di Michele Mezzanzanica

Il Pinot nero come religione e il Metodo classico come filosofia. Questi i capisaldi della Rossetti&Scrivani, una sorta di “spin-off” de La Costaiola, storica azienda agricola dell’Oltrepò Pavese fondata ufficialmente nel 1938 ma con radici ancora più profonde, che affondano nei terreni lavorati dal bisnonno del terzetto oggi alla guida della società: i fratelli Michele e Fabio Rossetti con la cugina Simona Scrivani. Dopo che i loro genitori, a cavallo tra gli anni ’7’ e ’80, hanno fatto il salto di qualità trasformando una realtà agricola in un’attività industriale moderna, sviluppandone anche commercio e marketing, a inizio anni ’90 è arrivata la nuova generazione che, accanto alla tipica produzione di Barbera e Croatina, ha sviluppato un filone spumantistico che sta riscuotendo notevole successo. L’ultimo, prestigioso riconoscimento è la Rosa d’Oro per il Rossetti&Scrivani Brut Rosé, il Nové Brut Rosé e il Rossetti&Scrivani Extra Brut Rosé (quest’ultimo degno anche della Gran Menzione) nella pubblicazione tematica “Rosa Rosati Rosé – La Guida al Bere Rosa”.

"Crediamo nella specializzazione della produzione e le valutazioni della guida confortano la nostra scelta di puntare sul Pinot nero come vitigno di elezione e sul metodo classico come metodo di elaborazione, nel contesto della produzione complessiva", commenta Michele Rossetti. I riconoscimenti andati alla declinazione in rosa sono a propria volta una conferma che si tratta di versioni convicenti". Non le uniche, dal momento che l’azienda produce anche due “blanc de noir” anch’essi rigorosamente metodo classico: il Brut e il Nature, quest’ultimo un pas dosé con almeno 48 mesi sui lieviti. Il prodotto di punta della casa, insieme al citato (e pluripremiato) Extra Brut Rosé, per un prezzo in enoteca che si aggira sui 40 euro contro i 20 euro degli altri spumanti.

Circa 50mila le bottiglie prodotte all’anno, un numero destinato a crescere dal momento che la produzione spumantistica rappresenterà sempre più il core business della Rossetti&Scrivani-La Costaiola. Gran parte dell’imbottigliato, circa l’80%, è destinato al circuito Horeca italiano ma qualche cassa prende la via dell’estero, Inghilterra e Stati Uniti soprattutto. Un vanto dell’Oltrepò Pavese che però non porta questo nome in etichetta. "E’ una denominazione dove c’è di tutto – spiega Rossetti – se faccio uno spumante metodo classico di alta qualità non voglio che la stessa menzione sia utilizzata per la Bonarda venduta sottocosto al supermercato. Preferisco autocertificare la qualità con il mio marchio, Rossetti&Scrivani".