di Roberto Giardina Una casa editrice può manipolare l’opera di un suo autore dopo la morte? Einaudi censurò gli scritti di Gramsci che potevano essere scomodi per Pci, una scelta politica, l’editore aveva bisogno dell’appoggio del partito. Il caso è diverso per Patricia Highsmith, la signora del giallo, una definizione non adeguata per una grande scrittrice. La Diogenes Verlag, la casa editrice di Zurigo, per celebrarne il centenario – era nata nel gennaio 1921, a Fort Worth in Texas – ha appena pubblicato i suoi diari e parte dei taccuini (titolo: Tage-und Notizbücher), ma la scelta delle pagine viene criticata dalla Neue Zürcher Zeitung. Secondo il quotidiano si è cercato di attenuare, fin troppo, l’antisemitismo e il razzismo della scrittrice. Patricia Highsmith aveva un brutto carattere, non faceva alcuno sforzo per rendersi gradita agli amici, agli editori e ai lettori. A dodici anni scopre la sua diversità, è lesbica, non lo nasconde, è un...

di Roberto Giardina

Una casa editrice può manipolare l’opera di un suo autore dopo la morte? Einaudi censurò gli scritti di Gramsci che potevano essere scomodi per Pci, una scelta politica, l’editore aveva bisogno dell’appoggio del partito. Il caso è diverso per Patricia Highsmith, la signora del giallo, una definizione non adeguata per una grande scrittrice. La Diogenes Verlag, la casa editrice di Zurigo, per celebrarne il centenario – era nata nel gennaio 1921, a Fort Worth in Texas – ha appena pubblicato i suoi diari e parte dei taccuini (titolo: Tage-und Notizbücher), ma la scelta delle pagine viene criticata dalla Neue Zürcher Zeitung. Secondo il quotidiano si è cercato di attenuare, fin troppo, l’antisemitismo e il razzismo della scrittrice.

Patricia Highsmith aveva un brutto carattere, non faceva alcuno sforzo per rendersi gradita agli amici, agli editori e ai lettori. A dodici anni scopre la sua diversità, è lesbica, non lo nasconde, è un rischio, basta sfoggiare un paio di calzoni per dare scandalo. La sua agente Margot Johnson le consiglia di pubblicare il primo racconto, un amore di donne, con un pseudonimo. Non è più un problema, ma l’antisemitismo, i feroci attacchi a Israele, i commenti sulla gente di colore, che le facevano ribrezzo, nell’éra del politically correct sarebbero pericolosi. La Diogenes forse è stata troppo prudente.

La scrittrice, scomparsa il 4 febbraio del 1995, due anni prima della morte, nominò curatori delle sue opere Daniel Keel, allora direttore della Diogenes, e la sua fedele redattrice Anna von Planta (64 anni). Cercarono i diari nella casa di Tegna, in Tessino, infine li scovarono ben nascosti nell’armadio della biancheria, 18 diari, scritti su quaderni di scuola, e 38 taccuini di appunti. L’amica Anna ne ha scelto 1370 pagine su ottomila, un lavoro durato un decennio.

Il primo quaderno inizia il giorno di San Silvestro del 1940: "Here is my diary contenaining the body," questo è il mio diario e contiene tutto di me. "La mia infanzia fu un inferno", annota, non doveva nascere, la madre voleva abortire, i genitori si separarono. Venne affidata alla nonna, a New York. A tre anni sapeva già scrivere. Il 21 giugno del ’41 annota: "Per me scrivere è come nuotare controcorrente alla ricerca di uno scoglio, se non lo trovo annego". In estate: "Penso che il sesso dovrebbe essere una religione".

È alta, bruna, preferisce sedurre donne più mature, e forti. Nei diari affibbia voti alle decine di amanti. Nessuna relazione durava a lungo. Nel 1950, il primo romanzo – Due sconosciuti in treno – è un successo, Alfred Hitchcock ne trae un film. Con i diritti può viaggiare, in Gran Bretagna, in Francia, in Italia. Nell’estate del ’51 a Monaco incontra Ellen Hill, una sociologa inglese: "Ellen e io litighiamo di continuo… Ero troppo ubriaca per capire che stavamo per innamorarci". L’amica la segue a New York, nel luglio del ’53, minaccia il suicidio, davanti a lei inghiotte otto pillole di Veronal, beve due Martini; Patrica la lascia e torna alle due di notte, la trova in fin di vita. Lo racconta gelidamente nel diario: Ellen si salva ma, come un personaggio dei suoi romanzi, la scrittrice aveva calcolato che morisse?

"Ho bisogno di due specchi per avere un’immagine precisa di me", confida. Il personaggio che ama di più è Tom Ripley, un assassino, protagonista di cinque romanzi. Il suo doppio. Le sue storie piacciono ai registi. Nel 1960 René Clement gira Delitto in pieno sole, con Alain Delon nel ruolo di Ripley. Nel finale Delon viene scoperto, nei romanzi la fa franca. Wim Wenders nel ’77 gira L’amico americano, sempre su Ripley, e nel ´99 Anthony Minghella firma Il talento di Mister Ripley, e lo trasforma in una storia omosessuale. Ma la Hisghsmith aveva annotato: "L’omosessualità maschile è una sciocchezza". Peter Handke la ritiene una grande scrittrice, nel ’74 lei commenta: "Peter ha un volto femminile, senza forza".

Il suo antisemitismo e razzismo erano noti. Il settimanale Jüdische Allgemeine a gennaio si augurava che dai diari si comprendessero i motivi, e non si camuffassero questi aspetti del carattere. Nel 2009 la sua biografa Joan Shenkar li aveva potuti esaminare: "Anche nei diari e negli appunti – scrive – la Highsmith inventa e manipola, ma nessun scrittore si è messo a nudo come lei".

Manuel Müller, critico della Neue Zürcher, è deluso: "La Diogenes non affronta l’antisemitismo della sua autrice." Anna von Planta si difende: "Abbiamo voluto presentare Patrica così fedelmente come possibile… Tuttavia abbiamo creduto che il nostro dovere redazionale fosse di comportaci come se fosse ancora in vita. L’antisemitismo è esplicito ma non nei suoi rapporti con amici e amiche e amanti ebrei, anche persone importanti… Difficile trovarne le radici". Anche Anna affascinata, e vittima del talento di Patricia?