Il leader di Forza Italia Silvio Berlusconi (Dire)
Il leader di Forza Italia Silvio Berlusconi (Dire)

Milano, 24 maggio 2020 - Presidente Berlusconi, è partita la fase 2 ma tre esercizi commerciali su dieci non hanno riaperto e migliaia di aziende rischiano di fallire. Lei ha sostenuto il governo durante l’emergenza sanitaria, ma è molto critico su come è stata gestita l’emergenza economica. 
"Le critiche sono nei fatti. Un milione di lavoratori autonomi non hanno ancora visto i 600 euro, tre milioni di dipendenti aspettano ancora la cassa integrazione. Quasi nessun imprenditore ha visto i prestiti garantiti dallo Stato. Eppure il fattore tempo è fondamentale. Come è fondamentale uno choc fiscale per far ripartire l’economia, con la flat-tax e il congelamento di ogni tassazione per tutto il 2020". 

Però quando Salvini e Meloni hanno convocato la manifestazione del 2 giugno, lei non è sembrato molto d’accordo. E’ così? 
"Io sentivo e sento la responsabilità di evitare rischi e soprattutto quella di non dare cattivo esempio agli italiani che già hanno dovuto subire una rinuncia per il rinvio della tradizionale parata delle Forze Armate, che pure è popolarissima. Perciò ho chiesto di strutturare la manifestazione in una serie di atti puramente simbolici, evitando ogni possibilità di assembramento: un semplice “gesto” per far sentire agli italiani in difficoltà che siamo loro vicini, che possono contare su di noi".

Forza Italia si è smarcata dagli alleati anche sull’uso del Mes, poi sulla mozione di sfiducia a Gualtieri. Conte ha più volte detto pubblicamente di apprezzare l’atteggiamento propositivo del suo partito. Non è che Conte sotto sotto le piace? 
"Le nostre posizioni sull’Europa sono coerenti con la nostra cultura liberale, cristiana, garantista ed europeista. I padri dell’Europa, De Gasperi, Adenauer, Schuman, sono anche i nostri punti di riferimento. Proprio per questo, da opposizione responsabile, nell’emergenza abbiamo tenuto quel comportamento. Ma il governo delle quattro sinistre è del tutto incompatibile con noi e inadeguato per il Paese". 

Quindi lei non ha perso fiducia nell’Europa.
"Più che di fiducia, parlerei di speranza. Senza l’Europa sarebbe molto difficile uscire dalla recessione innescata dalla pandemia. Ma soprattutto senza l’Europa sarà quasi impossibile resistere alla sfida lanciata dalla Cina comunista a quello che Henry Kissinger ha definito l’ordine liberale internazionale. Un disegno imperialista che passa attraverso l’Africa e il Mediterraneo e che quindi ci riguarda direttamente, anche perché potrebbe favorire una nuova massiccia ondata migratoria. Per resistere alla sfida bisogna che l’Europa metta insieme le sue forze, economiche, politiche e militari, per rinsaldare la solidarietà dell’Occidente, il legame con gli Stati Uniti e ricuperare un rapporto di alleanza e non di competizione con la Russia". 

Le attribuivano sentimenti di stima per Matteo Renzi ma alcuni giorni fa è stato molto duro con lui, dopo la vicenda della sfiducia a Bonafede.
"Renzi, accettando di lasciare in via Arenula un ministro come Bonafede, ha fatto prevalere la sua convenienza politica sulle sue “tendenze” liberali e garantiste. Peccato. Spero che la prossima volta faccia il contrario". 

Lei ha detto che Forza Italia, secondo i sondaggi, è tornata a crescere. E’ così? 
"Ho visto un sondaggio riservato, che dà Forza Italia in crescita, avviata a ritornare alle percentuali del passato. Posso solo aggiungere che tutti i riscontri che mi vengono da tante parti d’Italia sono molto positivi". 

Nelle scorse settimane c’è stato un terremoto ai vertici delle principali aziende editoriali italiane. Vorrei chiederle cosa ne pensa e soprattutto se, a suo avviso, stampa e tv hanno fatto bene il loro lavoro durante questa crisi. 
"Non mi permetto di entrare nel merito delle legittime scelte aziendali di altri editori, anche se naturalmente non mi sfugge che sono scelte che hanno anche un significato politico e potrebbero aprire una stagione nuova. Io credo che i mezzi tradizionali di informazione abbiano fatto complessivamente quanto potevano in una situazione confusa e senza precedenti. Sfido il migliore giornalista del mondo a riassumere e a far capire agli italiani un decreto “Rilancio” di 266 articoli, quasi 400 pagine e 111 mila parole complessive, 622 rinvii ad altre leggi e 98 provvedimenti attuativi". 

Ma non pensa mai di prendersi una pausa da tutto e godersi le sue case e i frutti del suo lavoro? 
"Non ci penso e non ci ho mai pensato. A partire dai primi anni novanta ho sempre sentito forte dentro di me la responsabilità di fare ciò che era nelle mie possibilità per gli italiani e per il mio paese, il paese che amo. Nel ’94 questo senso di responsabilità mi ha fatto lasciare tutte le cariche che avevo nelle mie aziende per scendere in campo e salvare l’Italia dal comunismo. Anche oggi, con questo governo delle quattro sinistre, il pericolo – naturalmente in forme diverse - è tornato attuale e quindi io sento di dovermi impegnare ancora affinché l’Italia rimanga una democrazia occidentale".