Martedì 28 Maggio 2024
CHIARA DI CLEMENTE
Libri

Il cinema di Auster. Dai racconti a “Smoke“, la forza della narrazione

Aspettando l’arrivo in Italia in autunno del libro postumo “Un paese bagnato”, un’esistenza piena di storie e di dolori. I romanzi, le sceneggiature: l’arte di "vivere in un mondo immaginario".

Il cinema di Auster. Dai racconti a “Smoke“, la forza della narrazione

Il cinema di Auster. Dai racconti a “Smoke“, la forza della narrazione

Roma, 3 maggio 2024 – L’ultimo romanzo, Baumgartner, è uscito in Italia per Einaudi nel 2023 e sempre Einaudi ha annunciato ieri che manderà nelle nostre librerie in autunno, a ottobre, Un paese bagnato di sangue, il suo libro postumo. Paul Auster , il grandissimo scrittore e poeta nato – come Philip Roth – a Newark, nel New Jersey, e morto il 30 aprile a 77 anni nella sua casa di Brooklyn, non ha segnato solo la letteratura con i bestseller che vanno dalla Trilogia di New York a Nel paese delle ultime cose, Leviatano, Mr. Vertigo, Timbuctu, Il libro delle illusioni, Sunset Park, 4 3 2 1, ma anche – tanto – quello del cinema:.

Colpito nel 2022 dalla morte del figlio per overdose e dalla diagnosi di cancro ai polmoni, Paul Auster sosteneva: "Quando una persona è abbastanza fortunata da vivere all’interno di una storia, da vivere in un mondo immaginario, i dolori di questo mondo svaniscono. Perché fino a quando la storia continua, la realtà non esiste piú". E il suo mondo immaginario al cinema si è materializzato in film come Lulu on the Bridge e La vita interiore di Martin Frost (da lui scritti e diretti nel 1998 e nel 2007) ma soprattutto nella realizzazione – con la regia “principale“ di Wayne Wang – del dittico Smoke e Blue in the Face (1995). È indimenticabile Smoke, come lo è la Trilogia di New York, con il “senso in più“ rispetto all’opera letteraria dato dal vorticoso, emozionante, romanticissimo gioco di specchi e cambio di registri con cui viene utilizzato il mezzo cinematografico.

Pur sviluppato nel finale del film, il “cuore“ di Smoke, ambientato a Brooklyn – protagonisti il tabaccaio Auggie Wren, che ogni mattina alla stessa ora, da più di dieci anni, fotografa lo stesso angolo di strada e lo scrittore Paul Benjamin, in crisi per la perdita della moglie uccisa durante una rapina–, è come noto un racconto scritto da Auster nel ’90 per il New York Times: Il racconto di Natale di Auggie Wren. Nel film il racconto di Auggie vive due volte: la prima quando il tabaccaio interpretato da Harvey Keitel lo narra all’alter ego di Auster (lo scrittore interpretato da William Hurt), la seconda quando lo stesso racconto rivive nelle sole immagini – nessun dialogo, nessuna parola – sole immagini accompagnate dalla canzone di Tom Waits Innocent When You Dream (dall’album Franks Wild Years, 1987).

Il primo racconto inizia nella maniera più “classica“ possibile, Auggie-Harvey Keitel è seduto a un tavolo dinnanzi a Auster-William Hurt, campo e controcampo: vediamo il viso e il mezzobusto e le braccia e le mani di Keitel, e le spalle di Hurt, poi – mentre Keitel continua a parlare – il controcampo di Hurt che lo ascolta, poi di nuovo Keitel, poi di nuovo Hurt, finché la cinepresa prende a fissarsi sul solo Keitel. La sua voce procede narrando: la nascita dell’idea, per Natale, di andare a riportare il portafogli a un ragazzino landruncolo che aveva tentato una rapina nel suo negozio, il momento in cui raggiunge la casa del ragazzo, il momento in cui ad aprirgli la porta è un’anziana signora che, cieca, scambia Auggie per il nipote, la felicità della donna per il regalo della visita del ragazzo nel giorno di festa, e Auggie che la asseconda e resta con lei, finché la donna non si addormenta. “Quando si sogna si è innocenti”: finge solo Auggie o fingono entrambi? Dove inizia il caso e dove finisce l’illusione?

Il “racconto di Natale“ termina dinnanzi al primo piano della bocca di Keitel, una sorpresa: diluito in quattro minuti di piano sequenza l’atto dello zoom dal viso intero alle labbra di Auggie diventa impercettibile, perché l’unica cosa che si percepisce è la storia. E perché sì: "fino a quando la storia continua, la realtà non esiste piú".