La famiglia Miljian: da sx Julien, i piccoli Teo e Lia, e Micaela
La famiglia Miljian: da sx Julien, i piccoli Teo e Lia, e Micaela

Bologna, 21 settembre 2019 - "La nostra casa siamo noi". E così Micaela Miljian Savoldelli, insieme al suo compagno Julien e ai piccoli Teo e Lia (ora c'è un altro bimbo in arrivo), hanno impacchettato il loro passato e sono partiti per un viaggio intorno al mondo che dura da oltre due anni e che è diventato la loro vita e il loro lavoro. Tutto è partito da un sito - likemiljian.com - nato come diario online per tenere aggiornati i nonni lontani e poi riempito con 'cartoline' e racconti della famiglia Miljian - mamma bergamasca e papà parigino - da ogni parte del mondo, così come il profilo Instagram da oltre 100mila followers.

Micaela, cosa significa Miljian?

"La parola Miljian la inventammo io e Julien dieci anni fa, a Firenze, città in cui ci siamo conosciuti quando eravamo studenti. E’ semplicemente la fusione dei nostri due nomi: Miki e Julien. Oggi è anche il secondo nome all’anagrafe di tutti i nostri bambini".

Che lavoro facevate quando avete deciso di partire per il viaggio intorno al mondo? E cosa vi ha spinto?

"Julien aveva appena creato la sua start-up di servizi digitali per alberghi. Lui ha sempre lavorato in ambito imprenditoriale turistico. Io, archiviata la mia carriera nella moda, scrivevo. A spingerci è stata la volontà di far diventare realtà un’idea che avevamo in testa da tempo. E così, abbiamo lasciato la casa, creato una nostra società, e acquistato il primo biglietto di sola andata per l’altra parte del mondo".

Avevate risparmi e piani B?

"E’ proprio questa la particolarità del nostro progetto. Se ne possono incontrare sempre di più di famiglie che hanno venduto la propria casa e hanno deciso di investire la somma messa da parte in un periodo di viaggio sabbatico con la propria famiglia. Ma questa non è la nostra storia. Avevamo dei risparmi, ma il giusto che ci avrebbe permesso qualche mese di spostamenti in Sud Est Asiatico. Non abbiamo venduto una casa perché non ne avevamo una. Abbiamo piuttosto investito su noi stessi, credendoci: abbiamo creato la nostra società di produzione di contenuti. Mentre siamo in viaggio lavoriamo. Non c’era un piano B, o meglio, non ce lo siamo concesso: ci siamo detti 'ce la faremo'".

Viceversa, quando siete stati sicuri che il viaggio sarebbe diventato la vostra vita?

"Siamo già una famiglia con DNA itinerante: Julien è francese, io sono italiana. Già solo per vedere i nonni i nostri figli hanno preso il loro primo aereo prestissimo. Non siamo mai stati dei grandissimi viaggiatori, ma in compenso siamo dei curiosi da sempre. Forse a dare la vera svolta è stata la partenza in Vietnam per un mese on the road quando abbiamo scoperto di aspettare Teo. Era il nostro primo figlio, ed erano i mesi di gravidanza più “difficili”, ma non ci siamo tirati indietro. E’ stata un’esperienza straordinaria. Forse questo è stato ciò che più di qualsiasi altra cosa ci ha aperto a una nuova maniera di vedere la vita. Ci siamo detti “Si può fare”. Ed è effettivamente così".

I vostri bambini hanno già visto una quantità di luoghi, immagini e hanno fatto già così tante esperienze che mediamente un uomo non fa in tutta la sua vita. Detto questo, pensate mai che avrebbero potuto preferire una vita di routine con la loro cameretta, i loro giochi e i loro amici?

"Non si può sapere, perché questa è la maniera in cui sono cresciuti loro, ed è quindi per loro la normalità (quando siamo partiti Teo aveva 2 anni e mezzo e Lia ha compiuto il suo primo anno di vita in Indonesia). Ad ogni modo hanno il resto della vita per percorrere circuiti più classici, ma nulla gli toglierà mai l’immenso privilegio di aver vissuto come hanno fatto fino ad ora. Con i loro genitori".

E ora qual è il vostro lavoro?

"Siamo imprenditori, lavoriamo con brand, giornali, magazine. Io scrivo articoli online o per cartacei o per marchi che cercano writers. E ora sto scrivendo il mio primo libro. Julien è fotografo e videomaker".

Mamma che lavora sempre, donna lavoratrice che non lascia mai i suoi figli. Quindi è possibile essere entrambe le cose?

"Eccome se si può. E ne sono la prova. La ricetta è giusto avere un’organizzazione di ferro, e il giusto grado di filosofia e razionalità nel valutare le situazioni".

Tante donne e non solo ti chiedono consigli su come viaggiare con i bambini, come affrontare gravidanza e maternità. Ti senti una fonte d'ispirazione per chi è alle prese con i problemi della società attuale?

"Non so se sono fonte d’ispirazione, non mi permetto di dirlo, ma quello che so è che noi donne siamo una forza. Non dobbiamo mai smettere di pensarlo e saperlo. E’ buono ricordarcelo tra di noi ed essere solidali".

Fra poco sarete in cinque, pochi mesi fermi a Firenze e poi ripartirete. Hai mai paura di non farcela?

"No, ho degli ottimi accompagnatori accanto. Quando si è un buon gruppo, non è possibile non farcela".

Come avete detto tante volte, vi fermerete quando Teo sarà in età scolare, ma non sapete ancora dove. A quel punto hai pensato a come sarà la vostra vita? E questo, ti fa paura?

"In realtà un’idea di dove ci fermeremo ce l’abbiamo. Anche se i nostri progetti ci porteranno a viaggiare sempre. Non mi chiedo come sarà la nostra vita e tantomeno ho paura. Perché quando c’è impegno e si agisce secondo un obiettivo, c’è risultato".