Martedì 28 Maggio 2024
ANDREA SPINELLI
Magazine

Il ritorno di Mark Knopfler: "Ma ora basta concerti"

La nuova vita dell’ex leader dei Dire Straits: un album di inediti senza tournée. "Il tempo vola, voglio scrivere canzoni e registrarle"

Mark Knopfler, 74 anni, torna con l’album di inediti One deep river (Foto Petrangeli)

Mark Knopfler, 74 anni, torna con l’album di inediti One deep river (Foto Petrangeli)

Londra, 16 aprile 2024 – “La mia idea di paradiso è un luogo dove il Tyne incontra il Delta, dove la musica folk incontra il blues" diceva un tempo Mark Knopfler, che nel nuovo album One deep river prova ad inseguire questa sua ipotesi di aldilà con dodici nuove composizioni che, per la prima volta, non presenterà in tournée.

"Penso sia arrivato il momento di restarsene a casa a scrivere canzoni e a registrarle" ammette dall’altra parte del video l’ex sultano dello swing, già fondatore e leader dei Dire Straits, 74 anni, col tono stanco, trascinato, delle scelte definitive. "Qui a Londra mi sono costruito questo bellissimo studio dove adoro lavorare, perché creare musica è davvero tutto ciò che voglio fare in questo momento. Il palco l’ho adorato, ma alla mia età devi pensare come impiegare il tempo al meglio perché sai di non averne più tantissimo. E io lo voglio spendere facendo quel che mi piace".

Mark, che cosa c’è in fondo al fiume evocato nel titolo dell’album?

"Che si trattasse del Clyde a Glasgow, del Tyne a Newcastle, del Tamigi a Londra, o dell’Hudson a New York, il fiume ha rappresentato una costante della mia vita e delle città con cui ho avuto a che fare. Ma il fiume può essere inteso pure come metafora dell’anima, tua o delle persone che hai attorno, come appare evidente ascoltando Old Man River , una delle mie canzoni preferite, nella versione di Ray Charles. Ecco perché lavorando a questo album mi sono sentito molto prolifico. Ho preso pure il Covid tre volte e quindi di tempo per scrivere ne ho avuto tanto".

Dove pensa che la stia trascinando la corrente?

"L’età capovolge il telescopio della vita. Non puoi fermarti a guardare indietro, indugiare su quel che sei stato e su quel che hai fatto, devi vivere il presente, perché oggi il tempo scorre più veloce di quando eri giovane, di quando stavi sui banchi di scuola e non vedevi l’ora di tornartene a casa. Se per un ragazzo il tempo scorre, per un settantenne vola. Ecco perché, anche se non ho mai pensato ad un farewell tour , credo che coi concerti sia finita".

Che cosa la rende orgoglioso di questo nuovo album?

"Anche se non sta a me dirlo, penso, anzi spero, di essere diventato un cantautore migliore. E che la prova non stia solo nelle canzoni di One deep river , ma pure in quelle dell’ep The Boy che l’ha preceduto di qualche giorno; quattro pezzi extra a cui tenevo particolarmente, come Bad day for a knife thrower , rimasti fuori dalla selezione finale. Ad unirli credo sia l’ambientazione fantastica, ripescata fra i miei ricordi di bambino abbagliato dalle luci e dal frastuono del grande luna park che prendeva vita ogni anno nel Town Moor, lo storico parco di Newcastle".

Parliamo di collaborazioni. Fra quelle recenti quale l’ha soddisfatta di più?

"La più straordinaria è stata probabilmente la rielaborazione della Going home che avevo scritto quarant’anni fa per la colonna sonora del film di Bill Forsyth Local Hero , realizzata per raccogliere fondi a favore del Teenage Cancer Records. È stato molto bello confrontarsi in quel pezzo con tanti amici straordinari. Alcuni di loro sono venuti a registrare le rispettive parti in studio, altri me le hanno inviate da lì dove si trovavano e penso di aver fatto un ottimo lavoro nel raccordare tutto. È stato meraviglioso avere gente come Jeff Beck, Eric Clapton, David Gilmour o Pete Townshend, di cui sono un grandissimo fan. Ma anche Albert Lee, Bruce Springsteen, che mi ha fatto avere la parte centrale del pezzo, o Peter Frampton (c’è pure Zucchero - ndr ). Tutto davvero fantastico. Non finirò mai di ringraziare il destino per avermi dato la fortuna di incontrarli".