Cominciamo subito con una precisazione: il battello pneumatico, alias gommone, non è più da tempo un natante economico, ovvero lo scafetto d’iniziazione, il simbolo della nautica popolare. All’inizio della sua storia, è vero, lo era: perché non superava la lunghezza monstre dei 4,5 metri (Pirelli Laros, Zodiac, Callegari e pochi altri) e specialmente perché era smontabile. Con due sacche e mezz’ora di sudata, si poteva caricare in auto, alla peggio sul portapacchi del tetto, ed era finita lì. Il motore più performante era un fuoribordo gambo standard da 18 Cv (Carniti, Selva) e per chi voleva proprio strafare un bicilindrico da 25 cv sempre senza patente e guidato a barr.

Siamo alla metà degli anni ’60 quando era un’impresa spingersi dalla costa pugliese alle Tremiti o alla Capraia del Tirreno. Nel 1969, quando il primo uomo calcava la Luna, io attraversai il Mediterraneo dalla Toscana alla Tunisia, solo su un Pirelli Laros di 4,30 metri motorizzato da un Mercury 30 cv. Fui acclamato come primo gommonauta d’Italia, vinsi il premio Agusta per la più lunga navigazione in solitario: e confesso di averci marciato per anni su quell’effimera gloria.

Voltiamo pagina: oggi, primavera del 2020, il gommone smontabile è pressoché scomparso: sotto i 56 metri si chiamano sdegnosamente gommini anche se hanno motori fino a 200 cv. E all’ultimo salone nautico nazionale c’erano un Pirelli 1900 e un Sacs Strider 18 (misure in metri), più altri Rib (rigid inflatable boat) poco più piccoli. Un riferimento: il Pirelli 1900, ovviamente cabinato e plurimotorizzato, costa intorno a un milione e mezzo di euro. E se ne vendono alcuni a stagione. Anzi, i costruttori amici raccontano che si guadagna più e si fatica meno a vendere un Rib milionario che cento gommoni da 5 o 6 metri.L’hanno scoperto anche i costruttori di fuoribordo, che anno dopo anno presentano potenze sempre maggiori (oggi ci sono 6 cilindri a 4 tempi da 400 cv), trascurando i senza patente (fino a 40 cv) che vent’anni fa si vendevano come le frittelle.

Eppure il gommone medio, il 5 metri anche con la motorizzazione senza patente (che in quasi tutte le marche raggiunge di fatto i 60 cv, pudicamente ’depotenziati’ 40 per rispettare la legge) offre una godibilità ed una sicurezza invidiabile anche in condizioni di mare mosso. Non si smonta più perché la carena è in vetroresina (o in alcuni casi in lega leggera): ma c’è sempre la possibilità di portarselo a casa con un carrello, che serve anche al varo e all’alaggio da una spiaggia o da uno scivolo, senza dover ricorrere a una gru di banchina (che costa e spesso non si trova).

La rivista mensile Il Gommone, vera bibbia del settore, dedica poco meno di 30 pagine elencando tutti i modelli di tutte le marche – e tutti i motori fuoribordo – che operano sul mercato italiano. È un mondo, di tutti i colori e tutti i gusti. Alcune marche (Selva in particolare ma non solo) offrono anche packages, cioè gommone e motore abbinati, completi di cablaggi, comandi e accessori di legge. E poi c’è il mercato dell’usato, presente anch’esso sulla rivista con centinaia di offerte, spesso veri e propri affari: considerando che un gommone di 5 metri, completamente attrezzato e di pochi anni (spesso ha navigato nemmeno 30 ore a stagione) costa meno della metà che nuovo. Occhio solo a non fidarsi delle foto e verificare, magari con un amico esperto.