15 mag 2022

Se l’Europa centrale è dilaniata tra Est e Ovest La lezione di Kundera in anticipo sui tempi

Attenzione alle date: giugno 1967 e novembre 1983. Un intervento pubblico e un articolo di Milan Kundera che non puzzano di vecchio, anzi hanno quasi il dono della preveggenza: basta leggere entrambi con un occhio e con l’altro guardare a che cosa significa ora Europa con la guerra in corso in Ucraina. Sembrano slegati i due interventi, ma non è così: c’è un filo che li tiene insieme. Quando nel 1967 Kundera nell’intervento al congresso degli scrittori cechi – a un anno dalla Primavera di Praga – parla di “Letteratura e piccole nazioni“, lo spunto è sì letterario, ma è un innesco micidiale per ragionare sulla cultura ceca che ha scelto di affrancarsi (nel tempo) dal rischio di una germanizzazione (non solo linguistica). Sarà quell’affraccamento a partorire una generazione di scrittori (lo stesso Kundera) e cineasti che forniranno linfa vitale (e culturale) per la Primavera che arriverà, con lo sguardo rivolto all’Europa.

Sedici anni dopo (dodici mesi prima dell’uscita de L’insostenibile leggerezza dell’essere) su Le Debat sarà più esplicito. "L’Europa – scrive – non è un fenomeno geografico ma una nozione spirituale, sinonimo di Occidente". Dal Dopoguerra in poi, spiega, esistono tre Europe: quella occidentale, quella orientale e quella situata al centro (Polonia, Ungheria e Cecoslavacchia). E l’Europa centrale, dice, è culturalmente a Ovest e politicamente a Est. Peccato – e lo scrive appunto nel 1983 – che l’Europa occidentale l’abbia dimenticato, assimilandola al blocco sovietico.

Matteo Massi

© Riproduzione riservata

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