La locandina de 'La meccanica dell'ombra'
La locandina de 'La meccanica dell'ombra'

Roma, 12 aprile 2017 – Duval cerca disperatamente un lavoro e così non si pone tante domande quando un misterioso individuo gliene offre uno, ben pagato. Si tratta di trascrivere fedelmente, ogni giorno, ore e ore di intercettazioni telefoniche. Quando si rende conto di essere sprofondato nel bel mezzo di un complotto politico e tenta di venirne fuori, deve fare i conti con i metodi brutali dei servizi segreti. Protagonista un grande François Cluzet, ‘La meccanica delle ombre’ (attualmente nelle sale), racconto avvincente e di grande attualità tra il thriller politico e la spy story, è l’opera prima di Thomas Kruithof.

Kruithof, come nasce questo film?
«Avevo voglia di raccontare la storia di una persona che lavora in un’organizzazione segreta ma nei ruoli più bassi, non al vertice. In Francia si dice che nelle organizzazioni segrete ci sia la compartimentazione, per cui ognuno lavora nel suo settore ma non sa nulla di quello che c’è intorno. C’è quindi questo personaggio, Duval, che non sa nulla e noi spettatori, insieme a lui, man mano che il film va avanti, scopriamo di cosa si tratta».

Quanto ha attinto dalla realtà?
«Si tratta di finzione, ma il film trae sicuramente  spunto da alcuni complotti e scandali realmente accaduti negli ultimi trent’anni in Francia, per quanto riguarda ad esempio il finanziamento dei partiti e il rilascio di alcuni ostaggi. Ogni tanto qualcuno che ha visto il film mi dice come gli abbia richiamato alla mente certi fatti. Il film, poi, rispecchia il clima di sospetto che c’è stato e c’è ancora tra i servizi segreti e i vertici politici, con alcune persone, come quelle attorno a Duval, ossessionate dall’idea di volere controllare tutti e tutto. Ho voluto ambientare la vicenda in un periodo preelettorale perché mi interessa molto tutto ciò che succede dietro le quinte in queste fasi contrassegnate da grandi scambi di favori e di poteri».

Una fase preelettorale come quella che vive attualmente la Francia?
«Sì, effettivamente è molto attuale ma sono stato fortunato che il film fosse pronto proprio adesso. In realtà ho iniziato a lavorarci alcuni anni fa».

Come hanno accolto i politici in Francia il suo film?
«I politici hanno altre gatte da pelare in questo momento piuttosto che occuparsi del mio film. Mentre per quanto riguarda le persone dell’intelligence, ne avevo contattate alcune dopo avere scritto la sceneggiatura e hanno riconosciuto l’aderenza della storia e dei personaggi alla realtà».

Si discute molto anche in Italia di intercettazioni, tra diritto alla privacy e importanza di acquisire informazioni. Lei cosa ne pensa?
«Da privato cittadino mi preoccupa questo senso di paura generalizzata che c’è, di essere ascoltati, di essere ripresi dalle videocamere di sorveglianza. Però, sempre  come cittadino, vorrei anche sentirmi sicuro, sapere che io, la mia famiglia, i miei cari siamo tutelati. Penso che però prevalga il senso di paura di essere sempre un po’ spiati».

Cluzet è un Duval straordinario.
«Per me, un esordiente, è stato un grande onore e  una grande fortuna avere lui. Desideravo proprio lui per questo ruolo perché sapevo che sarebbe stato in grado, come in effetti lo è stato, di trasmettere l’interiorità del personaggio in modo molto sottile».

Come è avvenuta la scelta di Alba Rohrwacher?
«Quando avevo già finito di scrivere il copione, mi è capitato di vederla ne ‘Le meraviglie’. Poi l’ho vista anche in altri film, potendo apprezzare l’ampiezza e la finezza delle sue interpreteazioni. Mi è sembrata non soltanto molto brava e di talento, ma anche dotata di un’aura particolare, un alone di fragilità e di mistero che ha portato nel personaggio»