di Giulia Prosperetti Nisi Coelum creassem, ob te solam crearem. Dal cartiglio sorretto dagli angeli che reca le parole che la santa spagnola udì durante una delle sue esperienze estatiche, la luce ambrata immaginata da Gian Lorenzo Bernini, torna a illuminare l’Estasi di Santa Teresa d’Avila. Dopo cento anni, da oggi – grazie al restauro integrale realizzato in sette mesi, per mano di quattro restauratori,...

di Giulia Prosperetti

Nisi Coelum creassem, ob te solam crearem. Dal cartiglio sorretto dagli angeli che reca le parole che la santa spagnola udì durante una delle sue esperienze estatiche, la luce ambrata immaginata da Gian Lorenzo Bernini, torna a illuminare l’Estasi di Santa Teresa d’Avila. Dopo cento anni, da oggi – grazie al restauro integrale realizzato in sette mesi, per mano di quattro restauratori, dalla Soprintendenza Speciale di Roma con un finanziamento di 100mila euro – è di nuovo possibile ammirare la Cappella Cornaro, nella chiesa di Santa Maria della Vittoria, in tutto il suo originario splendore. Quella che lo stesso scultore definì la sua "men cattiva opera", il suo capolavoro, riacquista così quell’armonia di insieme che nell’ultimo secolo la frammentazione degli interventi aveva fatto venir meno.

L’ideale estetico del ‘bel composto’ si palesa, ora, con tutta evidenza allo sguardo attraverso la perfetta fusione tra le arti dell’architettura, della scultura, della pittura e della decorazione che tornano a dialogare insieme. Un’esplosione di colori eterei ha ridato vita all’Empireo, dipinto da Guido Ubaldo Abbatini, cui santa Teresa estaticamente ascende, e agli angeli intorno alla colomba dello Spirito Santo, alle dorature originali, alle sculture, ai marmi, e alle vetrate.

Dalla base dell’opera costituita da un grande parallelepipedo di travertino scavato, nascosto dalle nuvole sulle quali la santa sembra levitare, alla ritrovata leggibilità delle quattro immagini in stucco dorato della storia di santa Teresa, prima annerite dal tempo e dallo smog, sono diversi i particolari inediti portati alla luce dal restauro.

"Abbiamo potuto raccontare l’opera dall’Empireo al paliotto. Ogni restauro aggiunge tasselli sulla conoscenza dell’opera. In questo caso la discriminante è stata poter utilizzare una serie di indagini diagnostiche – spiega il restauratore Giuseppe Mantella –. L’opera è una lezione di teologia: anima e corpo insieme arrivano a Dio. Una chiave di lettura che lega la transverberazione all’Ultima cena raffigurata nel paliotto".