Giovedì 13 Giugno 2024
ANDREA MARTINI
Magazine

"Cannes 2022: Jacques Audiard e Jia Zhangke presentano nuove opere d'autore al Festival"

Jacques Audiard sorprende a Cannes con "Emilia Perez", un melodramma musicale sui narcos messicani. Jia Zhangke porta il cinema cinese a riflettere su amore e società con "Caught by the Tides".

Nessuno potrà rimproverare a Jacques Audiard (Il profeta, 2009, Dheepan coronato dalla Palma nel 2015) di non sapersi rinnovare. Ne è la prova Emilia Perez, intrepido melodramma in musica ambientato nel mondo dei narcos messicani. Il feroce capo di un cartello decide di ritirarsi: per non lasciare traccia la soluzione è trasformarsi in donna. Il progetto s’avvera grazie all’aiuto di una fidata avvocatessa (Zoe Saldana), la sola a conoscere il suo segreto, e a un mago della chirurgia. Il dorato esilio svizzero non dura più di qualche anno. L’amore per i figli e la nostalgia della terra avita lo spingono a tornare nel cuore del Messico, nei nuovi, imprevedibili, panni di eroica presidente di una ogm che dà nome e sepoltura alle migliaia di desaparecidos. La forma musical-coreografica fatta di cori e assoli, danze e balli allontana dal realismo e permette al racconto di assumere i tratti di un’epica teatrale. Anche se la mescolanza di stili fa pensare ad Almodóvar Emilia Perez è frutto di un personale, coraggioso, disegno eseguito con passione da un regista uso da sempre a sfidare le convenzioni sia di genere che d’autore. L’effetto è liberatorio e ossigenante. Protagonista nei panni di lui/lei l’attrice transgender Karla Sofía Gascón.

Jia Zhangke rappresenta meglio di ogni altro il cinema cinese tornato da tempo a essere vessato dagli imperativi del regime. A distanza di sei anni dal trascurato La cenere è il bianco più puro torna a Cannes con Caught by the Tides, odissea di una giovane donna decisa a ritrovare le tracce dell’amante partito senza lasciare indirizzo. Dietro alla storia d’amore di personaggi che si cercano, si perdono e finiscono per ritrovarsi troppo tardi Jia Zhangke racconta il primo quarto di secolo del paese tra poche luci e molte ombre. La formula è la medesima di suoi altri film, come stessa è l’interprete, Zhao Tao, ma la commozione suscitata ha colorazioni ancora più brunite e intense.