Cosa è successo ieri sera a Sanremo: gli highlights della terza serata

Angelina Mango in vetta alla top 5. Perfetta Teresa Mannino. Russell Crowe: "'Ballo del qua qua'? What the ...". I successi di Gianni Morandi. L'appello alla pace di Eros Ramazzotti

Russell Crowe con Amadeus

Russell Crowe con Amadeus

Il terzo ciack della 74esima edizione Festival di Sanremo parte nel solco delle polemiche. Amadeus è piccato. "Si è parlato molto, troppo secondo me, di John Travolta e non si è data la giusta importanza alla testimonianza di Allevi", dice il conduttore e direttore artistico. E cita il pianista: "Del giudizio degli altri non ci preoccupiamo". Fiorello la chiude con humor: "Ama, se avessimo scippato due anziane fuori dalle poste ci avrebbero insultato di meno. È uscita una notizia secondo cui [lo sketch del 'Ballo del qua qua'] è stata la cosa peggiore successa alle paere dopo la caccia". Un'ovazione del pubblico in sala all'Ariston accoglie il nome di Angelina Mango con 'La noia' in cima alla top 5 svelata alla fine, il meccanismo di voto è stato lo stesso della sera precedente. Ma le cinque ore di diretta hanno decisamente più ritmo: c'è Russell Crowe che porta a casa l'ospitata con stile, il capitano Gianni Morandi, Eros Ramazzotti per fa un appello alla pace con la 'Terra promessa', il tema delle morti bianche, la lirica e altri 15 artisti trasformati in presentatori. Funziona tutto: è l'effetto di Teresa Mannino, co-conduttrice della terza puntata.  

Classifica

Di nuovo il voto di pubblico e giuria delle radio, entrambe con il 50% di peso, con le esibizioni dei 15 artisti rimasti in panchina mercoledì sera. Il risultato nella top 5 svelata a fine puntata è ricco di sorprese: 1 – Angelina Mango 'La noia', 2 – Ghali ' Casa mia', 3 – Alessandra Amoroso ' Fino a qui', 4 – Il Tre 'Fragili', 5 – Mr. Rain 'Due altalene. Tutte new entry. Stasera tocca alle cover e a un diverso meccanismo di voto, ma il verso polso della situazione lo avremo solo sabato quando verrà svelata la prima classifica generale risultante dall'unione dei voti delle prime quattro serate di Festival.  

Più Mannino a Sanremo

La stand-up comedian appare in cima a una delle due scalinate della scenografia di Sanremo 2024 ma all'inizio non vuole scendere. "Non servono, ci sono altri otto ingressi, Amadeus le vuole per mettere ansia", dice la co-conduttrice: poche battute e già si capisce che sarà impeccabile. Alla fine, sostenuta dal pubblico dell'Ariston, Teresa Mannino scende le storiche scale, si prende il suo tempo e se lo gode a ragione. È la prova provata che con ironia e intelligenza si può dire e fare tutto senza mai risultare fuori posto – e pensare che in conferenza stampa aveva detto proprio di sentirsi "fuori luogo". "Ama, ma cosa hai combinato?", scherza ancora sulle polemiche del mercoledì sera. "Gli occhi dei giornalisti sono tutti puntati qui, se succede qualcosa nel mondo non lo scopriremo mai". A un certo punto scatta anche il pretesto per un affondo: "Qui siamo alla Rai, ognuno si fa i fatti suoi". Il suo monologo, non troppo lungo ma incisivo, arriva attorno a mezzanotte. Parla della finta superiorità dell'uomo sugli animali, della perfezione della natura e di come siamo riusciti a rovinarla in soli 2 milioni di anni di permanenza sul pianeta terra, un niente in confronto ad altre specie, di quanto sia retrogrado il concetto di potere sull'altro Il succo del discorso è la descrizione della società delle formiche tagliafoglie. "C'è una formica regina e poi le altre formiche", spiega Mannino. "La regina sceglie il sesso dei nascituri e lo sceglie sempre femminile, i maschi li fa una volta all'anno per la prosecuzione della specie. Le formiche maschio, una volta all'anno, fanno questa specie di volo nuzuale per riprodursi e poi muoiono. Ma quanto sono avanti? Non hai il problema degli ex: come sta il tuo? È morto. E quello con cui ti frequenti adesso? Questione di ore". E la chiusura, perfetta: "Non sono disposta a ignorare le storie non ancora passate, se non è passato non è il momento di passare oltre".  

