Pino Mango rivive con Angelina. Quel volo a metà de ‘La Rondine’ ha il sapore del rimpianto

Nella serata delle cover di Sanremo 2024 la figlia d’arte si rifugia tra i ricordi di quella hit che il papà le canticchiava da bambina

Sanremo, 9 febbraio 2024 - Per Angelina Mango quel volo a metà de “La rondine” accompagnato dall’invocazione “Dove sei? Dove sei? Dove sei?” ha il sapore del rimpianto. Il padre l’ha lasciata una notte di dicembre di dieci anni fa e lei sul palco del suo primo Sanremo ha voluto che fosse proprio quella canzone a farle compagnia nella sera delle cover. Per la sera riservata alle riletture di brani altrui la figlia d’arte avrebbe potuto puntare su “Bella d’estate” o “Lei verrà” e invece ha preferito rifugiarsi tra i ricordi virati tenerezza di quella hit che Pino le canticchiava da bambina per prenderle la mano e portarla con lui a ghermire i sogni in volo sull’orizzonte di una musica italiana che proprio in Riviera potrebbe regalarle il colpo d’ali definitivo. “Un omaggio senza ansia da prestazione, elegante e delicato” confida lei, parlando dell’incontro con il Quartetto d’archi Orchestra di Roma, presente pure nella registrazione originale di quel brano fatta dal papà nel 2002.

Angelina Mango (Ansa)
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Mango? Un “Acchiappanuvole” come lo definivano in molti rubando l’immagine al titolo di un suo album bello e fortunato. Una voce di vento capace d’incidere coi suoi falsetti tenerezze colorate e sottili tra i versi di canzoni come “Australia”, “Come l’acqua”, “Oro” “Inseguendo l’aquila”, “Sirtaki” e tutte le altre hit date alle stampe in trentotto anni di carriera. Un viaggio, il suo, iniziato in buona compagnia - Alberto Salerno, il fratello Armando Mango e Mogol - e poi proseguito da solo, incrociando lo stesso grandi successi come “Disincanto”, “Ti porto in Africa” o la stessa “La rondine”. Nel 2007 aveva addirittura duettato a Sanremo la sua “Chissà se nevica” con Laura Valente, l’ex Matia Bazar entrata nella sua vita nell’83 e rimasta fino all’ultimo giorno dopo avergli dato nel 1995 Filippo e nel 2001 quell’Angelina che il padre aveva avvicinato al mondo del disco nel 2014, pochi mesi prima di andarsene, incidendoci assieme la beatlesiana “Get back” per l’album di cover “L’amore è invisibile”. Erano tutti sotto al palco del PalaErcole di Policoro quel 7 dicembre 2014 (anzi, 8 perché la mezzanotte era già passata) quando un infarto durante l’esecuzione di “Oro” se lo prese davanti al pubblico. Aveva una vocalità importante l’idolo di Lagonegro ed uno dei suoi crucci più grossi era l’indifferenza scivolata la sua partecipazione al Festival di Musica Contemporanea di Amsterdam del 2004 in rappresentanza dell’Italia, o su altre avventure fuori dai binari tradizionali come la “Volver” dedicata all’icona del tango argentino Carlos Gardel nel disco del chitarrista Flavio Sala. Un’attitudine sottolineata anche dal frequente utilizzo di tempi dispari e da un “pop mediterraneo” incline alla world music. Quella di Peter Gabriel in primis, come suggerito dalla collaborazione con il chitarrista prediletto del cantante inglese, David Rhodes. Su piazza dal 1976 grazie ad un album dal titolo singolare, “La mia ragazza è un gran caldo”, Mango ha affrontato sette Sanremo (uno, nel ’98, in coppia con Zenima), vincendo il Premio della Critica fra le Nuove Proposte nell’85 con “Il viaggio”, e ingolosito con le sue canzoni uno stuolo di interpreti, fra cui Patty Pravo, Mia Martini e Lucio Dalla. “Ho venduto trecento copie dei primi tre dischi, poi oltre sei milioni degli altri tra Italia ed estero”, ricordava. “Ma queste cifre non mi rendono orgoglioso come le mie raccolte di poesie”.

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