Antonio Di Pietro e la protesta dei trattori: "Sto dalla parte dei contadini, tengono già pulito l’ambiente. In Europa concorrenza sleale"

L’ex pm di Mani Pulite, da anni si è ritirato in campagna: “L’importante ora è restare uniti. Ormai la maggior parte dei coltivatori hanno un altro lavoro, ma così si uccide un settore". La politica? "Non mi manca. Vado nelle scuole a parlare di Costituzione: quello ha più senso".

Roma, 5 febbraio 2024 – "Io ho scelto di condividere la protesta degli agricoltori. Riguarda tutti, anche quelli che il trattore non se lo possono permettere. E l’ho fatto perché a differenza di trent’anni fa oggi avere un piccolo podere non basta più per mantenere una famiglia. Quindi o si interviene o si deve rinunciare a un settore importante, non solo dal punto di vista alimentare, ma anche da quello ambientale. Perché alla fine chi tiene i prati puliti e in ordine questo paese alla fine sono gli agricoltori". 

Antonio Di Pietro: "Sto dalla parte dei contadini, tengono già pulito l’ambiente. In Europa concorrenza sleale"
Antonio Di Pietro: "Sto dalla parte dei contadini, tengono già pulito l’ambiente. In Europa concorrenza sleale"

Antonio Di Pietro, ex pm di Mani Pulite, fondatore di Italia dei Valori e ministro, oggi da Montenero di Bisaccia, Molise, dove è tornato a vivere e a lavorare la terra, si schiera ancora una volta in modo netto, come quando faceva politica.

"E sia chiaro che io non conosco gli organizzatori della protesta. Ma raccomando loro di rimanere sempre uniti sotto la loro bandiera, senza andare l’uno contro l’altro. Solo così le istituzioni prenderanno atto del fatto che c’è una sofferenza a livello europeo, perché con le regole che ci sono non è più possibile per il settore essere competitivo".

E allora cosa si dovrebbe fare e a che livello?

"Europeo, nazionale e territoriale. Nel mio territorio manca la pulizia dei fossi e l’irrigazione. E poi non si può fare la rotazione dei campi che chiede l’Ue perché le altre semine se le mangiano i cinghiali. Una cosa è certa: l’Ue mette tanti soldi per l’agricoltura. Ma a chi vanno? Dalle mie parte la maggior parte degli agricoltori svolge il mestiere come un secondo lavoro".

Lo è anche per lei.

"Sì, perché io ho una buona pensione che mi permette di vivere. Ma se non si mettono in condizione i contadini di essere competitivi, la campagna scomparirà e rimarranno soltanto le grandi multinazionali. Una cosa che deve fare l’Ue, ad esempio, è l’embargo dei prodotti che non seguono le regole europee. Perché questa è concorrenza sleale".

Alcuni di questi prodotti vengono da paesi ricchi, altri da paesi poveri. Così non si scatena una guerra tra poveri?

"No, secondo me no. Non è che i paesi poveri abbiano diritto a inquinare il mercato. Ci sono multinazionali che li sfruttano ed è su questo che bisogna intervenire. Siamo in un momento storico di transizione. C’è stato il modello industriale nel secolo scorso. Oggi c’è la transizione ecologica e va governata, perché altrimenti fra poco anche gli Stati saranno sottomessi alle multinazionali".

Lei ha citato la questione della rotazione dei campi, oggi si contestano Pac e Green Deal. Eppure questi strumenti servono esattamente a tutelare l’ambiente e a governare la transizione ecologica.

"Ma l’ambiente non si pulisce punendo i contadini. Anzi, è proprio il contadino a tenere pulito l’ambiente, in Italia. In Canada buttano concime e diserbante con l’elicottero. Fanno 600 quintali di grano con un ettaro di terra, io ne faccio 20. La transizione ecologica deve tenere conto delle differenze specifiche e territoriali".

Si accende a parlare dui queste cose. La politica non le manca...

"Assolutamente no. Io ho vissuto tante esperienze e ho l’umiltà di capire quando è finita. Ho fatto tante battaglie politiche, le rivendico: non rimpiango nulla, rifarei tutto. Ma ho 74 anni: stare lì a occupare un posto non mi interessa. Sento di aver fatto il mio dovere. L’ho fatto serenamente e non faccio parte della categoria dei complottisti".

Ma qualcuno la chiama ancora, magari per chiedere consigli?

"Guardi, io vado regolarmente nelle scuole a illustrare la Costituzione italiana. Perché a scuola insegnano i principi, ma poi bisogna rapportarli alla realtà quotidiana. Provo a spiegare agli alunni le due facce della nostra Costituzione: quella formale e quella materiale".

E di Mani Pulite, cosa resta oggi?

"Intanto non accetto la parola ‘resta’. Sembra che Mani Pulite sia un residuato bellico. L’Italia ha cercato di risorgere all’uscita dalla guerra, ma si è portata dietro il cancro della corruzione. Per questo, tra l’altro, abbiamo il nostro debito pubblico. Mani Pulite è stato un chirurgo che ha tolto le metastasi al malato terminale. Poi lui invece di curarsi ha ricominciato a ubriacarsi di corruzione? Non è colpa di Mani Pulite".

Sta seguendo la riforma della giustizia?

"Della riforma della giustizia parlerò quando ci sarà qualcosa di concreto. Per ora le intenzioni sono buone: Nordio ha detto che entro il 2026 gli organici della magistratura saranno coperti. Bene, lo faccia.

E sull’abuso d’ufficio?

L’abuso d’ufficio così come è stato riformulato non serve a niente. Se bisogna valutare l’elemento soggettivo diventa difficile contestarlo".