Mercoledì 17 Luglio 2024
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Moda

La storia del rossetto rosso

Forte e seducente, ma anche scandaloso e romantico, il rossetto rosso fa parlare di sé da secoli

Penélope Cruz in una scena del film Head in the Clouds

Penélope Cruz in una scena del film Head in the Clouds

Da Cleopatra, passando per Marilyn Monroe, fino ai giorni nostri, il rossetto rosso non ha mai smesso di far parlare di sé. Amato o odiato, quel sottile velo di colore, da secoli, lega generazioni di donne e amanti del make up, tanto da essere diventato un must have senza tempo. La sua storia è lunga e travagliata, ma ogni tappa del percorso ha contribuito a trasformarlo in ciò che rappresenta oggi. Utilizzato da uomini e donne per definire il proprio status e per distinguersi, il rossetto rosso ha vissuto anche tempi bui, in cui era utilizzato come lettera scarlatta della prostituzione o nel Medioevo, quando era visto come sinonimo diabolico.

Le origini

Come molte altre usanze e invenzioni che ancora caratterizzano la civiltà moderna, tutto nacque in Mesopotamia. Pare infatti che la regina sumera Pu-Abi, sovrana della città di Ur, intorno al 2500 a.C. avesse l'abitudine di ravvivare le labbra con una miscela di rocce rosse e piombo bianco, dando vita alla fama del rossetto rosso come simbolo di prestigio sociale. Oltre che dai Sumeri, la stessa pratica è stata adottata da re e regine egizie, tanto che Cleopatra utilizzava tinte nei toni dell'arancio, del magenta e del blu-nero per completare il suo caratteristico make-up dagli occhi neri. Nell'impero romano, invece, tingersi le labbra con il “purpurissum” era un gesto senza genere, utilizzato per distinguere il proprio status. Tra le amanti del purpurissum pare spiccasse Poppea, moglie di Nerone, che si narra avesse una squadra di addetti alla cura delle sue labbra. Diverso era invece l'utilizzo nell'antica Grecia, dove le prostitute erano costrette a tingersi le labbra di rosso per identificare la propria professione, utilizzando per altro un pigmento fatto da una miscela tutt'altro che gradevole.

Il periodo buio

Non sempre l'audace cosmetico è stato visto di buon occhio. Come molto di ciò che risultava troppo appariscente o esuberante, durante il Medioevo è stato associato ad una personalità misteriosa e spaventosa, quando non anche demoniaca. Il rosso era il colore del diavolo, così la Chiesa non ha esitato a condannare chiunque lo indossasse. Per evitare guai, le tonalità consentite si limitavano alle tinte di rosa tenue, un poco più acceso per le privilegiate. Da cosmetico peccaminoso, il rossetto scarlatto è stato riabilitato dalla regina Elisabetta I, la sovrana inglese che lo sfoggiava con orgoglio. Un breve momento di gloria destinato a terminare con l'arrivo della puritana Regina Vittoria, che lo etichettò come volgare e irrispettoso.

Il movimento per il suffragio e l'emancipazione femminile

Alla fine del 1800, quando ancora il rossetto rosso era una cosa da indossare in segreto, l'attrice teatrale Sarah Bernhardt face parlare di sé quando lo indossò in pubblico, riportandolo così in auge. A dargli potere e elevarlo a simbolo di ribellione e emancipazione femminile è però stata Elizabeth Arden. Fondatrice di uno dei più noti marchi di cosmetici, nella New York del 1912 scese in piazza con le manifestanti distribuendo rossetti rossi. Ben presto, leader dei movimenti femministi in America e Europa iniziarono a sfoggiare labbra rosse in risposta all'onnipresente giudizio e potere maschile.

Una dichiarazione antifascista

Troppo libertino e sexy, il rossetto rosso era sulla lista nera di Hitler che identificava la purezza ariana in un volto senza trucco. Proprio per questo assunse un significato patriottico sulle labbra delle donne, che lo sfoggiavano con orgoglio in segno di ribellione al nazismo e al fascismo, cosa che ne fece lievitare il costo costringendo a utilizzare il succo di barbabietola come pigmento. Oltreoceano, per tutta la durata della Seconda Guerra Mondiale, il cosmetico divenne obbligatorio per le donne che si arruolavano nell'esercito americano, tanto che è proprio in questo periodo che nascono i primi iconici rossetti rossi dei brand più noti. Helena Rubinstein creò Regimental Red, Cyclax diede vita alla tonalità Auxiliary Red mentre Elizabeth Arden lanciò Victory Red accompagnato dalla tonalità di smalto Montezuma Red, coordinata con i bordi rossi delle uniformi del Corpo dei Marines.

L'eredità moderna

Dalla fine della guerra in poi il rossetto rosso ha visto un periodo di continua ascesa. Sempre sulla bocca di Marilyn Monroe, Betty Page e Liz Taylor, ma anche delle donne della politica come Margaret Tatcher e Alexandria Ocasio-Cortez. Oltre al gusto estetico e al semplice make up, anche nei giorni più recenti dipingersi le labbra di rosso continua ad avere un peso importante. Nel 2015, durante le proteste antigovernative in Macedonia, l'impronta rossa lasciata da un bacio dato allo scudo antisommossa di un agente è diventa virale. 2018, Nicaragua, sulla scia dell'attivista Marlén Chow, che aveva sfidato i suoi interrogatori applicando un rossetto rosso, donne e uomini hanno sfoggiato lo stesso make up in sostengo alla liberazione dei manifestanti antigovernativi. L'anno seguente, in Cile, quasi diecimila donne sono scese in strada con bande nere sugli occhi sciarpe rosse e labbra in tinta, per denunciare la violenza sessuale nel Paese, attingendo allo stesso potere che il movimento per il suffragio aveva già sfruttato un secolo prima.