'Il Gladiatore' e il wtf

Il vero talento si riconosce in ogni situazione. Interprete da premio Oscar sul set, frontman di una band al Festival della canzone italiana: il ritorno di Russell Crowe sul palco dell'Ariston – era già venuto nel 2001, sempre in veste di cantante – è tutto quello che dovrebbe essere la partecipazione alla kermesse di un ospite internazionale. L'esibizione di 'Let the light shine' con i The Gentlemen Barbers, che in estate saranno in tour in Italia, una pillola di personale esperienza attoriale ("Da giovane mi portavo il personaggio a casa, crescendo ho imparato a mettere una barriera e a gestire meglio la situazione"), la battuta "Al mio segnale scatenate l'inferno" detta in italiano che accontenta il grande pubblico, il racconto dell'antenato Luigi Ghezzi, migrato da Ascoli Piceno alla Nuova Zelanda passando attraverso l'Argentina e Città del Capo. E poi la prontezza di spirito, un tratto di carattere che evidentemente non si impara. Con Amedeus e Mannino si parla delle origini italiane di Crowe, si sciorinano cognomi di divi internazionali che richiamano il Belpaese, e lui interviene deciso: "... come Travolta". La risata generale è automatica, intanto l'ex-Gladiatore mima un evidente "What the f**k" e il gesto delle paperelle, in riferimento allo sketch poco riuscito della sera prima. Poi aggiunge una specie di "Ma chi se ne importa" silenzioso, e non si capisce se stia prendendo in giro tutta l'idea o solo la reazione ingessata di John Travolta. Il siparietto grottesco, per fortuna, se l'è scampato.  

'Terra promessa' di pace

La versione di 'Terra promessa che Eros Ramazzotti riporta a Sanremo dopo 40 anni dal suo debutto al Festival è sì una celebrazione, ma anche un appello. Sul finire dell'esibizione, il cantante chiedere ai coristi di intonare il ritornello a cappella e dice: "Quasi 500 milioni di bambini non vedranno mai la terra promessa. Basta sangue, basta guerre. Pace". Un momento imprevisto, e per questo ancora più emozionante. Per la sua carriera ringrazia la kermesse e ricorda tre momenti: "L'arrivo a Milano da Roma. La firma con la Sony nel '95 e poi l'incontro con Tina Turner (scomparsa il 24 maggio 2023) che vorrei ricordare stasera". E su Travolta scherza con Amadeus: "Dovevate pagarlo di più". Eros, spirito libero.  

Amare i diritti e proteggere gli artisti

"Nell'ultimo anno ogni giorno 4 lavoratori sono usciti di casa per andare a lavoro e non sono mai tornati a casa: 1.485 morti che non fanno notizia, morti silenziose" ricorda, a un certo punto della serata, Amadeus. Al pianoforte siede Paolo Jannacci, la voce la mette il drammaturgo Stefano Massini (per il testo 'Lehman Trilogy' ha vinto cinque Tony Award), il brano inedito eseguito s'intitola 'L'uomo nel lampo', parla di un giovane che muore in un'esplosione durante il turno di lavoro. È sempre Massini, commosso, che si prende un momento per esplicitare la riflessione sul tema: "Questo è il festival della canzone italiana – dice – e l'amore è stato declinato in tutte le sue forme possibili. Ma c'è un amore di cui non si parla mai, l'amore per i diritti che ci spettano, chiunque tu sia". Dal richiamo alla dignità all'importanza di proteggere gli artisti, in tempi in cui le frizioni tra istituzioni e mondo della cultura non sono poche. È l'appello contenuto nel monologo proposto da Edoardo Leo, protagonista della nuova serie 'Il Clandestino', in onda su Rai 1 a partire dal prossimo 8 aprile. "Quando il presente è complicato – dice l'attore – un artista si interroga su cosa può fare, spesso si sente inutile. Poi nella vita accadono cose, come la perdita di un padre o di un figlio, che ti fanno accorgere di quanto sia importante che qalcuno sia riuscito a raccontare il dolore che provi tu in quel momento. Oppure quando amiamo qualcuno, ma non abbiamo le parole per esprimerlo, e dedichiamo loro una poesia o una canzone. Tutto questo non è solo intrattenimento". Il modo in cui una società tratta gli artisti, dice Leo, è un termometro della democrazia. Conclude: "Karl Kraus ha scritto che il quando il sole della cultura è basso anche i nani sembrano giganti. Stiamo tutti attenti, allora, che il sole della cultura rimanga sempre a mezzogiorno".  

