È morto ieri a Napoli a 70 anni Paolo Isotta, musicista colto e raffinato, scrittore dallo stile d’altri tempi, critico severo nei giudizi, appassionato negli elogi e implacabile nelle stroncature. Isotta non amava le mezze misure. Per oltre trenta anni ha raccontato star e vicende della musica classica dalle colonne del Corriere della Sera, collaborando in seguito anche con i nostri giornali, facendosi sicuramente molti nemici ma conquistando schiere di estimatori. “Paolino“ Isotta intrecciava la competenza straordinaria con la prosa ottocentesca e la verve tutta partenopea che lo rendeva affabulatore affascinante. Il suo modo di fare gli permetteva di ironizzare con leggerezza anche sulla sua omosessualità.

Isotta ha scritto molti saggi di storia della musica e di musicologia. Del 1974 è il libro I diamanti della corona, il primo in assoluto dedicato alle opere di Gioacchino Rossini, del 1983 Il ventriloquo di Dio, sull’influenza della musica nelle opere di Thomas Mann. Tra le sue opere più recenti Il canto degli animali. I nostri fratelli e i loro sentimenti in musica e in poesia e La dotta lira. Ovidio e la musica. L’ultima sua fatica, del 2020, le 672 pagine di Verdi a Parigi.