Luca Poniz, il nuovo presidente dell'Anm (Ansa)
Luca Poniz, il nuovo presidente dell'Anm (Ansa)

Roma, 17 giugno 2019 - Il caso Csm e il caso Lotti, dopo aver terremotato le toghe e aver lambito, con schizzi di fango, anche il Quirinale, comportano, come un birillo che fa cadere tutti gli altri, a cascata, anche il ribaltone dentro l’Anm. Da oggi è Luca Poniz il nuovo presidente dell’Anm, l’Associazione nazionale magistrati, organo di autogoverno dei giudici, o anche il sindacato delle toghe. Il pm di Milano, già vicepresidente dell’Anm, è stato votato per acclamazione dopo due ore di serrato confronto, a porte chiuse, tra tutti i componenti della giunta uscente.

La guida del parlamentino delle toghe passa così da Magistratura Indipendente – la componente moderata di cui faceva parte l’ormai ex presidente Pasquale Grasso, prima di lasciarla in dissenso con il suo endorsement ai togati autosospesi – ad Area, la corrente dei magistrati progressisti che proviene dalla storica corrente di sinistra, Magistratura indipendente (MI). Ma Grasso – che si era in precedenza dimesso dalla presidenza dell’Anm – ha salutato con parole dure la nuova giunta: "È stata fatta con il manuale Cencelli". Grasso, inoltre, ha abbandonato anche la sua corrente, MI per "una netta frattura con il sottoscritto" e sono arrivate anche le dimissioni del segretario di MI, Antonello Racanelli. Le toghe moderate, insomma, escono con le ossa rotte. "Quello che in altri momenti sarebbe solo un grande onore, oggi è anche un grande onere. C’è una gigantesca questione morale", ha detto, invece, il neopresidente dell’Anm, Poniz, facendo riferimento alla bufera che ha colpito la magistratura italiana, a partire dall’inchiesta di Perugia sulla successione alla procura di Roma, dove è scaduto il mandato di Pignatone. Poniz ha spronato le toghe a fermare "carrierismo e correntismo" e a mettere un argine alle "porte girevoli tra magistratura e politica".

Nella nuova giunta non c’è, dunque, nessun esponente di MI. La maggior parte dei componenti della corrente moderata dell’Anm ha lasciato l’aula prima che Poniz fosse proclamato: "Uno in più o uno in meno, non cambia niente per noi", è sbottato uno. "Non c’è altra soluzione che stare all’opposizione", dicevano i membri di MI, prima che la nuova giunta fosse annunciata. L’esecutivo del sindacato dei magistrati, quindi, cambia, e radicalmente, la sua maggioranza politica interna. Ora è composto da Area, la corrente dei magistrati progressisti, da Unicost, la compagine centrista di cui fa parte Giuliano Caputo, che resta anche alla segreteria della componente, e da ‘Autonomia e Indipendenza’, corrente di cui è leader Piercamillo Davigo. Dopo aver tentennato, Davigo ha scelto di fare parte della nuova giunta con un solo componente e l’incarico di vicesegretario Anm va all’esponente di AI, Cesare Bonamartini, giudice a Brescia. Tuttavia, dopo che le correnti delle toghe di Area, Unicost e AeI, avevano chiesto un suo passo indietro, Grasso ha risposto durissimo: "Vi comprendo e vi rispetto. molto più di quanto abbiate dimostrato di rispettarmi".