Ritornoa al Convento di Eduardo  Zamacois y Zabala (1868)
Ritornoa al Convento di Eduardo Zamacois y Zabala (1868)

Firenze, 24 marzo 2019 - Chi non ha mai gioito della gaffe del collega ambiziosetto davanti al capo? Esiste un politico che, pur trattandosi di un campagno di partito, non goda almeno un po’ della sua débâcle elettorale? Passando al calcio, non mancano i tifosi convinti che dia più soddisfazione assistere alla sconfitta della squadra più odiata che veder vincere la propria. Attenzione, entra in campo la Schadenfreude. Il gioire delle disgrazie altrui.

«Sperare nella caduta di una persona eccellente come unico modo per confortare e giustificare la propria mediocrità, è una tipica dinamica italiana», le parole di Roberto Saviano a commento della vicenda giudiziaria di Marco Pantani. Travestita da giustizia divina o da vendetta del karma, quando l’universo sembra punire chi se lo merita, la Schadenfreude è tra noi più di quanto sia possibile immaginare: trasmissioni televisive (vedi il flop del programma di Celentano), gossip feroci nella vita e sul web lo confermano. E i social se ne nutrono.

L’emozione etichettata come negativa avrebbe invece tutti i crismi del sentimento universale. Lo spiega con citazioni legate a divorzi, diete e imbarazzanti flatulenze, la studiosa inglese Tiffany Watt Smith. Proseguendo la mappatura intrapresa nell’Atlante delle emozioni umane, la storica della cultura ha dato alle stampe Schadenfreude (Utet), nel quale svela come “la gioia per le disgrazie altrui” sia più comune di quanto l’immaginario collettivo sia disposto ad ammettere.

La vendetta del rosicone: tutti l’abbiamo provata e la proviamo ogni giorno, insomma?

«Non per tutti è facile ammetterlo, ma sì, tutti l’abbiano provata almeno una volta nella vita. È una parte conforme all’essere umani, una reazione normale, sia che si veda una persona malvagia ottenere ciò che si merita, sia che qualcuno che ti ha fatto sentire inferiore commetta un errore ridicolo».

Potrebbe trattarsi anche del sollievo di non essere la persona che sta facendo una figuraccia?

«Certo, esistono diversi tipi di Schadenfreude. Si avverte un senso di superiorità e trionfo, ad esempio, quando una persona che si è comportata da ipocrita o bugiardo viene colta in fallo e punita. Ma esiste anche un tipo di pulsione più intima, quando vediamo persone provare disgrazie a cui ci siamo in prima persona avvicinati: il poeta Lucrezio sosteneva che il motivo per il quale le persone del suo tempo traevano piacere dal guardare i relitti delle navi (che potrebbero essere sostituiti dagli incidenti stradali di oggi) non fosse il gusto nel vedere la sofferenza altrui, bensì qualcosa che rimandava allo scampato pericolo, poiché “è dolce sapere da quali sfortune siamo liberi”». 

Da Shakespeare ai Simpson, da Winnie Pooh a Dostoevskij, da Freud a Kim Kardashian, nel libro conduce un’esilarante spedizione nei territori oscuri delle nostre emozioni più inconfessabili: altri esempi pratici?

«Esiste il sollievo di quando il collega perfetto che ottiene sempre ogni premio e riconoscimento non riesce ad avere la promozione: ci ricorda che non solamente noi falliamo, succede a tutti».

Queste basse soddisfazioni gratificano solo i deboli, i personaggi illustri ne sono immuni?

«Nietzsche e Schopenhauer ritenevano, per ragioni differenti, che la Schadenfreude riguardasse solo individui moralmente più deboli o inferiori. Non sono d’accordo. Credo che sia una reazione assolutamente umana, qualcosa che la maggior parte di noi prova».

Come funziona la Schadenfreude, a che cosa serve e, soprattutto, dobbiamo vergognarcene?

«La proviamo in ogni tipo di situazione e per numerose e differenti motivazioni. Alle volte è semplice come vedere la squadra rivale perdere - anche quando la tua squadra non sta neppure giocando! Altre ci divertiamo nell’assistere alla disavventura di qualcuno perché pensiamo che se la meriti (solo stamattina ho provato un brivido di piacere quando sono stata spinta fuori dalla scala mobile e poi quella persona ha perso il treno). Ovviamente la Schadenfreude è connessa alla competitività e all’invidia. Altre circostanze riguardano la politica, i gossip, colleghi e superiori, familiari, tradimenti. È ovunque. Benché sia propria dell’uomo, si tratta comunque di un’emozione della quale proviamo molta vergogna».

In parte perché è difficile ammettere di provare il senso di invidia o l’inferiorità che stanno a monte della Schadenfreude...

«Anche, ma soprattutto perché non vogliamo essere considerati “persone non a modo”. In Inghilterra spesso ci piace sorvolare su emozioni scomode e difficili come la Schadenfreude. Ma probabilmente è meglio comprendere che questo sentimento viene provato per un motivo, e cercare di capire di quale motivo si tratti. La Schadenfreude è una reazione normale nei confronti delle persone che ci hanno fatto sentire inferiori in qualche modo, pareggia le condizioni. Ma, prima di tutto ci ricorda che non siamo solamente noi a fallire, lo fanno tutti. Quindi, a tale proposito, non si tratta solo di un’emozione normale, ma di un sentimento assolutamente indispensabile in questa epoca di perfezione assoluta e di forte pressione verso il successo».