Fenomenologia di Amadeus, storia dell’uomo normale diventato mattatore tv

Arrivato al suo quinto Sanremo, l’ex dj ha imparato a cavalcare le polemiche Nel 2020 fu tacciato di maschilismo, oggi è paladino della protesta dei trattori

Amadeus, Leonardo Pieraccioni, Fiorello e Linus

Amadeus, Leonardo Pieraccioni, Fiorello e Linus

Sanremo, 6 febbraio 2024 – Fenomenologia di Amadeus. Sottotitolo: come passare da modesto dj di provincia a nume tutelare della tv italiana. Quella di Ama è una storia che piacerebbe agli americani, la storia di uno che si è fatto da sé. Uno che è partito da ‘People from Ibiza’ per arrivare a ‘Bella Ciao’, chi l’avrebbe mai detto. Studente di Agraria ("ho zappato la terra e ne vado orgoglioso") col sogno di diventare dj. Il miracolo di venire ammesso alla corte di Claudio Cecchetto, dio minore della sua radio, in mezzo a giganti come Fiorello e Jovanotti.

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Poi l’avventura televisiva, ma sempre con quell’aria un po’ dimessa, con il complesso dell’intruso ("che ci faccio qui sul palco? Si saranno mica sbagliati?"), uno che non lo noti, che non spicca, che fa il suo mestiere come un bravo tassista ma mica è Verstappen. Uno di cui, fino a un certo punto, non si ricorda una dichiarazione memorabile, uno spunto polemico, una frase spiazzante.

Sempre a posto, per carità, perfettino e perbene, simpatico accidenti senz’altro, uno che sembrava destinato a fare il secondo per tutta la vita, quello che Fiorello si porta dietro come le belle a scuola si portano dietro l’amica bruttina (si può dire bruttina?). Per anni la domanda rituale in ogni intervista era: "E Sanremo?" Lui rispondeva immancabilmente con un sorriso: "Non lo so, quando sarà il momento, ci sono altri più bravi...". Alla fine l’occasione tanto attesa è arrivata. E lì Amadeus ha cominciato la sua trasformazione, un po’ come i protagonisti di ‘Povere creature!’: un trapianto qui, un innesto là, e nei cinque anni della sua conduzione, ma soprattutto direzione artistica, Amadeus si è trasformato in Frankensteus. Ha preso la scena e non l’ha più mollata. Con l’ingenuità sventata del debuttante è diventato lo swiffer – come lo ha genialmente battezzato Fiorello – delle polemiche.

Senza una direzione precisa: un colpo qui uno là. Nel 2020, presentando le ospiti femminili se ne uscì con un "Ovviamente sono tutte belle". Non contento, poco dopo aggiunse, a proposito di Francesca Sofia Novello, compagna di Valentino Rossi: "L’ho scelta per la bellezza, ma anche per la capacità di stare accanto a un grande uomo, stando un passo indietro". Il web ruggì indignato: maschilista, sessista, machista, retrogrado, padre padrone. Diventò l’emblema della controriforma, vogliamo dire di destra? Passano gli anni e Frankensteus è complice della devastazione dei fiori sul palco (era tutto programmato) da parte di Blanco, così come dello strappo della foto di un esponente di FdI da parte di Fedez e del bacio sempre di Fedez con Rosa Chemical. All’improvviso, per una miracolosa trasmutazione, ecco un Ama di sinistra. Ma è in questi giorni che ha sbrigliato tutta la sua attitudine a conducator. Nel pieno dei suoi poteri ha invitato i trattoristi a salire sul palco (mentre i dirigenti Rai, sudati, cercavano di tamponarlo) e, casomai venissero, anche gli ecologisti di Ultima Generazione, alè, tutti a Sanremo. Il grandioso finale è venuto quando a richiesta si è dichiarato antifascista. Gioiosamente si è anche prodotto (con Marco Mengoni) nell’intonare ‘Bella Ciao’, cose dell’altro mondo. C’era una volta un dj. Fermatelo, prima che sia troppo tardi.

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