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15 mag 2022

Uscire dall’inverno demografico Sfida inderogabile

15 mag 2022

di Sofia Francioni

L’Italia è destinata a diventare sempre più vecchia. Se il crollo delle nascite non verrà arrestato, in meno di trent’anni il Paese perderà 5 milioni di abitanti, tra cui 2 milioni di giovani. Mentre "le persone con almeno 90 anni saranno 1.700.000, il doppio degli attuali 800mila. Gli ultracentenari, oggi 20mila, diventeranno 80mila". Dall’Auditorium della Conciliazione di Roma per gli Stati Generali della Natalità il presidente dell’Istat Gian Carlo Blandiardo lancia l’allarme sull’inverno demografico italiano. "Il tasso di fecondità in Italia è a 1,25. E nel nostro Paese quando scende sotto 1,5 figli per donna si dimezza quasi la popolazione".

La kermesse, organizzata dalla Fondazione per la natalità in corso il 12 e il 13 maggio, ieri ha visto la partecipazione della conduttrice Andrea Delogu, dei travel blogger Giulia Lamarca e Andrea Decarlini, della direttrice della Nazione Agnese Pini e – tra gli altri – della leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni, del segretario della Lega Matteo Salvini intervenuto all’evento tramite un video, del segretario Pd Enrico Letta e del leader di Azione Carlo Calenda. Ma di chi è la colpa se sempre meno coppie decidono di avere figli in Italia? La mancanza del lavoro e di garanzie, di politiche a sostegno della famiglia e della maternità, l’individualismo, l’assenza di fiducia nel futuro e della cultura della paternità: le ipotesi sollevate dai partecipanti sono tante.

Tra le soluzioni messe in campo dal governo, invece: 20 miliardi di euro all’anno stanziati per il solo assegno nel Family Act e 4.6 miliardi per gli asili nido inseriti nel Piano nazionale di ripresa e resilienza. Mentre il congedo di paternità resta fermo a 10 giorni. Per Giorgia Meloni il problema della denatalità italiana è anche europeo e la leader di Fratelli d’Italia risponde proponendo asili nido gratuiti e condominiali, reddito d’infanzia e sostegno al lavoro femminile. "Le parole di Elisabetta Franchi", aggiunge ricollegandosi a quanto detto dall’imprenditrice della maison di moda a proposito della scelta di non assumere donne under 40 "non deve scandalizzarci perché sono tanti a pensarla come lei. Il problema oggi è anche la cultura gender che sta minando l’identità delle donne, delle madri". Dalle teorie gender come capo espiatorio, il segretario del Pd Enrico Letta passa ai giovani e allo "scandalo dei tirocini non retribuiti".

"L’obiettivo nel 2030 – afferma – è far uscire i ragazzi da casa a 25 anni. Oggi sapete qual è la media? 30 anni e mezzo. Questo è il motivo per cui la denatalità è così diffusa. In più, un Paese che pensa che il lavoro giovanile non debba essere pagato è un Paese senza futuro. Lo stage deve tornare a essere un pezzo del percorso formativo, mentre l’ingresso nel mondo del lavoro deve avvenire con un contratto vero e proprio. Infine, per quanto riguarda l’assegno unico, per darlo dovremo tornare a guardare gli Isee".

Tornando ai numeri raccolti dall’Istat, nel 2050 solo poco più di una persona su due in Italia sarebbe in età da lavoro, con un 52% di persone tra i 20 e i 66 anni che dovrebbero provvedere sia alla cura e alla formazione delle persone sotto i venti anni (16%), sia alla produzione di adeguate risorse per il mantenimento e l’assistenza ai pensionati (32%). In questo quadro le nascite annue potrebbero scendere nel 2050 a 298 mila unità. Mentre l’obiettivo era di 500mila nati.

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