di Claudio Cumani Quando si dice mattatore. C’è un vecchio filmato in rete di una puntata dell’82 di Blitz, lo storico programma televisivo di Gianni Minà, nel quale Gigi Proietti si produce nell’esilarante imitazione di una lettura dantesca di Vittorio Gassman di fronte all’illustre collega in preda a incontenibili risate. Eccolo lì, il mestiere dell’attore fatto di disincanto, sberleffo, talento, virtuosismo. Tutte doti che loro, i mattatori Gigi e Vittorio, hanno ben conosciuto e praticato. Proietti domani compie 80 anni e per dare conto del suo lavoro quella parola, mattatore, non la si può non citare. E non tanto perché lui e Gassman si sono spesso incrociati nel lavoro (mai in teatro ma spesso al cinema come ad esempio in Un matrimonio di Robert Altman per il quale hanno dovuto condividere una...

di Claudio Cumani

Quando si dice mattatore.

C’è un vecchio filmato in rete di una puntata dell’82 di Blitz, lo storico programma televisivo di Gianni Minà, nel quale Gigi Proietti si produce nell’esilarante imitazione di una lettura dantesca di Vittorio Gassman di fronte all’illustre collega in preda a incontenibili risate. Eccolo lì, il mestiere dell’attore fatto di disincanto, sberleffo, talento, virtuosismo. Tutte doti che loro, i mattatori Gigi e Vittorio, hanno ben conosciuto e praticato.

Proietti domani compie 80 anni e per dare conto del suo lavoro quella parola, mattatore, non la si può non citare. E non tanto perché lui e Gassman si sono spesso incrociati nel lavoro (mai in teatro ma spesso al cinema come ad esempio in Un matrimonio di Robert Altman per il quale hanno dovuto condividere una sorta di segregazione in Milwaukee) quanto perché Gigi ha attraversato sulla via della genialità generi, epoche e sfide con il piglio fiero dello scavalcamontagne e l’abilità dello sciamano. Ovvero di chi sa mescolare alto e basso, Shakespeare e Petrolini, Carmelo Bene e Mandrake (lo scommettitore della Febbre da cavallo).

E allora: a lui gli occhi, please.

Per i suoi 80 anni rifiuta interviste, promette di rimanersene in santa pace a casa ma non si ferma. In luglio ha riaperto con una caparbia programmazione estiva il Globe Theatre, il palcoscenico nel cuore di Villa Borghese che guida da 17 anni, in questi giorni sta scrivendo un libro autobiografico, Ndo cojo cojio, e per le imminenti feste annuncia di portare sugli schermi - Covid permettendo - il nuovo film Io sono Babbo Natale con Marco Giallini.

Mai farsi trovare impreparato, però. L’anno scorso, quando Fiorello lo chiamò al telefono senza preavviso in diretta su Raiplay, lui non si scompose più di tanto e scodellò una barzelletta mentre cenava.

Improvvisatore, affabulatore e trasformista, lo definiscono le enciclopedie. In realtà pochi sanno che non pensava di fare l’attore.

Aveva cominciato come cantante con un’orchestrina, Gigi e i Soliti ignoti, nei night della Dolce Vita (un’esperienza musicale che avrebbe ripreso in qualche modo a metà degli anni ‘90 con il Trio Melody formato da lui, Peppino di Capri e Stefano Palatresi) e al teatro ci era arrivato un po’ per caso, un po’ per fascinazione dell’avanguardia del tempo.

È Il 1976 l’anno della svolta, l’anno dell’one man show, l’anno di A me gli occhi, please (un assolo che avrebbe avuto in varie stagioni centinaia e centinaia di migliaia di spettatori sotto i tendoni, all’interno dei palasport o dentro i teatri di tradizione).

Proietti fino ad allora aveva fatto teatro serio (anche La cena delle beffe con Bene), un po’ di cinema, qualche sceneggiato televisivo, agguantando il primo vero successo con la commedia musicale Alleluja brava gente accanto a Renato Rascel.

A me gli occhi, in quella contaminazione fra comico e drammatico, rappresentò una svolta epocale per lo spettacolo italiano e fece capire che un vero artista è monologante, ballerino, cantante, fantasista e tanto altro ancora. Una lezione che ha saputo trasmettere ai giovani attori della sua scuola di teatro al Brancaccio (analoga esperienza avrebbe compiuto, guarda un po’, Gassman alla Bottega di Firenze) da cui è uscita gente come Enrico Brignano, Flavio Insinna, Chiara Noschese, Giorgio Tirabassi, Gabriele Cirilli...

Del ‘76 è anche Febbre da cavallo, il film di Steno destinato a diventare cult che ha avuto 26 anni dopo un sequel e nel quale Proietti costruì l’ormai mitica figura dello scommettitore Bruno Fioretti detto Mandrake. La popolarità più vasta forse gli è arrivata però dal personaggio del maresciallo Rocca, il protagonista della serie Rai capace di superare i 10 milioni di spettatori.

"Non ho i desideri di una star che insegue il successo", ha sempre detto. E forse. al di là del talento, proprio per questa filosofia, per la vocazione amichevolmente bonaria e per la discrezione (da 50 anni condivide la vita con Sagitta Alter da cui ha avuto due figlie, anch’esse attrici), la gente da sempre lo ama. Quando si dice mattatore.