Alberto Angela (59 anni) è un paleontologo "convertito" alla tv in veste di divulgatore
Alberto Angela (59 anni) è un paleontologo "convertito" alla tv in veste di divulgatore
Appare suggestiva agli occhi di molti l’immagine di Nerone che, suonando la cetra, osserva le fiamme che divorano la sua città. E anche chi non sa nulla dell’imperatore è convinto che sia stato lui a distruggere Roma nel ’64 d.C. Ma come può accadere che la relazione su tale evento palesemente falsa del biografo Svetonio possa aver influenzato la storia? Proprio dei nove giorni di quel disastroso incendio si è occupato Alberto Angela, il divulgatore – insieme al padre Piero – più amato della tv italiana. Ne L’inferno su Roma, il secondo volume della Trilogia di Nerone (HarperCollins), ha descritto minuziosamente le vicende provocate dall’indiscusso protagonista del libro: il fuoco. E come infondate sono risultate le dicerie su Nerone,...

Appare suggestiva agli occhi di molti l’immagine di Nerone che, suonando la cetra, osserva le fiamme che divorano la sua città. E anche chi non sa nulla dell’imperatore è convinto che sia stato lui a distruggere Roma nel ’64 d.C. Ma come può accadere che la relazione su tale evento palesemente falsa del biografo Svetonio possa aver influenzato la storia? Proprio dei nove giorni di quel disastroso incendio si è occupato Alberto Angela, il divulgatore – insieme al padre Piero – più amato della tv italiana.

Ne L’inferno su Roma, il secondo volume della Trilogia di Nerone (HarperCollins), ha descritto minuziosamente le vicende provocate dall’indiscusso protagonista del libro: il fuoco. E come infondate sono risultate le dicerie su Nerone, altrettanto lo sono state quelle sulla cancellazione del programma Rai condotto dal paleontologo.

Alberto Angela, lei nel nuovo libro scrive delle fake news ai tempi dell’antica Roma. Ma una bufera di fake news si è abbatuta anche, nei giorni scorsi, sul suo Ulisse tv. È così?

"Esatto. Si è parlato della cancellazione di Ulisse: una notizia falsa che ha alimentato polemiche inesistenti. Raiuno non ha mai pensato di abbandonare la cultura in prima serata. La puntata di Ulisse prevista il 12 maggio è solo slittata a causa dei rallentamenti dovuti all’emergenza Covid: non è facile lavorare tra casi di contagio e zone rosse. Il programma non è stato affatto cancellato: dal 27 maggio tornerà con le ultime due nuove puntate: la prima dedicata a San Francesco e Santa Chiara, la seconda alla crisi ambientale e all’emergenza climatica, e con me ci sarà anche mio padre Piero".

Tornando all’antica Roma, com’è potuto accadere che notizie non comprovate sull’imperatore abbiano acquisito grande popolarità nel cinema, nei romanzi e nella coscienza delle persone?

"Nerone è stato presentato come una figura dark, che ben sposa certi cliché: uomo potente, cinico, che gode della sofferenza degli altri. In realtà, ciò è frutto di fake news orchestrate mentre era ancora in vita, probabilmente dai suoi detrattori. Era, invece, amico del popolo e, quando scoppiò l’incendio, si aggirava tra i vicoli, offrendo aiuto. Ebbe la sventura di vivere tale tragedia, cosa che fece da collettore a tutte le malelingue su di lui".

Ha asserito che la sua figura storica è la più trattata, a Hollywood, dopo quella di Gesù.

"Nerone incarna il male in modo perfetto, collocandosi nella visione che si ha del tiranno malvagio che dà fuoco a una città per il proprio piacere. In realtà, il buonsenso ci dovrebbe far capire che la tragedia fu di origini accidentali, alimentata da un vento malauguratamente levatosi in quei giorni".

Perché nonostante i numerosi vigilantes non si riuscì a domare l’incendio?

"Roma è stata la prima città ad avere i vigili del fuoco organizzati in un corpo, che facevano la ronda ogni giorno. Nonostante ciò, successe l’inevitabile, per diverse concause: l’evento capitò di notte e l’allarme scattò in ritardo; poi, si verificò nel Circo Massimo, quasi interamente di legno. Senza il libeccio, l’incendio sarebbe stato domato".

Cosa pensa degli interventi di Nerone dopo la tragedia?

"L’imperatore non agì certamente solo di impeto. Fu spinto anche dall’amore per il suo popolo. Si stava infrangendo il suo sogno, la città, la sua forza. Egli aveva sempre offerto panem et circenses, ossia cibo e giochi. Faceva affidamento sull’appoggio del popolo, per cui non avrebbe mai incendiato Roma".

Cominciò a ricostruirla con criteri urbanistici avanzati.

"La sua idea di città nuova era basata su criteri pratici: edifici distanti e di limitata altezza, grandi viali, creazione di portici per consentire un’eventuale fuga. Nel tempo, poi, le regole non sono state rispettate e la città è cresciuta in modo caotico".