Domenica 14 Luglio 2024
CEDITORIALI
Moda

Perché le spose si vestono di bianco?

Anche se le tendenze della moda nel 2023 indicavano nel tono Magenta il colore più cool per gli abiti delle spose, la gran parte sogna ancora “l'abito bianco”

Emily Blunt, con Rupert Fried, nei panni della regina Vittoria in 'The young Victoria'

Emily Blunt, con Rupert Fried, nei panni della regina Vittoria in 'The young Victoria'

La storia del colore dell'abito da sposa è forse più breve della storia del matrimonio, ma è interessante scoprire a quali eventi è legato il successo del colore luminoso per eccellenza. Al giorno d'oggi il rito e lo status del matrimonio sono sicuramente meno rigidi di cinquant'anni fa, e nessuno storce il naso se una sposa sceglie un abito rosa o blu, verde o ecru o un minimale tailleur pantalone. Detto ciò, i voluminosi abiti bianchi lungi dall'essere fuori moda, restano in cima alla lista dei “vorrei” di molte future spose. Un abito da sposa per un primo matrimonio in Europa e nei Paesi a predominanza europea ancora oggi è solitamente bianco quasi per una sorta di “impostazione predefinita”, e qualsiasi donna che si sposa con un altro colore lo fa comunque con una po' di sacrosanta ribellione. Anche se le tendenze della moda sposa nel 2023 indicavano nel tono Magenta il colore più cool per gli abiti delle spose (l'azienda Pantone ha anche spiegato che la scelta è figlia dalla necessità di avvicinarci alla natura poiché si si ispira al colore di un insetto, la cocciniglia, da cui storicamente si ottiene il colorante carminio), il bianco è, però, ancora oggi, la scelta preferita per le spose in Occidente, dalla Norvegia all'Argentina.  

Sposa in rosso...

Cosa rende il bianco il colore dell'abito nuziale? Iniziamo col dire che questa connessione vale per l'Occidente. In Asia, soprattutto in Cina, Vietnam e nella parte settentrionale dell'India, sposarsi in rosso in tutte le stagioni è una tradizione consolidata che inizia a fare breccia anche nella cultura occidentale che in realtà con questo colore recupererebbe un'usanza propria risalente a due secoli fa quando anche nel Vecchio Continente il rosso rappresentava buon auspicio, amore, passione, prosperità e felicità. Considerato, quindi, una sorta di talismano, il colore dell'abito è tradizionalmente legato a determinate simbologie e retaggi culturali. Attribuiamo un significato a queste scelte cromatiche, come se il bianco potesse suggerire purezza e nuovi inizi, mentre il rosso, in Asia, potesse significare vita, fortuna e prosperità. Ma non è sempre stato così, e gli abiti da sposa nei colori che consideriamo “tradizionali” sono, per la maggior parte, relativamente moderni.

Le spose nell'antica Roma e nel mondo greco

Per gran parte della storia, anche le spose occidentali non si vestivano di bianco. Nell’antica Roma, per esempio, dove i matrimoni venivano celebrati con feste e banchetti, essendo un importante evento sociale, le spose indossavano lunghi veli di un giallo intenso sopra una elaborata acconciatura intrecciata in sei parti. Il velo giallo, chiamato “flammeum”, veniva descritto come “il colore della fiamma”, considerato segno di buon auspicio: le spose stesse quasi fossero torce, portavano luce e calore nelle case dei loro nuovi mariti. Le antiche spose ateniesi, invece, indossavano lunghe vesti viola o rossastre, strette in vita da una cintura che lo sposo avrebbe dovuto allentare in seguito, a simboleggiare la perdita della verginità.

In epoca cristiana il colore più popolare era il blu

Con l’avvento e la diffusione del pensiero cristiano, fu il blu a diventare il colore più adeguato per i matrimoni: in epoca medioevale, infatti, la simbologia lo associava alla Vergine Maria, il che attribuiva a questo colore significati come purezza, devozione religiosa e nobiltà d’animo. Il blu si diffuse, però, anche in aree dove permaneva la cultura pagana e in queste zone rappresentava protezione dal malocchio e dalle energie negative.

