Giovanni Morandi Superata la mestizia nel veder accostato il nome di un Kennedy – ultimo di una grande dinastia – alle dietrologie ripetitive dei “no vax“ viene da chiedersi se siano i tempi che forgiano gli uomini o non siano gli uomini che plasmano i tempi. Viene da chiederselo dopo aver visto lo spettacolino milanese del guru...

Giovanni

Morandi

Superata la mestizia nel veder accostato il nome di un Kennedy – ultimo di una grande dinastia – alle dietrologie ripetitive dei “no vax“ viene da chiedersi se siano i tempi che forgiano gli uomini o non siano gli uomini che plasmano i tempi. Viene da chiederselo dopo aver visto lo spettacolino milanese del guru venuto dagli Usa, che è riuscito a catturare una qualche attenzione non per l’originalità delle sue argomentazioni ma per la notorietà del cognome che porta, della più popolare famiglia americana. E proprio pensando alla sua famiglia, a suo padre Bob che fu ucciso nella campagna elettorale del ‘68 e a suo zio John, il presidente assassinato a Dallas, che stride come voce stonata quella di Robert Kennedy jr, figlio di Bob, che gira per il mondo a predicare che i vaccini sono inutili, anzi sono armi liberticide. I Kennedy hanno segnato fasi diverse del secolo scorso. Nonno Joseph, il patriarca, l’imbarazzante miliardario troppo vicino alla mafia americana e non troppo lontano dal nazismo, ci ha lasciato queste parole che per fortuna sono rimaste inascoltate: "I paesi democratici e quelli dittatoriali non dovrebbero rinunciare a mantenere tra loro buoni rapporti". L’epoca di John fu invece rappresentata dalla sua fiducia: "Non ci può essere progresso se non si ha fede nel domani". E invece Robert espresse tutta la sua forza visionaria quando disse che "il Pil misura qualunque cosa tranne ciò per cui valga la pena vivere". Una luminosa visione che contrasta con il buio ossessivo del figlio venuto a spiegarci che il vaccino non funziona e che "il green pass prepara regimi totalitari voluti dalle élite globali". È la fine dei Kennedy.