Una scena del film
Una scena del film

Un padre, un figlio, un viaggio on the road per farli conoscere: giovedì 24 ottobre esce nelle sale cinematografiche italiane 'Tutto il mio folle amore' di Gabriele Salvatores, con protagonisti Claudio Santamaria, Valeria Golino, Diego Abatantuono e Giulio Pranno. Il film è stato presentato in anteprima durante il Festival di Venezia 2019, fuori concorso, e in quell'occasione ha raccolto pareri discordanti: cosa ne penseranno ora gli spettatori?

Tutto il mio folle amore, il film di Salvatores

La trama è liberamente tratta dal libro di Fulvio Ervas 'Se ti abbraccio non aver paura', storia vera del rapporto fra un padre e un figlio autistico durante un viaggio attraverso le Americhe. Nel caso di 'Tutto il mio folle amore' l'azione è spostata nei Balcani e il disturbo della personalità non è chiaramente identificato, ma è comunque tale da richiedere attenzioni particolari.

Incontriamo così il sedicenne Vincent (interpretato dall'esordiente Giulio Pranno), che vive insieme alla madre Elena (Valeria Golino) e al padre adottivo (Diebo Abatantuono). Suo padre biologico (Claudio Santamaria) è un cantante dall'animo randagio, che ha abbandonato Elena quando ha saputo che era incinta e non si è più fatto rivedere. Un giorno, però, decide di andare a conoscere il figlio e, suo malgrado, se lo ritrova accanto durante un viaggio fra Slovenia e Croazia.

Grazie a 'Tutto il mio folle amore', Gabriele Salvatores torna al cinema on the road delle sue origini, quello nel quale il viaggio diventa occasione per compiere un percorso di autoconsapevolezza che non sarebbe possibile nelle vite di tutti i giorni, scandite da una routine ordinata e un po' soporifera. È insomma un film nel quale si respira l'aria di 'Marrakech Express', 'Turné' e 'Puerto Escondido', piuttosto che dei recenti 'Il ragazzo invisibile' e 'Happy Family'.

Il trailer

 

 

Com'è 'Tutto il mio folle amore', le recensioni

Dopo la presentazione al Festival di Venezia, la critica più paludata ha espresso pareri mediamente negativi, a causa soprattutto di una sceneggiatura che appare un po' frammentata, che talora gira a vuoto e che tende a scadere in un "in fondo nessuno è normale" che suona un po' superficiale.

Recensori meno severi hanno però riconosciuto a Gabriele Salvatores di avere saputo stemperare i difetti grazie a un genuino entusiasmo per il personaggio di Vincent e a una profonda empatia per le personalità ammaccate della sua stramba famiglia. I momenti migliori del film nascono da questi due aspetti.

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