Andrea Orlando (Pd): "Schlein candidata alle Europee? Non è uno scandalo"

L’ex ministro del Lavoro: non sempre le primarie hanno funzionato "Il tetto del terzo mandato per i governatori deve essere lasciato La Ue che abbiamo in mente è diversa da quella di von der Leyen"

Roma, 10 gennaio 2024 – Dalla conferenza stampa di Giorgia Meloni in poi non si parla d’altro: l’eventualità di un confronto diretto tra la presidente del Consiglio e la segretaria del Pd sfruttando – certo in modo piuttosto indebito – l’occasione offerta dalle elezioni europee. Andrea Orlando, ex ministro e ora deputato democratico, uno dei leader che al congresso più ha spinto la candidatura Schlein, è convinto fino a un certo punto.

La segretaria dovrebbe candidarsi alle Europee?

"Non sarebbe uno scandalo, ma quel che conta davvero è definire il progetto di Europa che abbiamo in mente. Vedo ancora residui di europeismo acritico, mentre noi dobbiamo dire che vogliamo un’Europa con una forte ispirazione sociale, diversa anche da quella incarnata da Ursula von der Leyen".

E qual è il modello alternativo?

"Un’Europa basata sul lavoro, sulla lotta alle diseguaglianze, sulla redistribuzione delle ricchezze. Insomma: più l’Europa del Next Generation Eu che del nuovo Patto di stabilità".

Quindi non sareste favorevoli a una riedizione della maggioranza Ursula allargata ai conservatori di Giorgia Meloni?

"Credo sarebbe una strada sbagliata. Non possiamo fare accordi né con Vox né con FdI. Confondere modelli così distanti di Europa sarebbe un danno anche per la Ue".

Le Europee saranno una sorta di primarie tra M5s e Pd? Chi prende un voto in più è destinato a guidare il campo alternativo a quello di Giorgia Meloni?

"La cosa peggiore che si può fare è usare le Europee come un sondaggio sulla politica nazionale. E non sarebbe un vantaggio per il Pd, che ha dalla sua l’appartenenza a un campo di forze in Europa: quello socialista".

Le Europee non sono l’unico appuntamento elettorale importante del 2024: ci sono anche Regionali e Comunali. La situazione in Sardegna e a Firenze sembra dire che rinunciare alle primarie è stato un errore.

"Abbiamo avuto guai sia con le primarie sia senza. Il problema non sono le primarie, ma la gestione dei passaggi politici".

Sì, ma finora le primarie sono state il ’marchio di fabbrica’ del Pd: mi sta dicendo che quel marchio è archiviato?

« In alcune circostanze possono essere utili, ma averle fatte diventare un elemento costitutivo è stato un eccesso che non sempre ha portato bene . Spesso è successo che il metodo, le primarie, sostituisse il merito, ovvero l’identità politica di un partito che ha nel Dna il tema della redistribuzione di potere, ricchezza e sapere".

Il problema in Sardegna dipende dall’intesa con M5s, tuttavia non avete contestualmente trattato un accordo ovunque. Cosa lo impedisce?

"Vedo ancora alcune differenze con M5s legate a un tratto non del tutto superato di antipolitica, ma nel merito non mi pare che ci siano distanze incolmabili".

A parte Mes, Nato, Ucraina, e Gaza: non sono capitoli secondari.

"Non su ciascuno di questi punti le distanze sono appunto così significative. E sono comunque meno rilevanti di quelle che ci sono tra i partiti della maggioranza che governa il Paese".

A proposito di voto regionale: come giudica lo scontro sul terzo mandato? Il tetto va tolto?

"Se si tiene l’attuale modello regionale, che è mutuato dal modello presidenzialista, ha senso il limite. Questa discussione potrebbe essere l’occasione per ridiscutere il modello istituzionale delle Regioni".

In questi giorni siete impegnati soprattutto a scagliarvi contro la destra per i saluti romani nella commemorazione di via Acca Larentia. È davvero un problema così urgente?

« Il problema principale non sono i saluti romani che, reato o no, sono incompatibili con la nostra Costituzione, ma il fatto che una forza politica come FdI non riesca a prenderne le distanze. Il partito della premier, a differenza di Alleanza nazionale di Fini, non ha ancora compiuto un’effettiva rottura con l’esperienza del post-fascismo".

Un conto sono le parole, altro i fatti. Vede rigurgiti nostalgici negli atti di governo?

« Le fotografie con il leader di Vox, Abascal, e la difficoltà a riconoscere la natura antifascista del nostro Paese dimostrano che la destra è ancora in mezzo a un guado" .

In generale, tuttavia, si ha l’impressione che la minoranza si limiti a chiedere le dimissioni di qualcuno della maggioranza. È questo il ruolo dell’opposizione piuttosto che presentare ricette alternative?

"Veramente, noi abbiamo presentato proposte sul salario minimo, sulla legge di bilancio e presto presenteremo nostre ricette di politica industriale. Capisco che possa essere un po’ stucchevole chiedere ogni settimana le dimissioni di qualcuno, ma è pure vero che loro ne combinano una a settimana".