Giovedì 20 Giugno 2024
PIERFRANCESCO PACODA
Magazine

Il Pascoli inedito nelle lettere e poesie del poeta all’amico Marcovigi

L’Università di Bologna acquisisce il carteggio fra il poeta e l’avvocato Marcovigi “il biondino“. Un fondo di 350 documenti

Pascoli all’amico, lettere e poesie (inedite)

Pascoli all’amico, lettere e poesie (inedite)

Roma, 31 maggio 2024 – Erano legati da una profonda amicizia Raffaello Marcovigi, avvocato bolognese, il ‘biondino’, come vezzosamente lo chiamava il poeta, e Giovanni Pascoli, che per le sua nozze raccolse nel 1891 la prima edizione di Myricae. Talmente uniti da condividere non solo tante occasioni cittadine di svago, come il ritrovo con il loro gruppo di amici nell’amata distilleria, ma anche un lungo carteggio che va dagli anni universitari a quelli della cattedra all’ateneo di Bologna, sino alla scomparsa dello scrittore nel 1912. 

Un complesso di materiale importante, offerto da un antiquario milanese, che lo aveva avuto dagli eredi Marcovigi, all’Università bolognese, che lo ha acquisito con il sostegno economico della Regione Emilia-Romagna, perché al suo interno compaiono almeno nove composizioni poetiche inedite.

"Si tratta – dice Francesco Citti, presidente della Biblioteca universitaria bolognese – di un ritrovamento che può contribuire a farci conoscere nuovi aspetti di Pascoli, quelli dei componimenti ludici, nei quali dimostra un grande senso dell’ironia, ama scherzare con l’amico e lo fa in forma di poesia".

Come nelle brevi rime nelle quali prende con leggerezza in giro Marcovigi, grande appassionato di montagna e presidente del Club Alpino Italiano, un epigramma sulla conquista da parte dell’avvocato, di una vetta in Valle d’Aosta, nei pressi di Courmayeur, che recita “T’ammiro sur un picco, dritto stante, Forte pigmeo dal dente di gigante!“

I testi inediti in buona parte in italiano, ma qualcuno è scritto in latino, sono tutti autografi e aspettano adesso, come il resto del materiale, di essere studiati e catalogati, e contemporaneamente digitalizzati, per diventare, non più tardi dei primi mesi del 2025, patrimonio comune, grazie anche a un percorso espositivo che verrà creato nella sede centrale in via Zamboni 35 della Biblioteca dell’ateneo.

Il fondo comprende anche sessanta cartoline che i due amici si scambiavano e che per Pascoli erano l’occasione per cimentarsi con rime di carattere scherzoso, e per sottolineare quando importanti fossero per lui i momenti conviviali.

E quando dà appuntamento ai conoscenti nella Fiaschetteria Semprini, per festeggiare la sua nomina come successore di Carducci in università il 5 febbraio 1906, commissiona la cartolina dell’invito al pittore Augusto Majani. L’amore per il cibo e per il buon vivere è una costante in questo carteggio. Il poeta rievoca pranzi indimenticabili. “Egregio biondino – scrive – come siamo allegri in questa bella salle à manger della classica Corona d’Oro“, un hotel ristorante bolognese che si trovava in via Cavaliera, e disegna, anche questo è materiale inedito, lastricando la strada che porta a Montecitorio con il nome dell’amico scritto con grandi caratteri.

"All’interno del Fondo – spiega ancora Citti – sono contenuti più di 350 documenti, che, anche solo dal punto di vista quantitativo e della differenziazione del materiale, avranno grande influenza, una volta analizzati e contestualizzati, sugli studi su Giovanni Pascoli".

Dentro non ci sono solo i componimenti, le cartoline e le lettere che i due si scambiavano regolarmente, ma anche foto, documenti, contratti, articoli di giornale, pubblicazioni varie e anche l’epistolario tra Maria Pascoli e l’avvocato Marcovigi tra il 1912 e il 1926. In uno di questi testi, indirizzati all’amico di Giovanni, la sorella racconta quanto difficile le sia accettare, siamo nel 1912, la scomparsa appena avvenuta, del poeta e di come si senta inadeguata, come scrive, "A riordinare,scegliere e pubblicare cose sue inedite". "Temo – aggiunge – che non sia possibile per me. Era tanto un lavoro serio anche per lui, si figuri per me e per altri. Temerei che venisse travisato il suo pensiero, e sciupata la sua bella e pura arte. Basta si vedrà per questo. Io intanto piango".