Sanremo 2024, orgoglio BigMama: "No, non sono sbagliata"

La rapper a Sanremo con ‘La rabbia non ti basta’. "Sono stata bullizzata per tutta l’adolescenza. Poi ho imparato ad amarmi"

BigMama, all’anagrafe Marianna Mammone, 23 anni

BigMama, all’anagrafe Marianna Mammone, 23 anni

Sanremo, 28 gennaio 2024 – “A Roma, durante le prime prove musicali con l’orchestra, quando sono entrati i violini penso di aver versato tutte le mie lacrime" racconta BigMama, all’anagrafe Marianna Mammone, 23 anni, in gara al Festival con La rabbia non ti basta. "Dopo l’annuncio di Amadeus, sui social alcuni fan si sono ribellati all’idea di rivedermi all’Ariston e quelle critiche hanno scatenato dubbi. Ma ascoltare il suono degli archi nella mia canzone, mi ha fatto capire che quello è il posto mio".

Perché La rabbia non ti basta?

"Questo pezzo è nato dall’esigenza di dare delle spiegazioni, e porgere perfino delle scuse, alla Marianna bambina. Un’esigenza così impellente che in tre-quattro ore di lavoro era già finito, o quasi. Si porta dentro un messaggio universale, perché tutti siamo stati adolescenti, abbiamo avuto dei problemi e abbiamo rischiato di perderci".

Come s’è convertita al rap?

"Quando mio fratello mi ha portato al Festival di Giffoni, dove si esibivano Salmo, Ensi e Clementino. Tornata a casa, ho preso le foto degli amati One Direction e le ho buttate nel cestino. Ma al karaoke ho continuato a cantare le canzoni della Mannoia, di Noemi e di Annalisa".

A 17 anni se n’è andata da Avellino per rifugiarsi al Nord.

"Oggi abito a Milano. Mi spiace per la mia famiglia, i miei cari, per le mie radici che sono a San Michele di Serino. Sono sicura, però, che, se non l’avessi fatto, non sarei arrivata dove sono adesso. Giù tante cose è difficile farle, specie per una persona particolare come penso di essere io".

Perché?

"Perché al tempo, ad Avellino, le carte in regola nel gioco della musica erano diverse da quelle di oggi. Ricordo ancora il discografico che mi disse: se non dimagrisci, non potrai fare la cantante. Non ero conforme allo standard sociale e ho deciso di scappare altrove".

Già Charlotte , il primo brano, scritto dopo essere sfuggita alle pietre che alcuni coetanei le avevano tirato per il suo aspetto, era una reazione.

"La profondità di quel pezzo è qualcosa di veramente disarmante. Sfido chiunque a trovare un tredicenne capace di scrivere testi come quello, parlando di autolesionismo e suicidio. Purtroppo, la mia mente allora era così, faceva dei bruttissimi viaggi perché vivevo in un bruttissimo mondo. È stata la prima volta che mi sono resa conto di quanto potessi fermare la mia rabbia su un foglio invece di scagliarla addosso agli altri come quei sassi".

Un bruttissimo mondo fatto di cosa?

"Non ricordo un solo giorno della mia adolescenza in cui non sono stata bullizzata da qualcuno. E non solo verbalmente. Atteggiamenti che rimbombavano nella mia testa spingendomi a rispondere all’odio con odio. E odiando innanzitutto me stessa, perché avevo iniziato a giudicarmi in base al giudizio degli altri. C’è voluto del tempo per capire che, se ti ami poco, pure gli altri ti ameranno poco".

La famiglia non era un riparo?

"Non ho mai parlato di bullismo con i miei genitori perché non li vivevo come amici capaci di comprendermi, ma nel tempo il legame è divenuto fortissimo, pure per quel che riguarda l’accettazione della mia sessualità. Ecco perché ai concerti li fotografo con le bandiere del pride e poi posto quegli scatti sui social: per far capire ai ragazzi che coi genitori bisogna parlare".

L’anno scorso all’Ariston, ospite di Elodie, ha sentito il sapore del riscatto?

"È stata prima volta in cui ho avuto la certezza di fare qualcosa di grande, capace di far capire quanto si sbagliassero a tutti quelli che nella vita mi hanno fatta sentire sbagliata. E di capirlo innanzitutto io".

Quattro anni fa ha scoperto di avere un tumore del sangue.

"All’inizio mi sono chiesta, come tutti: perché proprio a me? Poi, quando ho iniziato a stare male e di conseguenza a far star male la mia famiglia, mi sono resa conto che dovevo cambiare atteggiamento. Ho affrontato dodici cicli di chemio, ma ora mi sento come nuova. E i capelli corti me li sono tenuti".

Che cosa le ha insegnato quell’esperienza?

"Che la vita ti mette davanti delle difficoltà per le quali devi trovare dentro di te la forza d’animo necessaria a viverle e possibilmente superarle. Se sono sopravvissuta lo devo al 90% alla chemioterapia e il restante 10% alla musica, che mi ha permesso di continuare a lavorare, ad andare in studio, e a sperare. Pure con la parrucca".

Il singolo Too much ha segnato la fine di tutto questo.

"Sì. E non solo perché mi ha tirato fuori dalla malattia. Nel video mi sono piaciuta per la prima volta. Truccata, vestita bene, proprio come una bella ragazza".

Le capita ancora di commuoversi?

"Quando qualche ragazzo mi ferma per strada dicendo: vorrei diventare come te".

è arrivato su WhatsApp

Per ricevere le notizie selezionate dalla redazione in modo semplice e sicuro