Captain Marvel abbracciata a Spiderman
Captain Marvel abbracciata a Spiderman

Roma, 27 luglio 2016 - Questa è una storia di duelli. Duelli multipli, che s’intrecciano gli uni con gli altri. Una guerra che si combatte dentro e fuori lo schermo. Il Bene contro il Male, certo, ma anche il futuro contro il passato, Superman contro Batman, Dc Comics contro Marvel, Avengers contro X-Men, Captain America contro Iron Man. Supereroi sempre più conflittuali, sempre più umani nonostante i superpoteri, sempre più vittime di lancinanti battaglie interiori. In confronto, diciamolo, il Macbeth di Shakespeare era Biancaneve.

Un crescendo. Che comincia a declinarsi di giorno in giorno sempre di più al femminile, un fronte che i colossi del fumetto dei supereroi, Marvel e Dc Comics, non intendono più lasciare scoperto. La grande battaglia, che promette di mettere in secondo piano l’antagonismo tra Nembo Kid e l’uomo pipistrello, è stata preannunciata tre giorni fa al Comic-con di San Diego: è stata ingaggiata Brie Larson, premio Oscar per “Room”, per vestire i panni di Captain Marvel, il misterioso personaggio d’origine aliene uscito anch’esso dalla penna di Stan Lee e pronto a tramutarsi in film nel 2019, qui nella variante Carol Denvers, sorta sulla carta nell’oramai lontano 1967. Sull’altro fronte di questa guerra - che verrà disputata fuori dagli angusti confini di un singolo lungometraggio - altre due super eroine.

Dimenticate la povera “Catwoman” del 2004 interpretata da Halle Berry che incassò “solo” 82 milioni di dollari e una cascata di recensioni furenti contro un budget di 135 milioni. Oggi, aggiornata al futuro, la sfida vedrà “CapitanessaMarvel alle prese con Vedova Nera, ossia la Natasha Romanoff degli “Avengers”, amatissima fino alla devozione dai fan, soprattutto da quando ha assunto le sembianze di Scarlett Johansson: misteriosamente, quest’ultima un film tutto per sé ancora non ce l’ha avuto, nonostante l’attesa spasmodica degli appassionati e nonostante il fascino magnetico del personaggio (un’ex agente del Kgb riemersa dalla guerra fredda e, ovviamente, “biopotenziata”). Ma ecco che, meno di due mesi fa, il presidente della Marvel, Kevin Feige, apre lo squarcio delle possibilità: «Dei vari personaggi quello su cui siamo più emotivamente e creativamente impegnati è Vedova Nera». Se ne riparla a partire dal 2019, ma la prima pietra è stata scagliata. Donne forti, fortissime, anche se dalle psicologie complesse, capaci di affrontare eserciti interi. L’anno prossimo la Warner Brothers - su ordine della Dc Comics - farà uscire “Wonder Woman”, interpretata dall’attrice e modella israeliana Gal Gadot (nome e misure degne di un film di Russ Meyer), già apparsa nel citato “Superman vs Batman: Dawn of Justice”. Qui la madre di tutte le super eroine riuscirà a impedire nientemeno che una guerra mondiale, tanto per gradire. Ovvio, le analisi psico-sociologiche con sconfinamenti nel politico si sprecano: così come non è mancato, all’uscita di “Captain America: Civil War”, chi ha tirato in ballo Donald Trump, non sarebbe un caso, secondo qualche critico d’Oltreoceano, che la proliferazione delle super eroine cada nell’anno in cui Hillary Clinton è in corsa per installarsi alla Casa Bianca.

Chissà. Quel che è certo, a proposito di donne forti, è che sempre nel 2017 uscirà “Thor: Ragnarok” (di nuovo Marvel), con una furiosa Cate Blanchett nella parte della dea della morte Hela. E dato che nella saga degli “X-Men”, per fare un esempio, Magneto è di volta in volta cattivo oppure buono (idem la Mystica tutta blu di Jennifer Lawrence), chissà che non finisca per diventare uno zuccherino anche la terrificante Hela. Sì, perché quel che conta è il duello: tanto meglio se è combattuto all’interno della stessa anima, schizofrenia permettendo.