Roma, 19 luglio 2019 - Lavorare al progetto sulle Autonomie, ma senza interferire sul mondo della scuola. Salta, in questa ottica, l’assunzione sulla base di graduatorie regionali dei prof. Dal vertice di Palazzo Chigi, durato appena un’ora, il premier Giuseppe Conte esce difendendo l’operato e l'azione del suo governo: “Potete stare tranquillì - dice il premier - che sull’Autonomia stiamo facendo progressi. Approderemo anche a un’ampia riforma fiscale, che non è solo un problema di aliquote ma una questione molto più complessa“. Esce di scena l’articolo del testo che prevedeva l’assunzione diretta dei docenti su base regionale, anziché paracadutati da fuori, una misura (quella di tutelare le graduatorie in un'ottica geografica) chiesta dalla Lega, al centro di un braccio di ferro, contrario il M5s, che alla fine l’ha avuta vinta.

“Non possiamo pensare che l’autonomia differenziata significhi frammentare il nostro modello“, ha precisato Conte in conferenza stampa. “I governatori non avranno tutto quello che hanno chiesto, ma ci sta. Dobbiamo entrare nell’ottica che è un negoziato tra Stato e regioni, e negoziato significa reciproche concessioni”. Quello che “si sta realizzando - ha continuato il presidente del Consiglio - è un progetto con le garanzie che ho sempre richiesto, senza che questo possa recare danno alle altre regioni, noi non vogliamo una Italia frammentata nelle opportunità”.

I nodi che sono rimasti per chiudere l’intesa riguardano l’aspetto finanziario e quello relativo ai beni culturali. “Abbiamo ancora da vagliare qualche dettaglio sul meccanismo finanziario, sulla distribuzione delle risorse finanziarie, si tratta di elementi di compatibilità con la finanza pubblica più che politici in senso stretto”, ha poi chiarito il premier. Conte ha ammesso anche l'esistenza di “un nodo politico: oggi era assente, tra gli altri, il ministro dei Beni culturali, per un impegno istituzionale a Firenze, e non siamo riusciti a chiudere sulle sue competenze. Sarà oggetto di un incontro ristretto che faremo all’inizio della prossima settimana”. La sensazione è che sia stata disinnescata intanto la mina delle gabbie salariali che avrebbero introdotto criteri differenziati di erogazione degli stipendi sulla base del costo della vita, molto diverso al Nord e al Sud.

Incalzato sul fatto di aver stemperato l’autonomia con soluzioni all’acqua di rose Conte ha replicato: “Non è questione di annacquare, io sono responsabile di una funzione di governo”, con l’autonomia “lo Stato cede competenze legislative e amministrative alle Regioni, è la prima volta che avviene. Ma lo Stato ha bisogno di realizzare strategie nazionali. Se delego tutte le funzioni possibili quale strategie posso perseguire? Il mio intento è di cedere tutte quelle funzioni che possono essere auspicabilmente, e forse anche più efficacemente, svolte alle Regioni, però conservando sempre una direzione strategica e un’efficacia operativa dello Stato in tutte le grandi funzioni, il resto le possiamo delegare”. 

Amarezza e sconcerto dai governatori di Lombardia e Veneto. "Cinque milioni di veneti, 150 miliardi di Pil, ne abbiamo le tasche piene di pagare per vedere gente sprecare". Queste le parole di Luca Zaia, presidente del Veneto, che se l'è presa con chi definisce l'autonomia un processo voluto contro il Sud: "La finiscano di parlare di unità nazionale, di secessione dei ricchi, perché noi vogliamo solo fare in modo che i virtuosi siano premiati. Questo lo possiamo dire o è proibito?".  Sulla stessa lunghezza d'onda il tenore delle dichiarazioni provenienti da Milano. "Mi ritengo assolutamente insoddisfatto dell'esito del vertice di oggi sull' Autonomia. Abbiamo perso un anno in chiacchiere. Aspettiamo di vedere il testo definitivo, ma se le premesse sono queste, da parte mia non ci sarà alcuna disponibilità a sottoscrivere l'intesa". Così il presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana, ha commentato l'esito del vertice che si è svolto a Palazzo Chigi.