Ferilli, la lirica e Giletti

Anche Sabrina Ferilli porta all'Ariston la sua nuova serie tv, 'Gloria', in onda su Rai 1 da lunedì 19 febbraio. "Ora vengo qui come se si facesse una visita ai parenti", scherza l'attrice che nel 2022 aveva egregiamente superato la prova di co-co del Festival al fianco di Amadeus. Prima di lei, il Coro della Fondazione Arena di Verona ha intonato il 'Va pensiero' di Giuseppe Verdi: un piccolo anticipo del "più grande evento d'opera mai realizzato al mondo" che si terrà all'Arena di Verona il 7 giugno 2024, in diretta su Rai 1 e in mondovisione. "Il canto lirico italiano – ha spiegato Amadeus – è stato riconosciuto patrimonio dell'umanità", e non poteva mancare a Sanremo. Breve ma importante anche il saluto a Massimo Giletti, cui il direttore artistico ha dato il "bentornato" in Rai: il 28 febbraio condurrà in prima serata un programma che celebra i 70 anni della televisione pubblica italiana.  

Morandi "apre tutte le porte"

A confronto con una presenza come quella di Russell Crowe, solo Gianni Morandi poteva non sfigurare come superospite musicale. L'"eterno ragazzo" mette piede sul palco dell'Ariston – lo stesso che l'anno scorso aveva spazzato con la scopa dando vita a un altro momento cult della storia del Festival – accolto da un scroscianti applausi della sala. "Grazie a tutti, vi voglio bene", esordisce Morandi, che debuttò proprio a Sanremo cinquant'anni fa. Canta 'C'era un ragazzo' e il pubblico si alza in piedi. Dopo un po' ritorna e intona 'Apri tutte le porte', brano con cui arrivò terzo nell'edizione del 2022: stavolta va direttamente in platea, e il trionfo da eterno superospite è siglato.  

Artisti presentatori, seconda prova

La terza puntata è la seconda con l'esperimento voluto da Amadeus di trasformare metà dei concorrenti in presentatori per una notte. L'iniziativa si riconferma un po' straniante ma tutto sommato divertente. Questa volta Loredana Berté apre le danze, accolta dall'amore del pubblico in sala. Poi Alfa in versione studente modello, Fred De Palma che sembra pensare "sbrighiamo la pratica", Clara molto brava e il Volo un po' troppo primi della classe. Gazzelle trasmette la sensazione di qualcuno che vorrebbe essere ovunque meno che lì – Amadeus gli dice pure "Non essere timido", Dargen D'Amico non abbandona il suo solito guizzo spiritoso e BigMama è una performer anche in questo nuovo ruolo. Irama prende la cosa sul serio, i The Kolors ne approfittano per far festa, Mahmood è tutto stile ed Emma va valere l'esperienza da co-co del 2015 con Carlo Conti. Annalisa impeccabile come sempre, Reng e Nek in modalità amici del calcetto e Geolier, l'ultimo della serata, che è lì un po' per caso. La diretta finisce all'1.30, Amadeus si mette il cappotto e da la linea all'Aristonello di 'Viva Rai2... Viva Sanremo'. La mente è già alle cover.

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