Venerdì 19 Luglio 2024
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Moda

Dall'acetato al tencel, il dizionario per decifrare le etichette

Una piccola guida per comprendere di cosa potrebbero essere fatti gli abiti che indossiamo

Photo courtesy: freepik.com

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Leggere un'etichetta e comprendere la composizione di un tessuto potrebbe essere più complicato del previsto. Parte della confusione nasce dal fatto che tessuto e fibra non sono la stessa cosa. Per esempio, il denim è un tessuto che può però essere composto da fibre differenti, solitamente è fatto in cotone ma può essere anche in lino o canapa. Il crêpe, con il suo elegante drappeggio, è spesso associato alla seta ma può essere realizzato sia con fibre naturali che sintetiche. Considerando la molteplicità di materiali utilizzati al giorno d'oggi, non sorprende che i nomi indicati sulle etichette possano confondere i consumatori, ecco quindi un breve dizionario per destreggiarsi nella scelta degli abiti.

Acetato

Per intenderci si tratta del classico tessuto lucido utilizzato per felpe e pantaloni sportivi anni '90. In termini più tecnici si tratta di una delle tante fibre derivate dalla cellulosa. Acetato e triacetato, infatti, si ricavano dal legno attraverso un processo chimico, per ottenere un materiale che può assumere diverse forme. Il risultato può essere un materiale duro come la plastica, e quindi usato come alternativa alla plastica convenzionale, oppure un tessuto liscio e lucido. Nel primo caso si utilizza spesso per realizzare occhiali e nella gioielleria, nel secondo invece può essere un sostituto del rayon e della seta, anche se meno traspirante.

Bamboo

Utilizzato in vari ambiti, in campo tessile può essere trasformato in una fibra simile al lino, sia nell'aspetto che nel tatto. Il processo chimico di trasformazione è simile a quello impiegato per realizzare altre fibre ottenute dal legno e il prodotto finale è un tessuto morbido e liscio, spesso utilizzato per realizzare biancheria intima e abbigliamento sportivo.

Crêpe de chine

Si tratta di un tessuto non di una fibra, quindi una volta letto questo nome sull'etichetta bisogna controllare la composizione, che può essere fatta sia di fibre naturali che sintetiche. In passato con “crepe de chine” ci si riferiva ad una seta trasparente e opaca, ora il nome descrive una trama leggera e drappeggiata, spesso utilizzata per abiti eleganti e camicette.

Cupro e Modal, la famiglia del rayon

Liscio e lucido, leggero e traspirante, si asciuga velocemente ed è ampiamente utilizzato per fodere, abiti e camicette, il cupro è una delle tante fibre che rientra nella famiglia del rayon. A differenza dei precedenti citati, la materia prima dalla quale si ricava il cupro è il cotone di cui ne è dunque un sottoprodotto. Sempre parte dello stesso guppo è anche il modal, una fibra di cellulosa che si ottiene dal legno, spesso di faggio, attraverso un processo che crea una fibra morbida e setosa spesso utilizzata come alternativa al cotone, dato anche la sua capacità di assorbire l'umidità.

Ramia o Ramiè

Si tratta di un'antica fibra vegetale proveniente dall'estremo oriente e appartenente alla famiglia del lino e della canapa. La realizzazione non richiede l'uso di sostanze chimiche ed è per questo che la finitura è irregolare. Le fibre degli steli legnosi della pianta vengono rimosse attraverso una lavorazione meccanica, per poi essere filate e tessute. Il prodotto ottenuto è traspirante e assorbente, la finitura liscia e lucida invece si ottiene con una lavorazione finale con l'uso di sostanze chimiche.

Raso

Un tempo con raso si indicava una trama di seta, ma oggi rappresenta poliestere in rayon di viscosa, quindi se scritto su un'etichetta meglio controllare due volte. Come il denim e il crepe de chine con il termine raso si indica il tessuto non la fibra.

Tencel/lyocell

Ricavato dalla polpa del legno di faggio e di eucalipto, attraverso un processo che utilizza sostanze chimiche meno aggressive rispetto agli altri materiali della famiglia dei rayon viscosa. Si tratta dunque di una fibra tessile di origine vegetale, le cui caratteristiche principali sono la resistenza, la traspirabilità e la capacità di assorbire l'umidità. Aspetto positivo nell'impiego di questo materiale è il basso impatto ambientale nel processo di produzione, da non sottovalutare anche il fatto che gli abiti realizzati in Lyocell non vadano necessariamente stirati.