5 apr 2022

La Ue ora vuole accelerare: moda sostenibile entro il 2030

L’Unione Europea ha stilato una serie di iniziative per rendere la filiera della moda più sostenibile attraverso l’ecodesign, la responsabilità dei produttori, l’innovazione e la digitalizzazione

Capi di moda sostenibili
Capi di moda sostenibili

Una moda più verde, che impatti meno sull’ambiente e che possa trovare le materie prime di cui ha bisogno anche all’interno dell’Unione Europea. Il Vecchio Continente, nell’ambito delle iniziative per il Green Deal, spinge sul fashion sostenibile e vara una serie di proposte per porre fine al modello “usa e getta”, sostenendo gli investimenti sulla qualità di vestiti e accessori per fare anche da volano alla ripresa economica che sta investendo l’intero settore dopo la pandemia.

I 5 punti della strategia UE per rendere la moda sostenibile
Sono 5 i punti cardine del piano dell’Unione Europea per riformare la filiera della moda trasformandola dal punto di vista ecologico e limitando il suo impatto sull’ambiente e sulla generazione dei rifiuti.

1. Ecodesign
La sostenibilità della moda parte dalla sua progettazione. I prodotti del fashion dovranno durare nel tempo, dovranno essere di qualità, affidabili, non dovranno contenere sostanze chimiche, dovranno essere predisposti al riutilizzo, totalmente riciclabili e facilmente riparabili. Oltre al capo, all’acquirente dovranno anche essere forniti gli accessori per la riparazione e la manutenzione, come bottoni e filo.

2. Responsabilità estesa dei produttori
I marchi sono coinvolti in ogni passaggio della produzione dei loro prodotti, dalla realizzazione al riciclo, passando per la commercializzazione. Tutti dovranno cooperare per ridurre al minimo il conferimento in discarica preferendo inceneritori e, naturalmente, riciclo.

3. Tracciabilità e Trasparenza della Filiera tessile 
Si tratta di una specie di passaporto digitale dei prodotti della moda, che contenga tutte le informazioni che riguardano le caratteristiche di impatto ambientale del prodotto, le condizioni dei lavoratori, i materiali utilizzati e l’eventuale utilizzo di sostanze chimiche nella filiera.

4. Nuovi modelli di consumo
La UE proporrà incentivi fiscali per supportare il riciclo, la riparazione e in generale la buona qualità dei prodotti della moda. Si tratta di incentivi per le imprese, destinati all’innovazione delle tecniche e dei materiali di produzione e alla creazione di nuovi posti di lavoro nei settori chiave per l’ecosostenibilità, come la manutenzione e la riparazione di abiti e accessori.

5. Coinvolgimento dei consumatori
Nessuna svolta ecosostenibile del fashion può avvenire senza che chi compra i prodotti si renda protagonista di un cambiamento culturale nel modo di fare acquisti. Stop a capi a basso prezzo e di pessima qualità e spinta verso acquisti consapevoli, con etichette parlanti e educazione sul greenwashing, il cosiddetto ecologismo di facciata.

Le altre iniziative
Oltre ai 5 punti programmatici da portare a termine entro il 2030, l’Unione Europea ha posto l’attenzione anche su altri temi critici che riguardano il settore moda, nell’ottica di una sua riconversione green.
Secondo quanto stabilito dalla UE, dovranno essere creati in tutto il Vecchio Continente degli hub di riciclo destinati al tessile e dovranno essere messi a disposizione delle aziende della moda incentivi sul lungo periodo per favorire la rilocalizzazione in Europa delle catene produttive.
L’UE si propone anche di realizzare appropriate riforme strutturali e di erogare finanziamenti per incoraggiare l’innovazione e la digitalizzazione dell’intero settore. Nelle intenzioni c’è anche quella di introdurre nuove norme per creare scuole e programmi formativi che garantiscano la creazione di figure professionali esperte sui temi della sostenibilità e dell'innovazione responsabile.

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