Parigi, 29 dicembre 2020 - Le sue sfilate erano interminabili, anche un’ora per restare ogni volta fulminati dalla sua modernissima creatività. Con la scomparsa di Pierre Cardin, oggi a 98 anni all’ospedale americano di Neully (qui è morto anche Karl Lagerfeld), se ne va tanta parte della moda contemporanea ma soprattutto un uomo che, oltre ad essere stato lo stilista noto per i suoi cappelli sempre in orbita e i suoi abiti deliziosamente spaziali, è stato soprattutto un immenso imprenditore che ha griffato di tutto, dai profumi ai ristoranti come il mitico Maxim’s e che brillava nella Mosca e nella Pechino di quarant’anni fa. Pioniere di lifestyle, come chiameremo oggi il suo universo di bellezza che lo ha visto protagonista della scena mondiale quasi fino alla fine dei suoi giorni. 

Gioviale, gentile, riservato ed entusiasta ci piace ricordarlo così, gigante tra i giganti della moda del suo tempo ma sempre unico e sorprendente, orgoglioso delle sue origini italiane e al tempo stesso francese nella testa e nel cuore. Nato a Sant'Andrea di Barbarana, frazione del comune di San Biagio di Callalta, in provincia di Treviso, in Veneto, ma cresciuto in Francia, paese dove mosse i primi passi nella moda e crebbe, fino a diventare uno tra i più importanti couturier della seconda metà del Novecento, imperatore di moda e di design. In realtà il cuore di Pietro Costante Cardin, da una famiglia di facoltosi agricoltori, finiti in povertà dopo la prima guerra mondiale, era rimasto sempre in Italia. Forse tra tutti i couturier del secolo scorso, nati in Italia e cresciuti in Francia, Cardin è stato quello che ha rappresentato al meglio quel mix di stile tra i due Paesi, motivo determinante del suo successo. 

Primo sarto della maison Christian Dior durante la sua apertura nel 1947 (dopo essere stato rifiutato da Cristobal Balenciaga) fu partecipe del successo del maestro che inventò il New Look. Era un indomabile maestro nel taglio e il famoso tailleur Dior della rinascita con la gonna a ruota e la giacca Bar la inventò Cardin. 

Bravo, bravissimo, uomo di mondo e di popolo per la sua grande disponibilità verso tutti, mito di eleganza e di purezza, la sua firma sempre una garanzia di un lusso con l’anima. Molti stilisti oggi strafamosi dovrebbero prenderne esempio, studiarne la testa sempre proiettata al futuro, il suo essere un perfetto Accademico di Francia per la sua grandezza anche umana.

Una sfilata di Pierre Cardin a Pechino nel 2012 (Ansa)

Nel 1950 fondò la sua casa di moda, cimentandosi con l'alta moda nel '53. Cardin divenne celebre per il suo stile futurista, ispirato alle prime imprese dell'uomo nello spazio. Preferiva tagli geometrici spesso ignorando le forme femminili. Amava lo stile unisex e la sperimentazione di linee nuove. Nel 1954 introdusse il bubble dress, l'abito a bolle. Cardin è stato un antesignano anche nella scelta di nuovi mercati e nel firmare nuove licenze. Nel '59 fu il primo stilista ad aprire in Giappone un negozio d'alta moda. Sempre in quell'anno fu espulso dalla Chambre Syndacale francese, per aver lanciato per primo a Parigi una collezione confezionata per i grandi magazzini Printemps. Pensare che oggi i grandi couturier fanno a gare per sembrare democratici! Ma fu presto reintegrato. 

Tuttavia, Cardin è stato membro della Chambre Syndicale de la Haute Couture et du Pret-à-Porter e della Maison du Haute Couture dal 1953 e si dimise dalla Chambre Syndacale nel 1966. Le sue collezioni dal 1971 sono state mostrate nella sua sede, l'Espace Cardin, a Parigi, davanti all’Eliseo, prima di allora nel Teatro degli Ambasciatori, vicino all'Ambasciata americana, uno spazio che il couturier ha utilizzato anche per promuovere nuovi talenti artistici, come teatranti o musicisti. Come molti altri stilisti Cardin decise nel 1994 di mostrare la sua collezione solo a un ristretto gruppo di clienti selezionati e giornalisti. Nel 1971 Cardin venne affiancato nella creazione d'abiti dal collega Andrè Oliver, che nel 1987 si assunse la responsabilità delle collezioni d'alta moda, fino alla sua morte nel 1993.

Lo stilista amava la mondanità, il mondo del jet set, così nel 1981 acquistò i celebri ristoranti parigini Maxim's. In breve tempo aprì filiali a New York, Londra e a Pechino nel 1983 e vi affiancò una catena di hotel. Tra le licenze della linea Maxim's c'era anche un'acqua minerale che veniva prelevata ed imbottigliata a Graviserri nel comune di Pratovecchio Stia, provincia di Arezzo.

Cardin aveva una passione per gli immobili, dal castello a Lacoste abitato nel passato dal Marchese de Sade al palazzo Ca' Bragadin a Venezia dove risiedeva durante i suoi frequenti soggiorni nella città lagunare. Negli anni '80 aveva acquistato il Palais Bulles (Il palazzo delle bolle) progettato dall'eccentrico architetto Lovag Antti, nel golfo di Cannes, a Théoule-sur-Mer. Tutto, dal pavimento al soffitto, era riempito da forme sferiche e con il suo teatro da 500 posti a sedere, le piscine con vista sul Mar Mediterraneo, era spesso luogo di feste ed eventi. Quest'opera architettonica nell' 88 è stata designata dal Ministero della Cultura quale monumento storico. 

Sulla vita di Cardin al Festival del cinema di Venezia nel 2019 fu presentato un docu-film 'House of Cardin' di P. David Ebersole e Todd Hughes. Un viaggio che esplora in ogni aspetto quello che molti definiscono l'Enigma Cardin, vista la riservatezza dell'uomo, e la capacità dell'artista e uomo d'affari di creare un impero, dal valore che ha superato un miliardo di dollari, innovando nello stile, legando il suo nome a centinaia di prodotti e con una capacità senza uguali di esportare haute couture all'estero.