ALESSANDRO MALPELO
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Rischio denatalità. Fiducia ai giovani

Rischio denatalità. Fiducia ai giovani
Rischio denatalità. Fiducia ai giovani

Da cinque anni a questa parte Leonardo è il nome più gettonato tra i nuovi nati iscritti all’anagrafe in Italia. Al secondo posto figura Francesco, seguono Tommaso e Alessandro. Per le bambine Sofia è in pole position, Aurora occupa il secondo gradino del podio, Giulia in terza e Ginevra in quarta posizione. La scelta del nome dei figli è sempre uno dei momenti cruciali durante i mesi in dolce attesa. Cosa c’entra tutto questo con la salute? C’entra eccome: parliamo infatti dei dati emersi dall’ultimo rapporto Istat sulla fecondità della popolazione italiana.

La denatalità incalza, secondo stime relative al periodo gennaio-giugno di quest’anno le nascite sono state circa 3.500 in meno rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Dal 2008 a oggi il declino, pari al 31,8%, è dovuto al baby-bust, termine anglosassone che allude alla minore propensione a fare figli. L’Istat rivela che le madri più giovani d’Italia si trovano in Sicilia, un dato coerente con l’idea che il Sud Italia tenda ad avere tassi di natalità relativamente più elevati, resta il fatto che sempre più donne rinunciano all’idea di avere figli o rimandano la decisione di anno in anno.

"Pochi nati significa pochi genitori potenziali. È un circolo vizioso. Con questo andamento – ha rilevato Massimo Scaccabarozzi, direttore di On Radar, gruppo di ricerca della Fondazione Internazionale Menarini – ci giochiamo il nostro futuro. Per salvarci dobbiamo ascoltare i giovani". Dunque, quali sono le motivazioni che producono denatalità, quali le conseguenze e i possibili rimedi? Questo fenomeno può essere attribuito a diverse ragioni, come il progressivo aumento dell’età media al momento del matrimonio, la crescita della partecipazione femminile al mercato del lavoro, l’instabilità economica. Un tasso di fecondità troppo basso può portare a un aumento delle pressioni sul sistema previdenziale, contrazione della forza lavoro, fino al collasso del servizio sanitario.

Come fa notare uno degli studenti interpellati nel sondaggio di ’On Radar’, dalle pubblicità sono scomparsi i bambini (gli spot tv spingono ad affezionarsi a cani e gatti più che al cucciolo dell’uomo) e la figura della persona indipendente viene celebrata come modello di successo. Sarebbe auspicabile, secondo il Think-Tank guidato da Scaccabarozzi, dare più visibilità ai giovani.

La ripresa della crescita demografica potrebbe dipendere anche da azioni a costo zero: rilanciare la fiducia nel ricambio generazionale mediante campagne di pubblicità progresso, incoraggiare a formare famiglie con prole semplificando una burocrazia che rende sempre più difficile l’impresa di mettere su casa.

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