a vostro parere? "L’occupazione in Italia è tornata a crescere dall’aprile 2021, ben prima che arrivasse questo governo. Ma per il resto stiamo navigando a vista: il Pil cresce di poco o nulla e da 12 mesi la produzione industriale cala mentre l’inflazione morde e gli investimenti sono fermi. E non sono numeri astratti, sono il motivo per cui il 63% degli italiani fa fatica ad arrivare a fine mese. Hanno cancellato per furia ideologica contro il M5s misure espansive come il Reddito di cittadinanza, il Superbonus e transizione 4.0 sostituendole con il nulla e non stanno spendendo i soldi del Pnrr: sono più austeri di un qualsiasi governo Monti". In grande crisi è soprattutto il settore dell’automotive. Che cosa servirebbe? "Ieri ero al corteo dei lavoratori dell’ennesima azienda dell’indotto che sta chiudendo, la Delgrosso. I lavoratori non stanno ricevendo né lo stipendio né gli ammortizzatori sociali e sono lasciati in un limbo inaccettabile. Serve agire in fretta, ma il ministro Urso sta dormendo. Dovrebbe intervenire per risolvere le tantissime crisi aziendali, rendere strutturali i tavoli di lavoro al ministero, vincolare le risorse pubbliche per le aziende al mantenimento della produzione in Italia. Dovrebbe anche smettere di nascondersi dietro la scusa della transizione ecologica: la previsione è che entro il 2030 il 70% dei veicoli venduti in Europa saranno elettrificati e l’Italia sta tenendo la testa sotto la sabbia. Questo governo non sa che cosa siano le politiche industriali e non ha una visione per la crescita del Paese".