Toni Santagata, per l’anagrafe Antonio Morese, giovedì avrebbe compiuto 86 anni
Toni Santagata, per l’anagrafe Antonio Morese, giovedì avrebbe compiuto 86 anni
di Silvia Gigli La canzone popolaresca era il suo cavallo di battaglia. Il suo humour, il suo modo scanzonato di fare cabaret sono rimasti nella memoria degli italiani. Toni Santagata si è spento all’improvviso. Avrebbe compiuto 86 anni giovedì prossimo. Era nato nel 1935 a Sant’Agata di Puglia (in provincia di Foggia) e il suo vero nome era Antonio Morese. Ma per tutta la vita, fin da quando esordì giovanissimo nei cabaret romani, erano gli anni Cinquanta, è stato per tutti Toni...

di Silvia Gigli

La canzone popolaresca era il suo cavallo di battaglia. Il suo humour, il suo modo scanzonato di fare cabaret sono rimasti nella memoria degli italiani. Toni Santagata si è spento all’improvviso. Avrebbe compiuto 86 anni giovedì prossimo.

Era nato nel 1935 a Sant’Agata di Puglia (in provincia di Foggia) e il suo vero nome era Antonio Morese. Ma per tutta la vita, fin da quando esordì giovanissimo nei cabaret romani, erano gli anni Cinquanta, è stato per tutti Toni Santagata. Sorridente, affabile, un amico per tutti.

Insieme ad altri indomiti colleghi pugliesi che in quegli anni tentavano la fortuna nella Capitale iniziò piano piano ad esibirsi nei cabaret, fino ad arrivare al leggendario Folkstudio. Caso unico, ai tempi, era l’unico a esibirsi in pugliese.

Come spesso succede per gli artisti, i titoli più famosi li scrisse praticamente agli esordi. Rimane nella memoria collettiva uno dei suoi primi successi, Quant’è bello lu primm’ammore, firmato insieme a Tata Giacobetti. Canzone a più letture.

All’apparenza innocua, sottilmente audace invece tra i versi che parlano di tradimenti e corna appese, La zita e Li strascinete, costruito sulla melodia di When The Saints Go Marchin’In. Tutti riferimenti, filtrati attraverso lo sberleffo del cabaret, al rapporto tra il popolo, il cibo e la fame.

Negli anni Settanta, il successo del momento è Lu maritiello, ovvero la vicenda semiseria di un marito ubriacone che cerca il perdono della moglie. Protagonista al Derby di Milano nei suoi anni d’oro per la sua irresistibile verve comica, il suo modo così originale di fare folk mescolando musica tradizionale e ironia, gli aprì le porte dei varietà televisivi da Canzonissima al Cantagiro, il Festival di Sanremo e Un disco per l’estate.

Nel 1976 la consacrazione internazionale: tiene al Madison Square Garden di New York, due concerti memorabili. Conduce e scrive per Radio Rai le trasmissioni Miramare, Di Riffa o di Raffa, Radio Punk. Strano ma vero, è stato lui a firmare la prima sigla di A come Agricoltura, storica trasmissione della Rai poi sostituita da Linea Verde.

Fu anche compositore di moderni melodrammi, dei quali fa parte quello dedicato a Padre Pio eseguito nella sala Paolo VI in Vaticano nel giorno della canonizzazione del frate di Pietrelcina. Negli anni in cui folk era sinonimo di impegno politico, Santagata anticipò la canzone umoristica dialettale. Fu questo il segreto per il successo e l’affetto che gli regalò il suo pubblico.