La reazione più o meno comune a tutta la sinistra di fronte al «colpo», mediatico e politico, di Matteo Salvini con la nave Acquarius, è stata di sdegno. «Razzista», «fascista», «assassino», «affamatore di donne incinte e bambini» sono stati gli epiteti più pronunciati. Certo, nessuno si attendeva che al Pd e dintorni si spellassero le mani, ma una critica sul merito delle cose era lecito attendersela. E invece no, il cliché è stato sempre il solito, quello dell’invettiva moraleggiante che prescinde dalle coordinate del reale, soprattutto dal reale sentire delle persone, e si riunchiude nella torre d’avorio di un giudizio di principio. Pare quasi che sia passata invano la lezione del 4 marzo, quando - tutti ormai l’abbiamo capito - il centrodestra ha vinto le elezioni per aver compreso che sul tema immigrazione la gente chiedeva un approccio diverso rispetto al passato. La sinistra ha bollato come «paura» il legittimo desiderio di veder governato un fenomeno complesso qual è l’immigrazione illegale, e con in quel termine «paura» c’era tutto il disvalore possibile. Chiedere che vengano contrastate l’immigrazione clandestina e la tratta degli esseri umani, chiedere che lo Stato stabilisca un tetto agli ingressi degli stranieri, chiedere che non si chiudano tutti e due gli occhi sul preoccupante livello di incidenza della micro-criminalità ad opera di stranieri, chiedere che non si cambino tutto d’un botto i riferimento culturali che sostengono la nostra società e ci fanno sentire cittadini della nostra patria, ecco tutto questo per la sinistra è solo «paura». Come tale da rifiutare. E pazienza se la stragrande maggioranza della gente la pensa così, anche gente di sinistra, se l’annacquamento culturale proposto dalla società terzomondista sfonda nei circoli culturali modello Arci o Gino Strada ma non nella case del popolo, dove al kebab si continuano a preferire salsiccia e fagioli. Un atteggiamento che ricorda quello assunto sempre dalla sinistra una decina di anni fa sul tema «sicurezza», che la sinistra regalò a Forza Italia e alla Lega salvo accorgersi dopo un paio di elezioni perse che se uno vuole star tranquillo dentro le mura della propria casa non è un pericoloso reazionario fascista, e ch, come si si comprese poi, la «sicurezza non è di destra». Ecco, tutto questo a sinistra non si è capito, per lo meno nella sinistra italiana visto che in giro per l’Europa molti partiti socialisti (dagli svedesi ai danesi, per passare ai tedeschi) hanno raccolto la sfida e si sono confrontati con un tema e un sentire diversi. L’unico a capirlo era stato Marco Minniti, che da uomo di una sinistra pragmatica, quando è arrivato al Viminale ha in effetti cambiato la marcia presa dai governi precedenti. Nessuno lo riconosce apertamente, ma tutti sanno che la chiusura dei porti italiani all’Acquarius presa da Salvini sarebbe stata una di quella che Minniti avrebbe voluto adottare ma che per realpolitik non si è permesso di fare.