Le spose “in bianco” che hanno lasciato un segno nella storia

Eppure, la tradizione del bianco è relativamente recente, divenuta “di rigore” solo verso la metà del diciannovesimo secolo, quando la regina Vittoria sposò il principe Alberto nel 1840. Prima di allora, sebbene le spose si vestissero di bianco quando potevano permetterselo, anche le spose più ricche e i reali indossavano l'oro o il blu. Se si trattava di spose del popolo o di ceto umile il vestito scelto era il migliore che possedevano, di qualunque colore fosse. Tra i primi esempi di abito da sposa bianco nella cultura occidentale figura quello della principessa inglese Philippa al suo matrimonio con il re scandinavo Eric nel 1406. Era vestita con una tunica bianca foderata di pelliccia di ermellino e scoiattolo. Nel 1558, Maria Regina di Scozia vestiva di bianco durante il suo matrimonio con il futuro re di Francia Francesco II, nonostante all'epoca il bianco fosse un colore di lutto per le regine francesi. Per i secoli successivi, il bianco rimase un colore popolare, ma non obbligatorio per i matrimoni reali (la principessa Carlotta, quando sposò il principe Leopoldo di Sassonia-Coburgo-Saalfeld nel 1816, indossò un abito a vita impero in lamé argento metallizzato, per esempio). Gli abiti bianchi non simboleggiavano la verginità o addirittura la purezza, ma il ceto sociale: erano più costosi e più difficili da mantenere puliti, e quindi comunicavano lo status e la ricchezza di chi li indossava. Fino alla metà del XIX secolo, inoltre, nessuna donna, nemmeno la famiglia reale, si aspettava di indossare il proprio abito da sposa una sola volta e poi mai più: un'idea che sarebbe stata assurda anche per le persone più ricche prima della rivoluzione industriale. Nella maggior parte dei casi, una donna si sposava con l'abito migliore che già possedeva.  

Il matrimonio romantico della regina Vittoria e il “bianco” come colore del sogno d'amore

Tutto questo cambia per le spose occidentali dopo il romanticissimo matrimonio della regina Vittoria e con la rivoluzione industriale e, in particolare alla diffusione della fotografia e delle riviste di moda illustrate. Quando la regina Vittoria sposò suo cugino di primo grado Alberto, il principe tedesco di Sassonia-Coburgo-Gotha, indossava un opulento abito chiaro decorato con fiori d'arancio disegnato nello stile dell'epoca: un corpetto aderente che abbracciava la vita naturale e una gonna voluminosa e ampia, tenuta fuori dal corpo con crinoline e sottovesti. Anche se spesso descritto come bianco e dipinto in questo modo nei ritratti, l'abito in sé, ora nella Collezione Reale, è in realtà più un avorio-champagne. Al posto di una corona di gioielli, la giovane reale indossava una corona di fiori d'arancio, e questo rese ulteriormente cara la nuova regina e il suo matrimonio d'amore ai suoi sudditi. In effetti, il popolo britannico idealizzava a tal punto la relazione tra Vittoria e il suo principe consorte, incarnazione di un ideale di felicità coniugale, che le giovani donne cercavano di copiare il suo abito da sposa in ogni modo possibile. Oltre a questo evento romantico, l'altro fattore determinante è rappresentato dalla diffusione dei ritratti fotografici per il matrimonio - in bianco e nero o seppia-, in cui l’abito da sposa bianco metteva in luce e in risalto la sposa e la sua bellezza. Nel 1849, così, le riviste femminili proclamavano già che non solo il bianco era il colore migliore per un abito da sposa, ma anche la scelta più appropriata, emblema della purezza e dell'innocenza dell'infanzia, e del cuore immacolato che ora cede al prescelto. Gli ideali vittoriani di matrimonio, amore romantico e purezza furono proiettati per riscrivere l'abito bianco come simbolo di innocenza e verginità piuttosto che di ricchezza e la tendenza prese piede in modo formidabile. L’abito da sposa in stile anni Quaranta dell’Ottocento della Regina Vittoria – la vita sottile, il pizzo, l’ampia gonna ottocentesca sopra sottovesti e crinoline – è, infatti, ancora oggi considerato la silhouette “da matrimonio” più riconoscibile, più “classico”, quasi che l'alterità della regina inglese sia divenuta l'ingrediente “x” che rende l'abito da sposa così distinto.