di Giovanni Serafini "Ei fu", 5 maggio 1821... Minato dalle angosce e dalla monotonia dell’esilio (la sua "variante britannica"), Napoleone Bonaparte muore nell’isola inglese di Sant’Elena, puntino minuscolo sperduto nell’Atlantico. Da quel giorno non c’è pace per la memoria dell’Imperatore, il primo uomo nella storia ad aver subito il lockdown, esaltato o umiliato da migliaia di libri, film, ricostruzioni storiche, dibattiti, convegni. Un tiranno, un macellaio, uno schiavista, un misogino, un saccheggiatore di popoli, il despota che cedette Venezia all’Austria e rubò all’Italia una quantità inverosimile di opere d’arte. Ma anche un grande stratega, l’anticipatore del costituzionalismo europeo, l’uomo che volle l’emancipazione degli ebrei (il grande Sinedrio, Parigi 1807) e diede vita alle grandi scuole, all’Ena, alla Corte dei Conti, alla Normale di Pisa, al codice che ancora oggi porta il suo nome… Amato più all’estero che in patria, Napoleone...

di Giovanni Serafini

"Ei fu", 5 maggio 1821... Minato dalle angosce e dalla monotonia dell’esilio (la sua "variante britannica"), Napoleone Bonaparte muore nell’isola inglese di Sant’Elena, puntino minuscolo sperduto nell’Atlantico. Da quel giorno non c’è pace per la memoria dell’Imperatore, il primo uomo nella storia ad aver subito il lockdown, esaltato o umiliato da migliaia di libri, film, ricostruzioni storiche, dibattiti, convegni.

Un tiranno, un macellaio, uno schiavista, un misogino, un saccheggiatore di popoli, il despota che cedette Venezia all’Austria e rubò all’Italia una quantità inverosimile di opere d’arte. Ma anche un grande stratega, l’anticipatore del costituzionalismo europeo, l’uomo che volle l’emancipazione degli ebrei (il grande Sinedrio, Parigi 1807) e diede vita alle grandi scuole, all’Ena, alla Corte dei Conti, alla Normale di Pisa, al codice che ancora oggi porta il suo nome…

Amato più all’estero che in patria, Napoleone si è visto negare da Parigi una strada che porti il suo nome (esiste solo una rue Bonaparte), mentre ai generali che combatterono ai suoi ordini sono dedicate piazze, avenues e boulevard. Imbarazzata e ingrata, la Francia preferisce il console figlio della Rivoluzione al monarca Napoleone I che seppellì la Repubblica.

E oggi non sa come celebrare il bicentenario della morte di questo personaggio grandioso, potente, affascinante: qualche mostra – una agli Archivi Nazionali, un’altra al museo degli Invalidi, una terza nella lontana Grande Halle della Villette – et c’est tout…

Com’era Napoleone nella vita di tutti i giorni? Qual è il segreto della sua immortalità? "Potente specchio della volontà umana di vivere", così lo definì il filosofo tedesco Schopenhauer.

Decine di libri ci offrono in questi giorni ritratti spesso insoliti del grande avventuriero: citiamo fra i tanti La vita molto privata di Napoleone (Vincent Rollin), Scritti clandestini di Sant’Elena (Pierre Branda), Il diario di Napoleone (Xavier Maudit), Napoleone la grandeur (Olivier Battistini), Il segreto di Napoleone (Robert Colonna d’Istria), La figlia di Napoleone (Bruno Fuligni), Il mondo secondo Napoleone (Jean Tulard).

Primo dettaglio interessante: con due secoli di anticipo su Facebook l’Imperatore capì l’importanza del marketing e della comunicazione. Non c’era giorno in cui non spedisse messaggi a destra e a manca, come dimostra un epistolario sterminato di oltre 40 mila lettere, molte siglate col nickname "Nap" o "Np". Ad ogni vittoria militare faceva partire messi e tamburini affinché i Comuni preparassero i festeggiamenti.

Non stava mai fermo, dormiva pochissimo. Si alzava alle 6 del mattino, faceva subito un bagno bollente che durava un’ora. Si rasava da solo ma aveva bisogno di due valletti, uno che reggesse il bacile, l’altro lo specchio. Quindi faceva un gargarismo con acqua e grappa e si raschiava la lingua con una spatola d’argento. Mangiava poco e in fretta, un quarto d’ora in tutto, e alla fine si puliva le mani nella tovaglia. Aveva sempre freddo e teneva il caminetto acceso tutti i giorni dell’anno.

Contrariamente alla leggenda non era piccolo: misurava un metro e 69 centimetri, taglia non disprezzabile per l’epoca. Soffriva di dolori cronici allo stomaco: di qui l’abitudine di tenere una mano sotto il gilet. Non gli dispiaceva girare nudo, anche davanti agli attendenti e ai suoi soldati.

Coraggiosissimo in battaglia, rimase più volte ferito ma cercò di non farlo sapere. Secondo lo storico Jacques Branet (Napoleone e i suoi cavalli) era un cavallerizzo spregiudicato e maldestro: "Rischiava sempre di rompersi l’osso del collo e in groppa al suo destriero sembrava un sacco di patate".

Con le donne era irruento e frettoloso: gli si attribuiscono una sessantina di amanti, di cui solo due davvero importanti, la creola Joséphine de Beauharnais (che divenne sua moglie) e la polacca Maria Walewska, che i patrioti di Varsavia misero nel suo letto per ottenere il suo aiuto militare.

Ingenuo e sprovveduto, fece la corte a Joséphine perché era convinto che fosse ricchissima e la sposò ignorandone l’esuberanza sessuale (che la spinse a tradirlo per tutta la vita). La prima notte di nozze con quella che chiamava in italiano "mio dolce amore" fu rocambolesca: Josephine aveva un cagnetto, un carlino britannico cui aveva dato il nome Fortuné, che dormiva abitudinariamente sul suo letto.

A Napoleone la cosa non piacque e cercò di liberarsi dell’importuno prendendolo a pedate e buttandolo giù dal letto. Vendicativo e preoccupato per la sua padrona che secondo lui veniva maltrattata, Fortuné azzannò con tutte le sue forze il polpaccio dello sconosciuto. Risultato: una notte in bianco per Joséphine, costretta a medicare la ferita, e per il povero Napoleone che continuava a ripetere amareggiato: "Mai fidarsi degli Inglesi!"...