“Un posto al sole“ va in onda dal ’96: una scena di un episodio del 2020
“Un posto al sole“ va in onda dal ’96: una scena di un episodio del 2020
Lo spostamento di orario – possibile, se non probabile – di Un posto al sole scatena un piccolo terremoto: protestano (soprattutto via social) i numerosi e affezionatissimi fan e alla fine la novità di palinsesto appena prospetatta diventa un caso politico. A scendere in campo per difendere la più longeva tra le soap italiane arriva il deputato del Movimento 5 Stelle Luigi Iovino che ha immediatamente depositato all’uopo un’interrogazione al Presidente del Consiglio. "La nota fiction Un posto al sole, in onda da 25 anni su Raitre – scrive il giovane parlamentare napoletano – è oramai una delle produzioni di maggiore successo realizzata dalla storica sede Rai di Napoli, oltre che la più longeva della nostra tv di Stato – scrive ancora, accalorato, Iovino -. Un appuntamento di riferimento per tantissime...

Lo spostamento di orario – possibile, se non probabile – di Un posto al sole scatena un piccolo terremoto: protestano (soprattutto via social) i numerosi e affezionatissimi fan e alla fine la novità di palinsesto appena prospetatta diventa un caso politico. A scendere in campo per difendere la più longeva tra le soap italiane arriva il deputato del Movimento 5 Stelle Luigi Iovino che ha immediatamente depositato all’uopo un’interrogazione al Presidente del Consiglio.

"La nota fiction Un posto al sole, in onda da 25 anni su Raitre – scrive il giovane parlamentare napoletano – è oramai una delle produzioni di maggiore successo realizzata dalla storica sede Rai di Napoli, oltre che la più longeva della nostra tv di Stato – scrive ancora, accalorato, Iovino -. Un appuntamento di riferimento per tantissime famiglie italiane, che rischia ora di subire un’inevitabile crisi di ascolti a seguito della decisione di spostare l’orario di messa in onda delle 20.45, per fare spazio all’ennesimo talk politico".

Il talk in questione sarebbe il nuovo format di Lucia Annunziata. Ad attaccare la decisione della Rai è nientepopodimeno che Giovanni Minoli, l’ideatore della fortunatissima fiction. "Vogliono spostare Un posto al sole – attacca Minoli – per fare posto all’ennesimo talk politico. Quando nacque capii che poteva e doveva collegarsi alla vita del territorio raccontando la realtà e le sue trasformazioni ed è stata una scelta vincente. Oggi Un posto al sole coinvolge a Napoli dalle otto alle diecimila persone calcolando tutti, da capostrutture e tecnici a attori e comparse fino a chi porta i panini sul set".

Era il 21 ottobre 1996 quando andò in onda la prima puntata. La soap opera di Raitre, negli anni, ha visto passare tanti attori (17.000 i provinati) e raccontato molte storie (104.382 scene). Accanto a loro, al cast e alla squadra di lavoro: il pubblico.

Il day-drama prodotto da Rai Fiction, Fremantle e il centro di produzione Rai di Napoli, ha collezionato ogni tipo di record: è stato il primo ad essere completamente realizzato in Italia ed è il più longevo, con uno share medio che sfiora il 7% con oltre un milione e mezzo di spettatori di media.

Ma nonostante i successi le cose rischiano di cambiare. Stando alle intenzioni del direttore di Raitre Franco Di Mare, si vorrebbe utilizzare la fascia oraria ambitissima oggi occupata dalla soap napoletana per fare spazio a una striscia informativa e tentare la concorrenza a Raidue e Raiuno. Le vicende di Palazzo Palladini potrebbero quindi passare alle 20 al posto di Blob o alle 18.30 per far posto al nuovo programma di Lucia Annunziata.

"Invece di premiarci ci piazzano in un orario dalle tante incognite, a cui manca l’abituale zoccolo duro di persone che tornano dal lavoro. Sicuramente gli ascolti caleranno", ha dichiarato al Corriere della Sera l’attore Patrizio Rispo (nella fiction è Raffaele Giordano, il portiere di Palazzo Palladino). "Spostarci – ha detto ancora, rincarando la dose e rafforzando il fronte della protesta – è da kamikaze, così come lo è minare la fidelizzazione faticosamente conquistata in questi venticinque anni di lavoro". "La Rai – dice invece l’onorevole pentastellato Iovino – non è un’azienda privata e non può non tener conto del gradimento di tantissimi spettatori fidelizzati alla fiction, né si può rischiare di minare una produzione che da oltre un quarto di secolo rappresenta uno zoccolo duro nel palinsesto di Raitre, per sostituirla con un talk il cui gradimento non è affatto scontato. Sostengo la linea portata avanti in questi giorni dalle sigle sindacali secondo cui un’eventuale crisi della fiction rischierebbe di assestare un colpo fatale agli studi Rai di viale Marconi".

Iovino non manca di rimarcare il fatto che Un posto al sole è nel tempo diventato una bandiera di napoletanità: ha rilanciato, dice, "il “prodotto Napoli” in termini di attrattività turistica. Elementi di cui il consiglio di amministrazione della Rai non può assolutamente non tenere conto".

A Napoli e dintorni, insomma, tira aria di rivolta, e sotto il sole potrebbero ancora esserci delle sorprese.