Un piccolo numero di fattori è alla base di come ci rapportiamo alle informazioni
Un piccolo numero di fattori è alla base di come ci rapportiamo alle informazioni

In un'epoca in cui mai come prima siamo costantemente bombardati di notizie, su qualunque argomento, reperibili dalle fonti più disparate e più o meno attendibili, diventa cruciale capire cosa spinga una persona a decidere di informarsi, o viceversa perché preferisca rinunciare a farlo. Questa scelta individuale produce conseguenze dirette su comportamenti e azioni: basti pensare a un tema di stretta attualità come il vaccino anti Covid-19, oppure al cambiamento climatico o alle disuguaglianze economiche.

Uno studio della University College London ha individuato tre fattori chiave che motivano la ricerca o meno di informazioni, e di conseguenza tre tipologie di persone: quelle che prendono in considerazione soprattutto quanto le informazioni saranno loro utili per prendere una decisione; quelle che tengono conto dell'impatto delle informazioni sui loro sentimenti; e quelle che cercano informazioni principalmente in merito ad argomenti a cui pensano spesso.

I ricercatori sono giunti a definire questi fattori in seguito a cinque esperimenti condotti su 543 partecipanti. In uno di questi è stato chiesto loro quanto avrebbero voluto conoscere informazioni sulla loro salute, ad esempio se possedessero un gene che influisce sul rischio di sviluppare l'Alzheimer. In un altro test, quanto fossero interessati a informazioni economiche tipo i tassi di cambio o la loro classe di reddito; in un altro ancora quanto avrebbero voluto conoscere l'opinione reale di amici e parenti sulle loro qualità e difetti (intelligenza, pigrizia, eccetera). In seguito i partecipanti sono stati intervistati circa le aspettative e le conseguenze legate all'accesso a queste informazioni.

Tutti i dati raccolti sono stati quindi confrontati a una serie di schemi ipotetici, che fossero in grado di spiegare i motivi per cui le persone cercano o evitano le informazioni. Il modello più efficace si è rivelato quello basato sui tre fattori anticipati sopra: l'utilità attesa, l'impatto emotivo e la rilevanza in riferimento a cose a cui le persone pensano spesso. È emerso anche un altro aspetto interessante: alcuni partecipanti hanno ripetuto gli esperimenti più volte a distanza di mesi, e il criterio fra i tre a cui avevano dato più importanza nella prima occasione si è mantenuto relativamente costante nel tempo. Secondo i ricercatori, il fattore predominante avrebbe quindi una sorta di connotazione caratteriale.

"Chiarendo le motivazioni che ci spingono a cercare informazioni, i responsabili politici possono riuscire ad aumentare la probabilità che le persone attingano a informazioni vitali e ne traggano beneficio", dice il coautore Christopher Kelly; "Al momento i responsabili politici sottovalutano l'impatto delle informazioni sulle emozioni delle persone e sulla loro capacità di comprendere il mondo che ci circonda, e considerano solo se le informazioni possano riuscire o meno a orientare le decisioni".

Lo studio è stato pubblicato sulla rivista Nature Communications.